Caritas Internationalis all'Onu: i tagli agli aiuti mettono a rischio milioni di persone mentre i bisogni umanitari raggiungono livelli record

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Roma/New York, 22 settembre 2026 - Si stima che nel 2026 siano circa 350 milioni le persone nel mondo ad avere urgente bisogno di assistenza umanitaria salvavita.

Caritas Internationalis appoggia l’appello delle Nazioni Unite “87 Million Lives” che si concentra sul salvare le vite di 87 milioni di persone che versano in condizioni di povertà estrema, ma esprime forte preoccupazione per altri milioni di cittadini nel mondo che versano in condizioni altrettanto disperate.

«Gli 87 milioni di persone raggiunte dall’appello “87 Million Lives” sono solo la punta dell’iceberg dei circa 350 milioni che quest’anno hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria salvavita», ha dichiarato Alistair Dutton, Segretario generale di Caritas Internationalis.

«La comunità internazionale deve garantire che questo appello sia finanziato pienamente e senza ulteriori ritardi e deve fare di più per onorare le proprie responsabilità nei confronti delle persone in difficoltà. I tagli agli aiuti pubblici allo sviluppo devono essere invertiti – ha sottolineato Dutton – e i governi devono rinnovare il proprio impegno a destinare lo 0,7% del prodotto nazionale lordo alla cooperazione allo sviluppo».

Dutton ha inoltre ricordato che «il consolidamento della pace, lo sviluppo e l’assistenza umanitaria sono tra gli strumenti più efficaci di cui disponiamo per prevenire i conflitti, ridurre gli sfollamenti forzati e il terrorismo e costruire la pace».

«Nel mondo  - ha continuato -  sono pochissime  le persone che desiderano lasciare le proprie case. La nostra priorità dovrebbe essere creare le condizioni perché le persone possano rimanere in sicurezza nelle comunità e nelle terre che chiamano casa e alle quali sono profondamente legate».

Il peso del debito nei paesi a basso reddito

Nel corso di un dibattito organizzato presso la Devex Impact House nel Palazzo delle Nazioni Unite, Alfonso Apicella, Senior Advocacy Campaigns Manager di Caritas Internationalis, ha partecipato a una discussione sul debito sovrano, sottolineando come i sistemi finanziari globali incidano concretamente sull’accesso delle persone all’assistenza sanitaria e ai servizi di base.

La discussione si inserisce nel quadro dell’ampia partecipazione di Caritas Internationalis ai lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite in corso questa settimana.

Caritas prende parte a diversi eventi dedicati, tra gli altri, al debito, ai finanziamenti umanitari, alla localizzazione degli aiuti, al consolidamento della pace, alla migrazione, al diritto internazionale umanitario e alla protezione del personale umanitario.

Caritas Internationalis chiede agli Stati membri di:
  • finanziare integralmente l’appello delle Nazioni Unite “87 Million Lives”;

  • invertire i tagli agli aiuti pubblici allo sviluppo e rinnovare l’impegno a destinare lo 0,7% del prodotto nazionale lordo alla cooperazione allo sviluppo;

  • garantire finanziamenti diretti, flessibili e pluriennali agli attori locali e nazionali, assicurandone una partecipazione effettiva alla pianificazione e ai processi decisionali in ambito umanitario;

  • rafforzare l’azione politica per garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario, proteggere il personale umanitario e assicurare un accesso umanitario sicuro e continuativo.

Le comunità locali devono essere al centro della risposta

Gli operatori nazionali e locali sono profondamente radicati nelle comunità che assistono. Conoscono le realtà locali, hanno costruito relazioni di fiducia e continuano a essere presenti anche quando l’attenzione internazionale si sposta altrove. Eppure, troppo spesso, i meccanismi di finanziamento e i processi decisionali in ambito umanitario non riconoscono pienamente questo ruolo centrale.

Per Caritas, rispondere ai bisogni umanitari significa anche investire nel consolidamento della pace e nello sviluppo. Un sostegno prevedibile e continuativo può aiutare le comunità a resistere alle crisi, ridurre gli sfollamenti forzati e creare le condizioni perché le persone possano rimanere in sicurezza nelle proprie case.

Il 21 settembre, i rappresentanti di Caritas a New York hanno inoltre partecipato alla Messa celebrata presso la “Church of Our Saviour”, insieme al Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, e all’Arcivescovo Christophe-Zakhia El-Kassis, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, insieme a colleghi e partner riuniti a New York in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

[Foto: Caritas Internationalis]