
Esperti scettici sul Papa nel Board of Peace, “difficile possa entrare”

I dubbi del mondo cattolico sulla richiesta del presidente degli Stati Uniti. Faggioli, “ma i cattolici trumpiani sono molto favorevoli”.
CITTA’ DEL VATICANO, 22 GEN – Nel mondo cattolico, e soprattutto tra le file degli esperti, si respira scetticismo sulla possibilità che il Papa possa entrare a far parte del Board of Peace per Gaza, formalizzato oggi a Davos per iniziativa del presidente Usa Donald Trump.
Era stato ieri il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin a rendere noto che l’invito di Trump ad aderire al nuovo organismo era arrivato anche alla Santa Sede. “Il Papa l’ha ricevuto e stiamo vedendo che cosa fare, stiamo approfondendo, è una questione che esige un po’ di tempo per essere considerata e per dare una risposta”, ha detto il cardinale, aggiungendo comunque che il Vaticano non avrebbe le possibilità finanziarie, “ma credo che la richiesta non sarà quella di partecipare economicamente”.
Tuttavia, in attesa di una risposta ufficiale – oggi il Papa si è riunito con i capi dicastero di Curia e si sarà trattato anche questo argomento – in pochi credono che l’adesione possa andare in porto. “Mi sembra difficile che il Vaticano aderisca perché, come ha detto qualcuno, questo board è sintomo di una ‘privatizzazione della politica’: Trump qui sostituisce alla politica e al diritto internazionale la sua vocazione da affarista – abbiamo un ‘developer in chief’, un ‘palazzinaro capo’ al posto del segretario generale Onu”, dice all’ANSA lo storico della Chiesa Massimo Faggioli, docente al Loyola Institute del Trinity College di Dublino e conoscitore della politica e del cattolicesimo Usa avendo insegnato per anni alla Villanova University in Pennsylvania, la stessa dove ha studiato papa Leone XIV.
Secondo Faggioli, autore di ‘Da Dio a Trump’, “la Santa Sede ha una crediiblità internazionale che stonerebbe in quel contesto. I membri per ora sono una lista molto corta di Stati le cui credenziali democratiche sono molto variabili e incerte (o peggio), ed è dominata da Trump personalmente (e non è chiaro se e come lo farà approvare dal Congresso USA che deve approvare almeno in teoria questo tipo di decisioni presidenziali)”. “Io lo vedo difficile – ribadisce -: ma va detto che molti cattolici trumpiani sono molto favorevoli all’idea”.
L’ambasciatore Pasquale Ferrara, docente di Relazioni internazionali all’Istituto Universitario Sophia del Movimento dei Focolari, autore oggi di un duro editoriale su Avvenire, sottolinea sui social che il “Board of peace” così come è concepito ora, è una “proposta indecente” che “mira a sostituire l’ONU con una sorta di Consiglio di Amministrazione aziendalistico presieduto a vita dall’attuale Presidente degli Stati Uniti che lo gestisce (anche dopo la fine del suo mandato!) in modo assolutistico e arbitrario. E può designare un successore, quasi fosse una monarchia ereditaria”. Per Ferrara, “il Board era già scandaloso quando lo scopo era ‘solo’ una neo-colonizzazione di Gaza, ma ora è diventata una Società per azioni dove gli Stati che ne fanno parte, scelti dal Presidente a sua discrezione, per cooptazione e non eletti da nessuno, accettano di essere sottomessi a un individuo”.
Contrarietà anche tra le voci del pacifismo cattolico. “Per anni abbiamo immaginato, sognato e proposto una riforma in senso democratico delle Nazioni unite – commenta su Mosaico di Pace, la rivista del movimento Pax Christi, don Tonio Dell’Olio, presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi -. Il Board è formato da nazioni più o meno compiacenti che Trump invita e la pace è quella che lui stesso impone come, quando e dove vuole, mentre il funzionamento assomiglia molto più a quello di un’azienda che a un organismo democratico. Se posso continuare a sognare, mi auguro che proprio questa proposta possa generare la volontà di una riforma in senso democratico dell’Onu per evitare il rischio di derive imperialiste come quella del Board of Peace”.
[Questo articolo è stato pubblicato ieri dall’ANSA; Foto: ISPI]



