Edith Bruck, "giovani contro Israele? Non sanno quello che fanno"

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«È un mondo in cui l’odio dilaga e in cui si ascolta sempre di meno. Ma non bisogna smettere di impegnarsi per cambiarlo, perché ciascuno di noi può fare qualcosa per correggerne le storture. Scrivere, testimoniare, alzare la voce: i modi per incidere, per lasciare un segno, ci sono».

La scrittrice italo-ungherese Edith Bruck compie oggi 93 anni. Sopravvissuta in gioventù alla deportazione nei campi di sterminio, autrice di innumerevoli libri e poesie per elaborare il trauma, continua ad essere protagonista del dibattito pubblico e intellettuale. Dal 7 ottobre in poi Bruck ha più volte denunciato l’aumento esponenziale dell’antisemitismo, sul riemergere del quale aveva già messo in guarda più volte anche in precedenza.

A Pagine Ebraiche, Bruck confessa di sentirsi «molto triste e desolata, perché la drammatica lezione del passato mi sembra sia stata compresa assai poco» rispetto a quanto avrebbe dovuto. Ma affida in questa importante data anche un messaggio: nonostante i tanti segnali scoraggianti del presente, non bisogna mai smettere di “combattere” contro l’odio in ogni contesto, spazio e luogo a disposizione. Lei almeno non ha nessuna intenzione di alzare bandiera bianca. «Ho iniziato a fare testimonianza dal mio primo libro, ormai molti anni fa. Continuerò a farlo finché avrò forze, finché sarò in vita: non sarà mai sufficiente, perché l’antisemitismo purtroppo riaffiora sempre e in tante forme diverse, ma non è un buon motivo per rinunciare».

Bruck racconta di essere costantemente sintonizzata sulle notizie, dal Medio Oriente e non solo. È colpita dall’impeto dei ragazzi che protestano nelle università italiane, europee e americane al grido di “From the river to the sea”, auspicando con questo e altri slogan la distruzione di Israele. «Non sanno quello che fanno», commenta Bruck. «Purtroppo dal 7 ottobre in poi l’antisemitismo è diventato uno tsunami, una nuvola sempre più nera».

Per esorcizzare l’onda dell’odio Bruck continua a fare quello che ha sempre fatto: interviene sui giornali, scrive articoli e libri. Ne ha appena consegnato uno nuovo di zecca, con molte poesie all’interno. In gennaio è intanto uscito I frutti della memoria (ed. La Nave di Teseo), che raccoglie lettere e testi di studenti incontrati nelle scuole. «Ricevo ancora molte lettere», sottolinea Bruck. «Me le scrivono anche tanti insegnanti. Per fortuna c’è ancora gente che ascolta e capisce. È sempre meno, ma esiste. E quelle loro parole sono un conforto. E un invito: continuiamo a batterci per una società migliore».

I giovani restano l’interlocutore privilegiato, il primo pensiero della Testimone. Ne I frutti della memoria, Bruck si rivolge loro così: «Se l’uomo ancora non ha imparato dai propri misfatti, provate voi giovani a essere meglio dei vostri predecessori e cercate di creare una nuova convivenza pacifica, civile e rispetto reciproco con chiunque e ovunque». Basta in fondo «una goccia di bene».

(Questo articolo è stato pubblicato sul portale Moked/Pagine Ebraiche, al quale rimandiamo; Photo Credits: Moked)