Caritas Internationalis: bambini migranti, diritti senza distinzioni

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Roma, 25 settembre 2026 - In vista della 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra domenica 27 settembre, Caritas Internationalis, COATNET, RED CLAMOR e RAEMH chiedono agli Stati, alle istituzioni internazionali e alle comunità di accoglienza di mettere al primo posto i diritti e il superiore interesse di ogni bambino in movimento, qualunque sia la sua nazionalità, il suo status migratorio o il luogo in cui è nato.

La loro dichiarazione congiunta raccoglie l'invito di Papa Leone XIV, che nel suo Messaggio per la Giornata, «Anche uno solo di questi piccoli» (cfr. Mt 18,10), invita a guardare oltre la dimensione dei flussi migratori per riconoscere i volti e le storie delle persone che si nascondono dietro i numeri.

La dimensione della sfida è evidente. A metà del 2024, dei 304 milioni di migranti internazionali nel mondo, si stima che tra il 12 e il 14 per cento fossero bambini.

Nel solo 2025, circa 13 milioni di minori sono stati costretti a lasciare le proprie case a causa di conflitti e violenze, senza uscire dal proprio Paese.

I bambini rappresentano inoltre il 39 per cento dei rifugiati e delle altre persone che necessitano di protezione internazionale. Eppure molti Stati non raccolgono ancora dati disaggregati per età, lasciando di fatto molti bambini invisibili nelle politiche e nelle risposte pensate per proteggerli.

Le quattro reti chiedono misure concrete: evitare la detenzione dei minori e proteggerli dal respingimento, garantire la registrazione universale delle nascite, favorire ricongiungimenti familiari rapidi e sicuri e assicurare sostegno psicologico e accesso senza discriminazioni a scuola, sanità, cibo e alloggio.

Chiedono inoltre che i bambini possano far sentire la propria voce nelle decisioni che li riguardano e che cessino le narrazioni che li stigmatizzano o li criminalizzano.

Buone pratiche

Nella Confederazione Caritas e tra i suoi partner, molti di questi principi sono già tradotti in esperienze concrete. A Dakar, in Senegal, il centro PARI della Caritas, che accoglie rifugiati e migranti, sostiene ogni anno oltre 2.000 persone, accompagnando i bambini nell'iscrizione a scuola, fornendo materiale scolastico e creando occasioni di incontro tra culture diverse per contrastare i pregiudizi.

A Gibuti, la Caritas sostiene bambini e ragazzi che vivono in strada, circa l'85 per cento dei quali proviene dall'Etiopia. Possono ricevere una colazione, frequentare lezioni di francese, inglese e matematica e trovare un posto sicuro dove dormire. Nel 2025 l'ambulatorio della Caritas ha effettuato circa 12.000 visite. In collaborazione con un'organizzazione partner in Etiopia, la Caritas sta inoltre sperimentando un programma di reinserimento per aiutare i minori che rientrano nel Paese a costruire nuove prospettive.

In Brasile, la Caritas di Teresina, nel Nordest del Paese, ha sviluppato Ciranda Latina, un percorso di educazione popolare nato insieme alle famiglie indigene Warao provenienti dal Venezuela. L'esperienza ha successivamente contribuito a ispirare il programma municipale Alfabetizzazione senza frontiere. A Brasília, due donne rifugiate Warao lavorano come educatrici sociali in una scuola locale, aiutando i bambini rifugiati ad affrontare le barriere linguistiche e culturali nel nuovo contesto in cui vivono.

In altri contesti, la protezione passa innanzitutto dalla possibilità di avere un luogo sicuro in cui crescere.  A Johannesburg, il Bienvenu Shelter, gestito dalle Suore Missionarie Scalabriniane, accoglie neonati e bambini in età prescolare, permettendo alle madri migranti di formarsi e lavorare.

Nei campi profughi Rohingya di Cox's Bazar, in Bangladesh, la Caritas offre invece sostegno psicologico ai bambini che hanno vissuto gravi esperienze di perdita e sradicamento.

Queste esperienze sono state condivise durante il seminario online dal titolo «Bambini migranti: diritti senza frontiere», che il 15 settembre ha riunito, tra gli altri, rappresentanti della Santa Sede, dell'UNICEF, del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati e della Migration Youth and Children Platform. Durante l'incontro sono stati presentati anche i primi risultati di un'indagine Caritas sui bambini e i giovani in movimento.

«La nostra responsabilità non può limitarsi a garantire la loro sopravvivenza», conclude la dichiarazione congiunta. «Siamo chiamati a proteggere il loro presente e a custodire il loro futuro».

[Foto: Save the Children]