Ucraina: Odessa canta ‘Bella ciao’

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Attivisti del Mean e ucraini sulla scalinata Potëmkin contro la guerra di Putin.

La missione a Odessa del Mean (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta) si è conclusa ieri, con il rientro dei 130 attivisti che hanno partecipato. Come saluto alla popolazione ucraina, un gruppo di italiani ha dato vita a un flashmob.

Davanti al Teatro dell’Opera, italiani e ucraini si sono radunati cantando “Bella ciao”, canto che si sta diffondendo nella versione italiana anche in Ucraina, come inno della resistenza contro l’invasore russo. I manifestanti si sono incamminati verso la vicina scalinata Potëmkin cantando ed alzando manifesti con la scritta “Putin go home”. Subito il flashmob è diventato virale sui social ucraini.

La giornata conclusiva, oltre alla condivisione di attività di volontariato, è stata arricchita da due momenti di condivisione con due gruppi di protagonisti della resistenza ucraina, grazie all’iniziativa di Ugo Poletti, imprenditore e consulente italiano che da anni risiede a Odessa, e all’associazione Ukrainian Cosmopolis.

Gli attivisti del Mean hanno cucinato un pranzo italiano per cento vigili del fuoco, nella caserma di via Prokhorovska, e due rappresentative di loro hanno partecipato a un torneo di calcetto con due squadre di militari dell’Associazione internazionale difensori dell’Ucraina. I vigili del fuoco sono considerati gli eroi disarmati di questa guerra, mettono quotidianamente a rischio la vita nelle operazioni di soccorso dopo i bombardamenti anche per la sadica abitudine degli aggressori di colpirli con i droni mentre sono al lavoro.

Odessa ha accolto con calore e ufficialità l’insolita visita degli italiani e pure il torneo di calcetto è stato organizzato all’insegna della cordialità istituzionale: banda, autorità religiose, civili e militari, arbitri regolamentari e premiazione finale. In campo non c’è stata storia: troppo amatoriale il livello atletico delle due squadre italiane, Corpi civili e Azione Nonviolenta. In finale si sono confrontate le formazioni ucraine della Difesa antiaerea e della Marina ed è stata quest’ultima ad aggiudicarsi il trofeo.

In altra sede, un gruppo di amministratori locali italiani tra i quali Attilio Romano, sindaco di Casalnuovo (Sa) e Giovanni Corbo, sindaco Besnate (Va), si è incontrato con i sindaci di Velykodalnytsk, Kurisove, Berezivka e Dobroslav, comuni della regione di Odessa.

I partecipanti hanno riaffermato l’importanza dei contatti e della collaborazione fra autorità ed eletti locali in Italia e in Ucraina e si sono impegnati a creare partnership, utilizzando la formula dei Patti di amicizia e solidarietà promossi dal Mean. È stata proposta la creazione di un forum tra comuni italiani e ucraini.

Al termine di queste attività, i “camminanti” del Mean si sono ritrovati assieme ai rappresentanti dell’Associazione ucraina per l’autogoverno, guidata da Sergjy Chernov, per discutere di democrazia, lotta alla corruzione, protagonismo della società civile nel processo di adesione all’Unione europea che l’Ucraina ha intrapreso. In evidenza sempre la proposta alla Ue di attivare i Corpi civili di pace già presenti nell’ordinamento comunitario ma non ancora messi in opera. Ne è nata una bozza che sarà condivisa nelle prossime settimane tra gli aderenti al Mean e quelli delle numerose associazioni civili ucraine con cui l’organizzazione italiana è in contatto.

Un bilancio a caldo della missione lo traccia Angelo Moretti, portavoce del movimento: “È un risultato straordinario vedere 130 attivisti della società civile italiana raggiungere Odessa al solo scopo di incontrare le persone, di condividerne la quotidianità per qualche giorno e provare a portare un po’ di conforto con la nostra presenza ed il nostro sostegno testimoniato in presenza”.

A favorire i rapporti personali la scelta del Mean di non alloggiare negli alberghi di Odessa ma di disperdersi in case ospitanti e in conventi anche fuori dalla città. “Questa scelta – spiega Moretti – ha permesso incontri personali e momenti di condivisione tanto semplici quanti profondi, e un accesso alla verità di quanto davvero avviene qui, capire cosa significa affrontare le notti mentre i droni si aggirano sui tetti del tuo quartiere. E dover andare a lavorare il giorno dopo, tutte verità lontane anni miglia dagli approcci ideologici e faziosi che animano i dibattiti al di là del confine ucraino”.

A differenza del viaggio dello scorso ottobre per il Giubileo della Speranza a Kharkiv, quando il treno degli attivisti del Mean dovette fermarsi nella stazione di Leopoli per evitare un pesante bombardamento, quest’anno il rientro è stato tranquillo.

[Foto: Mean]