L’INTERVISTA / Metropolita Getcha, “bisogna tornare alle fonti, il Vangelo è chiaro: è amore e pace, chi cerca la guerra non può dirsi cristiano”

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All’indomani della preghiera ecumenica con Papa Leone XIV a İznik per i 1700 del Concilio di Nicea, Tra Cielo e Terra ha intervistato Sua Eminenza Job di Pisidia (al secolo: Ihor Getcha), Metropolita con sede ad Antalya, in Turchia. 

Di Antonella Palermo

Tra il 2013 e il 2015 Getcha è stato a capo dell’Esarcato Patriarcale delle Parrocchie Ortodosse di Tradizione Russa in Europa Occidentale. Nel novembre 2015 è stato nominato rappresentante permanente del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli presso il Consiglio Ecumenico delle Chiese a Ginevra. Nel 2016 è stato membro della delegazione del Patriarcato Ecumenico al Santo e Grande Concilio della Chiesa Ortodossa a Creta, dove ha svolto il ruolo di portavoce del Concilio alla stampa. Dal 2016 è co-presidente della Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica Romana e la Chiesa Ortodossa. Nel 2019 è stato nominato Preside dell’Istituto di Studi Superiori di Teologia Ortodossa di Chambésy. Ha pubblicato numerosi libri e articoli sulla teologia liturgica, l’ecumenismo e la spiritualità ortodossa.

Eminenza, come ha vissuto personalmente la cerimonia a İznik?

È stato impressionante vedere tutte le grandi tradizioni cristiane rappresentate nel luogo storico del primo Concilio ecumenico, che era un Concilio di unità. Possa la tradizione apostolica, sintetizzata nel Credo niceno, guidare oggi i cristiani divisi verso un’unità visibile!

Al di là dell’aspetto celebrativo, quale messaggio trasmette alle Chiese di oggi? E cosa suggerisce per la vita di ogni cristiano in un’epoca di disorientamento nelle società contemporanee?

Personalmente credo che l’unità possa essere raggiunta solo sulla base della tradizione apostolica ricevuta dalla Chiesa e formulata dai concili ecumenici. Per me il messaggio è chiaro: un ritorno alle fonti. Studiamo i testi della nostra tradizione comune.

Quale messaggio ha trasmesso per la promozione della pace e della riconciliazione tra i popoli? Il Papa ha anche puntato il dito contro l’uso strumentale delle religioni per fomentare la guerra e la violenza…

Il messaggio del Vangelo, portato dal nostro Salvatore, Gesù Cristo, è chiaro: amore e pace. Coloro che sfruttano la religione per altri scopi, cercando di giustificare la guerra e la violenza, non possono affermare di essere cristiani. Beati gli operatori di pace, esorta Gesù Cristo!

Uno dei messaggi emersi dalla visita di Leone XIV in Turchia è stato quello di non cedere alle dinamiche distruttive della guerra e dell’inganno consumistico, che distolgono energie dalla lotta contro la fame e la povertà, dalla salute e dall’istruzione, e dalla protezione del creato. Come sono state accolte queste parole?

Queste dichiarazioni sono perfettamente in linea con le iniziative del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli per la salvaguardia del creato di Dio. L’umanità è stata posta da Dio come custode del creato. L’umanità deve vivere in perfetta armonia con l’intero creato, compresa l’umanità stessa, e con il Creatore.

Lei è di origine ucraina. Come pensa che finirà il conflitto?

Preghiamo costantemente per la pace. La pace arriverà quando le persone si impegneranno a diventare operatori di pace. Arriverà quando l’interesse personale e la brama di guadagno scompariranno dal cuore delle persone e al loro posto appariranno la carità, la filantropia e la solidarietà.

[Foto: risu.ua]