Migranti: il Parlamento Ue approva il nuovo patto

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Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo Patto su migrazioni e asilo, la proposta della Commissione per la riforma della politica migratoria a 27. Questo il punto dell'ISPI.

Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo Patto Migrazioni e Asilo, la riforma della politica migratoria a 27.I nove atti legislativi che lo compongono puntano a stabilire regole comuni per normare l’accoglienza e la ricollocazione dei richiedenti asilo, riformando l’attuale sistema di gestione delle politiche migratorie, da anni sotto stress e oggetto di divisioni tra gli stati membri. La riforma, una delle più difficili ma anche la più attesa da questa legislatura, si propone di regolare la gestione interna dei flussi, i controlli alle frontiere, il meccanismo di solidarietà tra gli stati membri, il regolamento Eurodac (sulla banca dati Ue delle impronte digitali) e quello sulla procedura d’asilo. Presentato dalla Commissione europea nel settembre 2020, il Patto è stato successivamente modificato ed emendato fino a quando, a dicembre scorso, si è raggiunto un accordo provvisorio: ora, per poter diventare legge, la normativa dovrà essere ratificata dal Consiglio europeo. Durante il voto nella plenaria a Bruxelles, un gruppo di attivisti ha interrotto i lavori dell’aula urlando lo slogan: “Questo Patto uccide, votate No”. Ora spetta gli Stati membri dell’Ue confermare definitivamente la riforma: il voto avverrà probabilmente entro la fine del mese.

Cosa prevede il nuovo Patto?

Il nuovo Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione di fatto non modifica il principio cardine del regolamento di Dublino: un migrante, cioè, può chiedere asilo solo al primo paese dell’Unione europea in cui arriva. Ci saranno però più deroghe: ricongiungimenti familiari, conoscenza della lingua o ottenimento di un titolo di studio in un paese, consentono di presentare a quel paese la propria domanda. La responsabilità dello Stato di primo ingresso durerà 20 mesi, 12 per le persone salvate in mare. Inoltre, il regolamento stabilisce un meccanismo di “solidarietà obbligatoria” da attivare in caso uno o più stati membri si trovino sotto pressione. Gli altri stati membri possono contribuire ad alleviarla in due modi: ricollocando un certo numero di richiedenti asilo sul proprio territorio, oppure pagando un contributo in denaro per finanziare mezzi e procedure di accoglienza nel paese sotto pressione. I finanziamenti possono anche essere indirizzati a misure relative alla gestione dei flussi migratori nei Paesi extra-europei: un punto che ha sollevato numerose critiche da parte delle organizzazioni del settore. In totale il cosiddetto solidarity pool, prevede un minimo di 30mila ricollocamenti e 600 milioni di finanziamenti all’anno, di cui beneficeranno gli stati soggetti a maggiore pressione migratoria. Gli altri potranno scegliere uno dei due modi per fare la propria parte: significa che ogni ricollocamento potrà essere “sostituito” con un contributo di 20mila euro. Il calcolo della parte che spetta a ciascun paese in termini di ricollocamenti o finanziamenti tiene conto di due fattori: popolazione e prodotto interno lordo.

Procedure ‘accelerate’ alla frontiera?

Il Patto inoltre regolamenta le modalità di smaltimento delle richieste di asilo e prevede che alcune persone migranti siano sottoposte alla procedura tradizionale, altre a una procedura “accelerata” di frontiera detta border procedure. Questa si applicherà ai cittadini di paesi in cui il tasso di riconoscimento dello status di rifugiato nell’Unione europea è inferiore al 20%. L’obiettivo è rendere le procedure più rapide ed efficaci, ma secondo i critici, la procedura di frontiera comporta una detenzione di fatto di migliaia di migranti, mentre lede di fatto il diritto d’asilo. Su richiesta del Consiglio, la procedura sarà applicata anche alle famiglie con bambini di età inferiore ai dodici anni. Ci sono poi le Nuove regole per rispondere alle crisi che prevedono norme eccezionali da applicare solo nei casi di arrivi massicci e improvvisi o in situazioni particolari come fu nel 2015 e nel 2016. Prevedono un meccanismo di solidarietà e misure a sostegno degli stati che presenteranno una richiesta motivata alla Commissione, che avrà due settimane per valutarla. Infine, la Riforma del Regolamento Eurodac e la Riforma del Regolamento di screening introducono controlli e raccolta di dati biometrici, finalizzati a identificare in modo più efficace chi arriva sul territorio dell’Ue, aggiungendo le immagini del volto alle impronte digitali, e riguarderà i bambini a partire dai sei anni.

Un voto all'ombra del voto?

La riforma arriva in un momento di crescente pressione migratoria alle frontiere dell’Unione: lo scorso anno tra Italia e Spagna gli ‘sbarchi’ hanno superato il picco del 2017 arrivando a 380mila, mentre aumentano anche le domande di asilo che nel 2023 hanno raggiunto 1,14 milioni, il livello più alto degli ultimi sette anni, dai tempi cioè della cosiddetta “crisi dei rifugiati”. Nonostante le pressioni e un negoziato serrato però, quello raggiunto dai 27 non è un buon compromesso e non va approvato, convengono giuristi e ong, secondo cui la legislazione smantella il diritto di asilo e non risolve i problemi che avrebbe dovuto risolvere, compreso il numero di persone che muoiono in mare mentre tentano di effettuare traversate pericolose. Dal 2014 ad oggi più di 29mila persone sono morte o scomparse nel Mediterraneo durante quelle traversate secondo l’Organizzazione mondiale per le migrazioni. Al contrario per Ylva Johansson, la Commissaria per gli Affari Interni e volto della proposta insieme al vicepresidente Margaritis Schinas, il nuovo Patto è un passo avanti verso la neutralizzazione dell’estrema destra populista, in vista delle elezioni europee di giugno. “Abbiamo già tolto molti argomenti all’estrema destra raggiungendo questo accordo”, ha detto Johansson ai giornalisti, aggiungendo: “L’accordo politico sul tavolo è un risultato straordinario e dimostra ancora una volta che l’Europa può dare risultati a favore dei suoi cittadini”.

Il commento di Matteo Villa, ISPI Senior Research Fellow

“Un passo avanti per i legislatori europei, uno indietro per l'Europa, due indietro per l'Italia. L'accordo sulle nuove norme su asilo e migrazione, a meno di due mesi dal voto di giugno, è simbolo di una coalizione di centro (popolari, socialisti e liberali) alla disperata ricerca di consenso. Anche quando questo significa inasprire regole sull'accoglienza all'interno dell'Europa e, probabilmente, rimandare più migranti in Italia (tra quelli che hanno raggiunto altri paesi UE). Niente sui rimpatri, niente su nuovi canali di migrazione regolari. D'altronde, nell'era della diffidenza e dei muri, non potrebbe che essere così”.

(Questo articolo è stato pubblicato sul sito dell'ISPI, al quale rimandiamo: Photo Credits: Zalmaï for Human Rights Watch)