Russia: code per la benzina, l’eterno ritorno della vita sovietica

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La coda è la forma fondamentale di organizzazione sociale e controllo politico in Russia. Un’immagine dell’esistenza comunitaria, per cui in alto c’è lo Stato onnipotente che distribuisce i benefici, in basso c’è il popolo supplicante, organizzato in un’unica catena. L’approfondimento di don Stefano Caprio per AsiaNews.

Vladimir Putin aveva promesso di riportare i russi alla grandezza dell’Urss, ed ecco che le code alla stazione di servizio, provocate dai martellamenti dei droni ucraini sugli impianti petroliferi, sono tornate di attualità: centinaia di auto si mettono in fila in tutta la Russia, raggiungendo proporzioni epiche nella regione siberiana del Transbajkal, dove gli automobilisti restano in coda per 15-17 ore, a volte anche più di un giorno, intrattenendosi con litigi e risse. In alcuni luoghi, la polizia e la Guardia nazionale mantengono l’ordine con indolenza e condiscendenza, in altri ci sono i cosacchi con le fruste, che conferiscono un sapore etnico e folcloristico alla drammatica situazione.

Lo stress accumulato viene sfogato in video con monologhi ironici o depressivi degli automobilisti in coda, che invadono i social media, un modo davvero infallibile per incanalare in ogni senso il malcontento sociale. Nel complesso la popolazione sta reagendo alla nuova penuria con una sana dose di fatalismo e stoicismo, allo slogan “i nostri antenati sono rimasti saldi, e lo saremo anche noi!”. Come afferma Sergej Medvedev, storico e giornalista, conduttore della serie di programmi “Archeologia” di Radio Svoboda, i corrispondenti delle due capitali di Mosca e San Pietroburgo confermano che la gente si sta dimostrando comprensiva riguardo alle code ai distributori di benzina, definendole con ottimismo “difficoltà temporanee”.

Stanno tornando i metodi classici dei tempi sovietici per far fronte alla penuria: alcuni cercano conoscenze, un agente di sicurezza fidato o un impiegato del municipio con accesso prioritario a una pompa, altri girano per la città di notte alla ricerca di un distributore aperto, e altri ancora installano protezioni aggiuntive sui tappi dei serbatoi, perché cittadini intraprendenti rubano benzina dalle auto parcheggiate nei cortili di notte, un altro nostalgico saluto dall’Urss. Le taniche da venti litri sono tornate sui balconi e la spia del motore si accende sempre più spesso sui cruscotti, segno che il carburante viene spudoratamente adulterato. Alcuni hanno provato i mezzi pubblici che non usavano da trent’anni, e sono rimasti piacevolmente sorpresi di constatare quanto siano migliorati gli autobus elettrici e i treni della metropolitana sotto la guida del “sindaco eterno” di Mosca, Sergej Sobjanin. La questione dell’origine di queste code, delle sue cosiddette “cause profonde”, viene completamente ignorata, così come viene evitata la stessa parola “guerra”: la carenza di benzina è percepita come una “calamità naturale”, un fatto da accettare periodicamente.

Medvedev ricorda la sua giovinezza, la Mosca dei primi anni Novanta, “la mia fiammante Lada, le inebrianti notti d’estate profumate di pioppi e lillà, le lunghe code di due o tre ore al distributore di benzina di via Minskaja a Mosca, le pause sigaretta con i vicini, le conversazioni sulla vita e il senso di cameratismo che nasceva in questo organismo sociale unito da un obiettivo comune, con una finestra sul paradiso tanto ambita: lo sportello del benzinaio con il cartello Niente benzina”. Si ricordano anche le code del tardo autunno del 1991, quando nell’impasse della perestrojka gorbacioviana si verificò il cosiddetto blocco alimentare di Mosca e il pane era difficile da trovare, ma un panificio cooperativo georgiano aprì all’ingresso di un grande edificio dell’epoca staliniana in piazza Majakovskij, ora piazza Triumfalnaja, dove si trova l’Hotel Pekin. Per comprare un paio di lavaš, la gustosa focaccia georgiana, bisognava mettersi in fila presto la sera, i clienti arrivavano in auto da quartieri lontani, a piedi dai quartieri di Tišinka e dai Patriaršye Prudi di memoria del “Maestro e Margherita” di Mikhail Bulgakov, e si mettevano in fila silenziosamente sotto un alto portone pieno di spifferi.

Medvedev era in fila con loro, avvolto in una sciarpa, ripensando ai racconti della madre sulle file per il pane durante la guerra, nel freddo buio prima dell’alba, quando la gente si stringeva l’una all’altra e si dondolava per scaldarsi “e anche noi eravamo lì, in piedi sotto un portone pieno di spifferi, nel vento gelido della storia russa, la cui bellezza sta nel fatto che ti offre sempre un termine di paragone per le tue sofferenze e difficoltà attuali, per rassicurarti che oggi non è poi così male”. Verso l’alba, il profumo del pane appena sfornato cominciava a diffondersi da sotto la porta, e mezz’ora dopo si poteva tenere tra le mani tre lavaš caldi e croccanti, staccandoli a pezzetti e cominciando a mangiarli mentre si tornava a casa.

Lo stesso approccio retrospettivo e ottimista alla situazione delle code viene adottato oggi anche dai propagandisti interni: “A proposito, tutto questo è già successo, amici, e va bene così, siamo sopravvissuti”, ammonisce la famosa giornalista Ksenia Sobčak sul suo canale. “Niente benzina? Ricordo ancora quando il cibo era razionato”, rimprovera la conduttrice Margarita Simonyan ai suoi concittadini, abbandonandosi a nostalgici ricordi di quando portava secchi d’acqua a Krasnodar (“e non Coca-Cola!”), e il “corrispondente di guerra” Dmitry Stejšin descrive la situazione della benzina come “le convulsioni della psicosi consumistica”.

La coda in generale è la forma fondamentale di organizzazione sociale e controllo politico in Russia. Secondo il sociologo Simon Kordonskij, il Paese è governato da uno “Stato delle risorse”, il cui compito principale è la distribuzione delle risorse, in cui l’accesso ai beni è determinato dalla posizione dell’individuo nel sistema di potere. In Russia, le risorse sono monopolizzate dallo Stato e la società è divisa tra coloro che vi hanno accesso privilegiato, le “autorità”, e coloro il cui accesso è limitato, “il popolo”, in possessori e richiedenti. La scarsità crea immediatamente delle gerarchie: al vertice della piramide della benzina c’è l’esercito, i cui bisogni vengono soddisfatti prima di tutto, gli alti funzionari e le forze di sicurezza; dietro di loro vengono i deputati, le principali società statali, i servizi comunali e di emergenza, e ognuno ha la propria quota da inserire nel gasdotto. Alla base della piramide ci sono gli aventi diritto alla benzina in via residuale; il loro destino sono le lamentele, principalmente sotto forma di video sui social network, e le code alle stazioni di servizio.

Resta un divario tra le autorità e il popolo, una zona grigia in cui compaiono vari “schemi” di intermediari, rivenditori, buoni benzina (un altro saluto dal passato sovietico) e nasce un vasto e convulso mercato nero. La principale via di accesso alla risorsa, e strumento di controllo sociale, resta comunque la coda, dove le persone scambiano il tempo della propria vita con un bene scarseggiante. Il cittadino sovietico medio trascorreva fino a due ore in fila ogni giorno, per un totale di circa 15 ore a settimana; circa il 25% di tutto il tempo libero è stato trascorso in fila, e per i pensionati questa cifra raggiungeva il 40%.

Alla fine del socialismo, lo scrittore Vladimir Sorokin ha scritto la sua storia d’esordio intitolata proprio La Coda, in cui tutta l’azione si svolge in una fila di più giorni per una carenza di materiale sconosciuto, che si estende attraverso diversi cortili di Mosca, nella quale i personaggi si incontrano, parlano, discutono, mangiano, flirtano, fanno l’amore. La coda si trasforma in un corpo collettivo, l’attesa è più importante della meta di cui neanche si sa l’effettiva natura, ed è difficile trovare una metafora più precisa della vita sovietica. In realtà non si tratta solo di quella sovietica: la coda è un vincolo della natura della Russia, un’immagine dell’esistenza comunitaria, per cui in alto c’è lo Stato onnipotente che distribuisce i benefici, in basso c’è il popolo supplicante, organizzato in un’unica catena. “Più lunga è la coda, più forte è la Russia!”, assicura Medvedev.

Nell’era dell’apertura all’economia di mercato, anche le persone post-sovietiche si mettevano in fila alla prima occasione. Si ricordano la coda epica per un concerto del cantante russo Aleksej Serov, in cui la folla alla fine ha sfondato le porte della Galleria Tretjakov, la coda per una mostra del pittore ottocentesco Ivan Aivazovskij, la coda di devozione per la “cintura della Vergine” e per le reliquie di san Nicola Taumaturgo nella Cattedrale di Cristo Salvatore; recentemente c’è stata perfino una coda per Boris Nadeždin, candidato alternativo a Vladimir Putin, durante la raccolta delle firme per le elezioni presidenziali all’inizio del 2024, e lunghe ore di fila per votare presso i consolati russi nel marzo dello stesso anno. Putin ha poi ottenuto il 72% dei voti dei russi all’estero, quindi in sostanza si è trattato di una “coda per Putin”.

Ora questa è una coda tutta russa per la benzina, una situazione in cui si trovano tutte le regioni federali. Nelle ultime settimane, commenta Medvedev, “i miei amici e colleghi occidentali si sono spesso chiesti per quanto tempo i russi sopporteranno queste code, quando inizierà la rivolta dei contenitori vuoti? Uno mi ha chiesto direttamente: per quanto tempo? Al che ho risposto: fino ad allora”. È in altri Paesi che i deficit creano instabilità sociale e politica, mentre il russo, di fronte all’imperfezione dell’esistenza, non protesta, ma obbedientemente si mette in fila, senza chiedersi quale sia la causa principale.

[Fonte: AsiaNews; Foto: MarketScreener]