Corridoi umanitari: uno strumento da sviluppare

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Tra oggi e giovedì si completano gli arrivi di profughi afghani da Pakistan e Turchia, accolti dalla Chiesa italiana attraverso la Caritas.

È arrivato oggi all’aeroporto di Fiumicino (Roma), un gruppo di 20 profughi afghani, tra cui alcuni bambini e ragazzi, provenienti dal Pakistan, nell’ambito del Protocollo per i “corridoi umanitari” stipulato dal Governo italiano con la Conferenza Episcopale Italiana, di cui Caritas Italiana è soggetto attuatore.

Questo primo arrivo sarà seguito il 6 dicembre da un altro, sempre di 26 persone, e da un terzo il 7 dicembre, di 41 persone, che verranno tutte ospitate in varie diocesi, chiese, comunità d’Italia, da Nord a Sud. Si tratta degli ultimi arrivi di un totale di 300 rifugiati afgani che si trovano sfollati in Paesi di transito, come il Pakistan e la Turchia.

Il progetto è interamente finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana e viene realizzato in coordinamento con le diocesi italiane. Dà una nuova possibilità di vita a persone che si trovano in contesti di guerra e di grave violazione dei diritti umani che diversamente non potrebbero mai raggiungere in sicurezza il territorio europeo. A questa esperienza si sono aggiunti più di recente i “corridoi universitari” – che danno a giovani rifugiati il supporto necessario a completare gli studi e a favorire l’integrazione nella vita universitaria – e i “corridoi lavorativi”, nati con l’obiettivo di trasferire in Italia un certo numero di beneficiari individuati in Paesi terzi, sulla base dei criteri previsti dai protocolli nazionali siglati con il Governo italiano, puntando sulla valorizzazione delle competenze professionali che permettono loro di essere inseriti in modo efficace nel mondo del lavoro presso aziende operanti in Italia.

I corridoi sono un esempio efficace e lungimirante di intervento della comunità ecclesiale a favore di popolazioni e di persone in situazioni di difficoltà. Si fondano sullo studio dei bisogni reali e garantiscono forme di integrazione nell’ottica del bene comune (di chi accoglie e di chi è accolto).

Dall’inizio del programma ad oggi sono state accolte dalla Chiesa in Italia, in 50 Diocesi in tutta Italia, quasi 1.600 persone (di cui 400 minori), provenienti prevalentemente da Eritrea, Somalia, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Sudan, Siria, Iraq, Afghanistan, Yemen. Un ulteriore protocollo, appena firmato con i Ministeri competenti, è incentrato sull’Africa e sulla Giordania e dovrebbe essere avviato nel 2024.

«In queste esperienze di accoglienza e di alternativa legale e sicura ai viaggi della morte – ricorda il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello – gli elementi al centro dell’attenzione sono la persona che arriva e la comunità, in senso ampio, che la accoglie. L’esperienza della Caritas ha dimostrato in questi anni come si crei un circolo virtuoso nel quale tutte le parti coinvolte sperimentano il beneficio del loro impegno, nella prospettiva più volte richiamata da papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere e integrare». Per questo, «occorre lavorare a uno sviluppo e a un potenziamento di questo strumento, nel quale la Chiesa italiana ha dimostrato di credere e per il quale si è impegnata concretamente. Per ottenere i risultati sperati è indispensabile il contributo della comunità politica e della società civile sulla base delle rispettive responsabilità».

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CORRIDOI. Due storie

Corridoi Umanitari. La famiglia di Mohammad

Il percorso di accoglienza tramite i Corridoi Umanitari ha dimostrato in molte realtà diocesane di portare ad una reale integrazione di persone in fuga dai loro Paesi. La Caritas diocesana di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo in provincia di Foggia è stata tra le prime ad attivarsi nel progetto dei “corridoi umanitari”.

Come Mohammad Ilkaddah, giovane di 23 anni, siriano di Damasco, fuggito da una guerra che vede il suo Paese devastato dal 2011, accolto con i genitori e i tre fratelli a San Giovanni Rotondo nel marzo 2017. Profugo in Giordania con tutta la famiglia, con lui è giunto in Italia anche il fratello maggiore Abdullah, che a causa di una grave insufficienza renale era dializzato e ha potuto effettuare nel 2020 a Bologna un trapianto di rene, che ora gli permette di condurre una vita normale. Grazie al supporto della Caritas e della Diocesi, per tramite dei fondi dell’8xmille, lui e la sua famiglia hanno avuto sostegno economico e ospitalità, si sono iscritti a corsi di formazione professionalizzanti ed ora sia lui che un fratello lavorano nell’ambito della ristorazione in Emilia-Romagna. Il padre è anch’esso autonomo e lavora nel settore edile, mestiere che già svolgeva in Siria. L’accompagnamento della Caritas diocesana di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo ha riguardato in questi anni più di 40 profughi, inseriti tutti in percorsi di integrazione scolastica, formazione universitaria e lavorativa, corsi di lingua e lezioni per ottenere la patente italiana.

Corridoi Universitari. Laurea magistrale a Firenze

UNICORE (UNIversity COrridors for REfugees), Corridoi universitari per rifugiati, è un progetto rivolto a studenti e studentesse universitari africani, rifugiati in Paesi terzi, rispetto a quello d’origine, che ha tre macro obiettivi: garantire un “corridoio” di ingresso regolare e sicuro in Italia, per permettere loro di proseguire gli studi accademici di laurea magistrale nel nostro Paese; accompagnare gli studenti e le studentesse all’ingresso nel contesto accademico italiano; supportare beneficiari e beneficiarie di progetto nell’inserimento nel tessuto sociale della città che li accoglie.

La Caritas diocesana di Firenze, insieme agli altri partner locali come la Diaconia Valdese Fiorentina, l’Università degli studi di Firenze e il Centro Internazionale Studenti La Pira ha accompagnato (dell’edizione 2.0 del progetto UNICORE, biennio 2020-2022) e accompagna, tuttora, beneficiari e beneficiarie, che hanno fatto e fanno parte di questo progetto, supportando in modi diversi il loro percorso di integrazione e di inclusione: al momento del loro arrivo, acquistando strumentazione per lo studio, orientando ai servizi sanitari e alle procedure burocratiche, amministrative e legali; dopo il primo periodo di ambientamento, cercando corsi di lingua italiana compatibili con gli impegni delle lezioni all’università; nel corso del biennio di permanenza in Italia e di studio in Università, coinvolgendo i beneficiari del progetto in occasioni di inclusione e socializzazione sul territorio.

Tra gli studenti accompagnati dalla Caritas di Firenze c’è Jules Bituahiki Mende, fuggito dalla Repubblica Democratica del Congo nel 2012, per rifugiarsi in Etiopia. Dopo aver conseguito la laurea triennale in Gestione delle risorse naturali presso l’Università di Gambella, come altri studenti laureati, da rifugiato non aveva la speranza di proseguire gli studi post-laurea. Nel 2020, mentre viveva ad Addis Abeba, ha vinto una borsa di studio per conseguire un master in Italia attraverso il progetto UNICORE. Tutti i partner di UNICORE si sono assicurati che ricevesse il supporto accademico, finanziario, medico ed emotivo che gli ha permesso di completare gli studi magistrali e ora di lavorare.

(Foto: Caritas Italiana)