Ucraina: Zuppi, “quattro anni nell’inferno della guerra, trovare le soluzioni nel dialogo”

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Messa a Santa Maria in Trastevere promossa dall’Ambasciata di Kiev presso la Santa Sede.

ROMA, 25 FEB – “Chiediamo al Signore per l’amata Ucraina, ma con essa per tutti, il dono indivisibile della pace, della riconciliazione”. Lo ha detto il cardinale Matteo M. Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nella messa in suffragio per le vittime e per implorare il dono della pace in Ucraina, nel quarto anniversario dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, celebrata questo pomeriggio nella Basilica romana di Santa Maria in Trastevere e promossa dall’Ambasciata dell’Ucraina presso la Santa Sede.

Zuppi ha ricordato nell’omelia che quattro anni fa, “il giorno in cui l’esercito della Federazione russa ha attraversato il confine dell’Ucraina”, “è iniziata quella che le Nazioni Unite hanno definito ‘aggressione ingiustificata’, chiedendo anche una ‘pace globale, giusta e duratura in conformità con il diritto internazionale'”.

Perché sia davvero così, ha proseguito, “ed è l’aspirazione che deve vedere il coinvolgimento e la determinazione di tutti”, “la comunità è coinvolta per aiutare i fili del dialogo che sono avviati, rafforzarli, cercare un’architettura di diritti e garanzie che garantisca la convivenza pacifica”. E “perché le armi tacciano davvero dobbiamo trovare le soluzioni nel dialogo e le sedi appropriate perché questo avvenga”. E “sappiamo bene che il dialogo non è facile, soprattutto dopo tanta distruzione, a cominciare da ogni singola persona che ha perso la vita nel diluvio di morte che è la guerra”.

Della pace, ha proseguito Zuppi, “abbiamo tanto bisogno, perché sperimentiamo, al contrario, la durezza della vita, la forza drammatica e definitiva della violenza che divide, distrugge, semina l’odio, la vendetta, tanta sofferenza nei cuori e nelle menti”. Ma “tutto può cambiare”, ha osservato.

“L’Ucraina, ma con essa il mondo intero”, ha ricordato Zuppi, “sperimenta quattro anni nell’inferno della guerra. Quanta povertà! Quante persone vulnerabili e bisognose di assistenza umanitaria. Gli aiuti umanitari e l’azione umanitaria è la resistenza più grande alla disumanità della guerra ed è anche l’aurora della pace, l’esercizio che vince la logica del nemico che imbarbarisce”.

Per questo “dobbiamo aiutare e aumentarla, anche per non abituarci mai al dolore. La pietà non deve morire. E forse proprio a partire dall’umanitario ci liberiamo da ragionamenti strategici pressioni politiche, e si ritrova l’essenziale del bene comune, la passione disinteressata per l’umanità, la solidarietà concreta e gratuita, pezzi che anticipino la pace”.

Il card. Zuppi ha quindi fatto sue, “con forza”, le parole di papa Leone: “Quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scìa di dolore che segna generazioni. La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace”.

[Questo articolo è stato pubblicato ieri dall’ANSA; Foto: Comunità di Sant’Egidio]