Ucraina: Odessa sotto attacco, il Mean continua la missione

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Odessa risponde con la solidarietà ai bombardamenti russi. Gli attivisti del Mean coinvolti nelle attività di volontariato della città.

ODESSA – Dopo una notte di massicci attacchi sulla città che hanno danneggiato alcune strade, una scuola e un edificio residenziale, gli attivisti del Mean (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta) proseguono la loro missione.

“Stiamo tutti bene – informa Angelo Moretti, portavoce del Mean – e anche stanotte abbiamo potuto saggiare che cosa stanno vivendo quotidianamente le popolazioni civili dell’Ucraina da oltre quattro anni. Ci impressiona la forza di resistenza che hanno. Nonostante i continui attacchi, gli abitanti di Odessa non vogliono cedere allo sconforto, la vita continua come sempre, perfino fanno festa. Ieri sera ad esempio ci hanno offerto un concerto indimenticabile con gruppi musicali di ogni genere, la banda militare ha cantato O sole mio trascinandoci in una gioia indicibile. Se non si vede questa energia della gente comune, non si capisce la resistenza militare di questo popolo”.

Ieri e oggi gli attivisti italiani, divisi in venti gruppi, hanno partecipato ad altrettante attività di volontariato in diversi punti della città. Si è trattato in gran parte di attività che stanno proponendo le organizzazioni religiose, in particolare quelle legate alla Chiesa cattolica, le più numerose in Ucraina. Un’attenzione privilegiata è riservata agli sfollati, presenti in centinaia di migliaia nella regione di Odessa. Si va dalla semplice distribuzione di pacchi alimentari e farmaci all’animazione di bambini.

L’associazione Sentinelle di speranza propone un percorso di arteterapia: “Anche attraverso la manipolazione dell’argilla o nella pazienza certosina del cesellatore – racconta una volontaria che ha partecipato all’attività – si può imparare a riparare i torti subiti o gli errori compiuti”.

Diversi gruppi intrecciano reti mimetiche o di protezione contro i droni. Nelle località più vicine al fronte, gli ucraini stanno ricoprendo strade e luoghi di pubblica utilità con reti che imbrigliano i droni impedendo loro di scaricare le loro bombe. “Le reti vengono preparate con cura artigianale – racconta un volontario del Mean – e specialmente gli anziani sono orgogliosi di dare questo contributo alla difesa del loro paese”.

Molti italiani del Mean hanno partecipato a lavori di manutenzione in edifici pubblici. L’asilo statale di Nova Dofinivka, pesantemente danneggiato da un drone l’anno scorso; alla Chiesa Popolare di Odessa (chiesa protestante pentecostale) gli italiani hanno aiutato nelle pulizie di ripristino delle tensostrutture che ospitano il centro aiuti, gravemente danneggiate da un missile caduto vicino due settimane fa; alla scuola salesiana Narnia hanno riverniciato dei giochi all’aperto. A Fontanka, a nord di Odessa, gli attivisti del Mean hanno partecipato alle attività del Centro di riabilitazione “Vittime della guerra”, accanto a chi porta sul corpo e nella vita le conseguenze del conflitto.

“Poche ore di lavoro concreto, di ascolto e di vicinanza, che lasciano un groppo alla gola – raccontano -. Vedere con i propri occhi la sofferenza e il dolore che i disegni imperiali possono infliggere fa ancora più orrore e rabbia. Ma lascia anche una terribile sensazione di desolazione e impotenza, soprattutto pensando a come, in Italia, queste persone e questa guerra vengono troppo spesso raccontate, semplificate o etichettate”.

Tutti questi incontri generano rapporti di amicizia che continuano nel tempo. Come quella tra alcuni giovani universitari italiani ed ucraini che si sono ritrovati qui a Odessa. Come Gennadiy e Mikhail, due studenti universitari di 18 anni, che hanno raccontato la propria esperienza della guerra, le paure quotidiane e la preoccupazione per i loro padri impegnati al fronte.

Anche loro sono colpiti dalla solidarietà della gente comune: “Quando avevamo cibo razionato e acqua contingentata – raccontano -, i cittadini si organizzavano per far sì che non mancasse niente a nessuno”. E sono pronti a denunciare i soprusi: “Accade spesso che un corpo del ministero della difesa recluta ragazzi in età di leva in modo illegale e forzoso dalle strade. Illegalmente, simulano un posto di blocco e obbligano, con la forza, i ragazzi a reclutarsi, ma le persone filmano queste scene e riescono a denunciare gli aggressori illegittimi”.

La missione del Mean a Odessa continua fino a oggi.

[Foto: Mean]