Gaenswein, “papa Leone ha dato nuova energia alla diplomazia vaticana”

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Parla il nunzio nei Paesi baltici ed ex prefetto della Casa Pontificia in vista del suo 70° compleanno. “I popoli baltici sono molto grati per il sostegno militare tedesco”, dichiara. “Su Trump sbagliai impressione, lo sguardo gelido di Putin mi spaventava”.

CITTA’ DEL VATICANO – Leone XIV ha dato nuovo slancio ed energia alla diplomazia vaticana, in particolare sul tema della pace. A sostenerlo è l’arcivescovo Georg Gaenswein, attuale nunzio apostolico in Lituania, Estonia e Lettonia, in un’intervista rilasciata a pochi giorni dal suo 70° compleanno (30 luglio) a Domradio.de, rilanciata dal sito Global Catholic.

“Il Papa non determina da solo la diplomazia – afferma -. Il nuovo Pontefice entra in una situazione in cui le relazioni diplomatiche esistono già – restiamo per un momento sugli Stati baltici. Ma percepisco anche che la personalità di Leone ha portato un vero senso di rinnovata energia e una nuova dinamica. Resta da vedere fino a che punto questa dinamica si tradurrà in iniziative concrete e ‘successi'”.

Alla domanda su che cosa abbia portato a questa nuova dinamica, l’ex prefetto della Casa pontificia ed ex segretario particolare di Benedetto XVI spiega che “la pace è la parola chiave. Già nel suo primo discorso, papa Leone ha posto al centro del suo messaggio la pace del Cristo Risorto. Questa parola magica ha infiammato i cuori dei baltici, a prescindere dalla loro confessione religiosa. E questa parola magica è legata al volto di Leone. Ha trasformato l’atmosfera da vento contrario a vento favorevole. Se questo vento cambierà di nuovo è impossibile prevedere”.

Nell’intervista ‘don Georg’ ripercorre le tappe della sua carriera, da segretario di Joseph Ratzinger sia quand’era prefetto per la Dottrina della Fede che poi da Pontefice, in una vicinanza umana e operativa ininterrotta, poi come prefetto della Casa Pontificia e infine nunzio nei Paesi baltici.

E sugli incontri o eventi che ricorda in particolare racconta: “Qui ci sono state diverse persone che conoscevo grazie alla televisione. Penso, ad esempio, a Trump durante il suo primo mandato e a Putin. Putin è stato qui due volte. La prima volta, in visita a Papa Benedetto, e io ero lì come suo segretario privato. La seconda volta, ero Prefetto della Casa Pontificia”.

“Trump e Putin sono due figure che mi hanno lasciato impressioni molto diverse – dice ancora -. Vederli sullo schermo è una cosa. Trovarseli faccia a faccia, guardarli negli occhi e parlarci è tutt’altra cosa. Poi ti chiedi: corrispondono all’immagine che mi sono fatto di loro?”.

“La mia impressione di Trump era sbagliata – aggiunge mons. Gaenswein -. All’epoca, era molto educato e anche molto spiritoso. Con Putin, invece, ho avuto l’impressione di guardare negli occhi di un frigorifero. Occhi gelidi che mi spaventavano. Quelle sono state le esperienze più formative che ho avuto come prefetto”.

Per quanto riguarda le questioni più attuali e stringenti, ‘don Georg’ risponde sul fatto che le Forze armate tedesche stanno istituendo una brigata a Vilnius, capitale della Lituania, a quanto pare per scoraggiare la Russia ed estendere il fianco orientale della NATO, nel contesto del conflitto russo-ucraino in corso.

“E’ vero che le Forze Armate tedesche stanno creando una brigata in Lituania. E non solo da ieri, ma già da tre anni. Entro cinque anni, la brigata dovrebbe essere pienamente operativa e di stanza in Lituania, con circa 5.000 soldati e le loro famiglie. Attualmente, si tratta di circa 2.000 persone, praticamente un intero quartiere. I lavori procedono a pieno ritmo”, riferisce.

“È chiaro che storicamente Germania e Lituania non hanno avuto i migliori rapporti, soprattutto a causa dell’occupazione nazista dal 1941 al 1943. Tuttavia, grazie alla missione affidata alla Bundeswehr, si è sviluppato un rapporto di amicizia. I lituani, e in effetti tutti i popoli baltici, sono molto grati e soddisfatti di questo importante sostegno da parte della Bundeswehr”, prosegue Gaenswein.

“Le Forze Armate tedesche e la brigata non rientrano nelle mie competenze. Pur essendo tedesco, non sono un ambasciatore. Questo è il compito di un mio collega, che lo svolge egregiamente – dice ancora -. Certo, grazie al mio lavoro di cappellano militare, ho contatti informali o personali”.

“La Santa Sede intrattiene relazioni diplomatiche con i tre Paesi baltici da oltre 100 anni. Sebbene i Paesi baltici siano piccoli, la presenza della Chiesa cattolica riveste un ruolo significativo”, aggiunge quindi: “proprio perché si trovano sul fianco nord-orientale dell’Europa e proprio nel mezzo di questo conflitto, o meglio, al suo confine, posso constatarlo con i miei occhi ogni giorno. Questo plasma la mentalità delle persone e le sottopone a forti pressioni”.

A proposito infine di come vede i suoi prossimi anni, ‘don Georg’ risponde: “attendo con serenità, fiducia e compostezza il mio compleanno. E vedo gli anni a venire allo stesso modo. Considero questo tempo come il tempo che mi è stato concesso per fare ciò che faccio nello spirito apostolico: per la Chiesa, per i fedeli e per la gente della regione baltica”.

[Questo articolo è stato pubblicato ieri dall’ANSA; Foto: Vatican News]