40 anni dalla nascita dell’Unione Buddhista Italiana: dialogo e riconoscimento

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Ieri mattina presso la Camera dei Deputati il confronto istituzionale e accademico.

Roma – Ricordare e celebrare il quarantesimo anno della fondazione di Unione Buddhista Italiana e il venticinquesimo della firma dell’Intesa tra lo Stato italiano e UBI, accordo siglato il 12 marzo 2000 e poi ratificato con legge nel 2012.

Questo il duplice obiettivo del confronto multi-disciplinare che ieri mattina ha avuto luogo presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati e che ha rappresentato una virtuosa occasione di dialogo su relazioni, storie ed esperienze che plasmano la comunità buddhista in Italia dal 1985 e, al contempo, si intersecano perfettamente con la storia del nostro Paese.

Quattro decenni di crescita, riconoscimento e dialogo che hanno reso più ricco il panorama culturale e spirituale del nostro del nostro Paese e che sono stati affrontati attraverso le memorie e gli interventi di diverse figure istituzionali e accademiche: Filippo Scianna, Presidente di Unione Buddhista Italiana; Wanda Ferro, Sottosegretario di Stato all’Interno; Massimo D’Alema, Presidente Fondazione Italianieuropei e già Presidente del Consiglio dei Ministri; Marco Ventura, Ordinario di Diritto ecclesiastico presso l’Università degli Studi di Siena; Maria Angela Falà, Presidente Fondazione Maitreya e già Presidente di UBI.

«Quello che oggi celebriamo è un traguardo che dimostra come il dialogo reciproco e il rispetto possano portare a risultati duraturi e concreti a beneficio di tutta la collettività. Il dialogo – e intendo rimarcare su questo – infatti, non è una semplice conversazione né paradossalmente una disputa tra opinioni, non nasce dal desiderio di vincere o di persuadere e l’altro, bensì dall’intento di comprendere con menti aperte e cuore compassionevole chi abbiamo davanti e qual è il messaggio che possiamo condividere. Proprio oggi, in questo lungo percorso, l’UBI dimostra come valori antichi e profondi possano radicarsi pienamente nelle società contemporanee e contribuire a rafforzare la coesione civile e sociale» ha introdotto da remoto Antonella Sberna, Vicepresidente dell’Unione Europea.

«Il percorso di questi primi quarant’anni non è stato agevole: va detto che negli anni Settanta il buddhismo è giunto in Italia come una brezza leggera in un paesaggio dominato da voci antiche e presenze radicate nel territorio. Non ha, però, trovato porte chiuse, ma sguardi interrogativi e una certa cautela culturale. Eppure, in quella diversità di linguaggio, molti italiani hanno riconosciuto un suono familiare: il desiderio di verità oltre le illusioni, di pace autentica e di cura, l’essenza e il cuore pulsante dell’Unione. Richiamo alla tradizione ma, la contempo, la necessità di restare vigili per cogliere le nuove forme di disagio che emergono in una società in rapida trasformazione» – ha dichiarato Filippo Scianna, Presidente di Unione Buddhista Italiana.

«Rimane costante l’impegno dello Stato a proseguire, nel solco dei principi costituzionali, un percorso di dialogo costruttivo con le comunità religiose, attento alle nuove esigenze che nascono dal mutare della società. L’auspicio è quello di saper coniugare, con equilibrio e lungimiranza, i valori buddhisti di fratellanza e accoglienza con i solidi valori fondanti della nostra democrazia, affinché il dialogo e il reciproco riconoscimento continuino a tracciare la via della convivenza e della pace tra i popoli. L’Unione Buddhista Italiana ha saputo interpretare pienamente questo spirito, facendo del dialogo un metodo e del riconoscimento un orizzonte di civiltà», ha concluso Wanda Ferro.

«Il cammino dell’attuazione dell’Art.8 è stato particolarmente faticoso, drammatico, pieno di ostacoli ma, tuttavia necessario per realizzare lo spirito della nostra Costituzione, improntata all’apertura democratica verso i cittadini. Ritengo che l’insegnamento di cui UBI è portatrice sia un perfetto antidoto contro le due principali sfide del mondo occidentale, costruire una dimensione relazionale per vivere insieme in pace e governare la potenza dell’innovazione tecnico-scientifica. Se questi sono i due grandi problemi da affrontare nel presente, come se fossimo una nave che ha sciolto gli ormeggi senza una bussola a guidare il viaggio, ritengo che l’esperienza e la tradizione buddhista riguardino tutti noi e ci offrano un pensiero filosofico e spirituale all’altezza di questi grandi cambiamenti» – ha aggiunto Massimo D’Alema.

«Seil 2012 ha segnato un’apertura, una forza, una presenza, una nuova vita per il buddhismo e i buddhisti,  occorre ricordare ogni giorno quali sono i valori per cui operiamo, trasformando un’esperienza individuale in un’esperienza condivisa» – ha commentato Maria Angela Falà.

«Da quarant’anni l’Unione Buddhista Italiana fa vivere esemplarmente l’articolo 8 della Costituzione: con il suo impegno per l’eguaglianza e la libertà dei percorsi religiosi, all’interno e all’esterno della famiglia buddhista; con la sua capacità di autocostituirsi e autodeterminarsi, autonomamente e responsabilmente; con il suo contributo a rapporti leali e costruttivi con le istituzioni dello Stato», ha aggiunto il Prof. Ventura.

[Foto: PressReader]