
Ucraina: vertice a vuoto

Il piano Usa non passa e Putin gela le aspettative: “La pace non è più vicina”. Sul tavolo restano territori, garanzie di sicurezza e ruolo della Nato, mentre l’Europa cerca alternative sui beni russi congelati. Il punto di Alessia De Luca per l’ISPI.
Nulla di fatto. Dopo giorni di dichiarazioni fiduciose e aspettative mal riposte, il vertice di Mosca non ha portato la tanto attesa svolta sul fronte ucraino. Dopo quasi cinque ore di colloqui al Cremlino con l’inviato speciale Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump, il presidente Vladimir Putin ha definito l’incontro “utile e costruttivo”. Ma per fugare ogni dubbio circa la possibilità di un accordo sul piano proposto dall’amministrazione americana ha aggiunto: “La pace non è più vicina”. Alla domanda se Putin avesse respinto il piano il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha risposto che “non è esatto”, aggiungendo che “alcune cose sono state accettate, altre sono state contrassegnate come inaccettabili” ma, senza fornire dettagli, si è rifiutato di discutere di possibili modifiche alla proposta messa sul tavolo da Washington. Intanto, la tensione con l’Europa è alle stelle e poche ore prima dell’incontro, Putin ha avvertito che, sebbene la Russia non avesse intenzione di entrare in guerra con il vecchio Continente, è “pronta a rispondere” se questo ne inizierà una. Intanto, l’incontro a Bruxelles tra Volodymyr Zelensky e gli inviati statunitensi di ritorno da Mosca non avrà luogo a causa del ritorno dei due direttamente a Washington. Il motivo dell’annullamento, al momento, non è stato reso noto.
Quali nodi sul tavolo delle trattative?
Sul tavolo dell’incontro tra inviati americani e rappresentanti russi c’era l’ultima versione del piano di pace elaborato da Trump e modificato dopo i due incontri tra le delegazioni ucraine e americane, a Ginevra e a Miami. Se i dettagli del piano non sono stati divulgati è chiaro a tutti che tre sono, al momento, i nodi più spinosi. Il primo riguarda, come sempre, la cessione di territori da parte di Kiev. La Russia vuole che l’Ucraina accetti di consegnare al Cremlino l’intero Donbass, comprese le aree che Mosca ancora non controlla e ritenute più difficili da espugnare per le sue truppe. Al contrario, Kiev chiede un cessate il fuoco basato sull’attuale linea del fronte. Centrali, nello stallo per un accordo, anche le garanzie di sicurezza per Kiev e il suo possibile ingresso nella Nato. Un problema, quest’ultimo, che secondo il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Mark Rutte, “sarà trattato separatamente” in una trattativa che “ovviamente includerà la Nato”. Comunque, ha chiarito ancora Rutte, “nella Nato si entra se c’è il consenso fra tutti gli alleati, e per quanto riguarda l’Ucraina questo consenso al momento non c’è”. Su questo, come sugli altri punti, però, Putin non appare disposto a trattare né ad accettare compromessi: ha lasciato intendere che, se non si raggiungerà un accordo, la Russia otterrà comunque i suoi obiettivi sul campo.
Mosca accusa l’Europa di ‘sabotaggio’?
In una giornata densa di avvenimenti, anche le dichiarazioni senza filtri del presidente russo, pronunciate subito prima dell’incontro, non lasciavano presagire una pace imminente. Parlando con i giornalisti, Putin ha attaccato l’Europa con toni durissimi, accusandola di sabotare il processo di pace con gli Stati Uniti e di proporre modifiche al piano giudicate “inaccettabili per la Russia”. “L’Europa non ha un’agenda per la pace, sta dalla parte della guerra”, ha dichiarato il presidente russo, aggiungendo che Mosca non cerca un conflitto con l’Europa, ma che se questa “volesse fare la guerra e iniziare”, allora “noi siamo pronti fin da subito”. Commentando i recenti attacchi ucraini alle petroliere russe nel Mar Nero, Putin li ha definiti “atti di pirateria” e ha minacciato di “intensificare gli attacchi contro i porti ucraini e contro qualsiasi nave in arrivo”, fino a “tagliare fuori l’Ucraina dal mare”. Putin ha poi colto l’occasione per sottolineare gli ultimi avanzamenti dell’esercito russo in Ucraina annunciando – subito smentito da Kiev – che le forze armate russe avrebbero preso il pieno controllo di Pokrovsk, città del Donetsk assediata da oltre un anno e mezzo, e di Vovchansk, nell’oblast di Kharkiv.
Bruxelles tenta di uscire dall’impasse?
Nemmeno le ultime dichiarazioni di Trump lasciano spazio all’ottimismo. La situazione in Ucraina “è un disastro” ha detto il presidente americano e ha aggiunto: “La nostra gente è in Russia per risolvere la situazione, non è una situazione facile, lasciatemelo dire”. Parole, le sue, che allarmano i vertici ucraini. “L’obiettivo della Russia in questa situazione è quello di far perdere interesse all’America”, ha affermato il leader ucraino Volodymyr Zelensky. Intanto, nel tentativo superare l’impasse in cui si trascina da settimane, la Commissione europea ha presentato due proposte per garantire all’Ucraina i fondi necessari per finanziare l’esercito e la macchina statale nei prossimi due anni. La prima prevede un prestito europeo sui mercati finanziari, mentre la seconda si basa sull’uso dei beni russi congelati in alcune istituzioni finanziarie europee. “Con le proposte odierne garantiremo all’Ucraina i mezzi per difendersi e portare avanti i negoziati di pace da una posizione di forza”, ha spiegato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. I leader europei ne discuteranno in un vertice a fine mese la cui posta in gioco supera il valore di quelle risorse. Se la questione dei beni russi congelati non può infatti influenzare l’esito del conflitto, contribuirà a determinare se l’Europa sarà seduta al tavolo come protagonista oppure come semplice spettatrice di scelte altrui.
Il commento di Eleonora Tafuro Ambrosetti, Osservatorio Russia, Caucaso e Asia Centrale ISPI
“Se è vero che la questione dell’uso degli asset russi è ancora lontana dall’essere risolta, oggi l’UE ha raggiunto un complicato accordo per vietare tutte le importazioni di gas russo in varie fasi, iniziando dal prossimo anno. Questa normativa intende sancire il decoupling dell’Europa dal gas russo in modo definitivo e non vincolato alle sanzioni che vanno rinnovate ogni sei mesi. Nonostante le preoccupazioni – legittime – che l’accordo porterà ad acquisti di gas più caro (in particolare dagli USA), la mossa potrebbe rivelarsi un tassello strategico per ridurre in modo strutturale la vulnerabilità di Bruxelles alle pressioni di Mosca e per togliere alle casse del Cremlino risorse utili alla sua macchina bellica”.
[Fonte: ISPI; Foto: The New Voice of Ukraine]



