Gugerotti, “troppi oggi usano il nome di Dio per provocare guerre”

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A Santa Maria in Trastevere la vegli di Sant’Egidio per i martiri d’oggi. “La guerra è una bestemmia”, dice il prefetto per le Chiese Orientali, citando Leone XIV.

ROMA, 31 MAR – C’è anche padre Pierre El Raii, parroco maronita ucciso il 9 marzo scorso mentre soccorreva un parrocchiano ferito nella città di Qlayaa, nel Libano meridionale, tra i “martiri del nostro tempo” di cui è stata celebrata la memoria nella veglia ecumenica di questo pomeriggio a Santa Maria in Trastevere, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio e presieduta dal cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero vaticano per le Chiese orientali.

Poco prima di essere ucciso durante un attacco israeliano padre Raii aveva detto: le sole armi “in nostro possesso rimangono la fede, il desiderio di pace e la speranza nella risurrezione dopo l’attuale passione”. Ed è questa sua fedeltà al Vangelo a costo della vita che accomuna la sua vicenda ai tanti altri martiri di oggi ricordati nella celebrazione.

“Oggi c’è chi vuole mostrare la propria onnipotenza in una forma da ‘Dio giocattolo’, da Dio, come dire, parafrasi: e ce ne sono tanti sapete, ce ne sono tanti che non usano il nome di Dio o lo usano a sproposito, ma vogliono impossessarsi dei metodi che loro immaginano siano quelli di Dio: la potenza, l’autorità, la forza, la violenza, il giudizio. E i soldi: l’unica cosa che Gesù ci ha detto essere incompatibile con la presenza del Signore. ‘Non potete servire Dio e Mammona’. Vengono, vengono, vengono sempre più. E che cosa succede quando vengono? Si sente parlare di guerre e di rumori di guerra”, ha detto il card. Gugerotti nell’omelia.

“Il martire chi è se non colui che continua nella sua carne il martirio di Gesù, primo martire? – ha detto ancora -. Sicché il nostro martirio non è mai soltanto una disgrazia o una iettatura, ma non è altro che il primo dei frutti dell’imitazione di Cristo”.

“Il cristiano è vittima, mai carnefice, anche se nella storia spesso è avvenuto il contrario. La nostra salvezza è un dono gratuito. Per questo, come ha affermato papa Leone XIV, la guerra è una bestemmia”, ha sottolineato il cardinale, osservando che mai i cristiani devono cercare la vittoria eliminando gli avversarsi con la violenza. “Quando contempliamo i martiri, questi sacrifici umani che il potere assetato di sangue pretende – ha concluso – vediamo un sacramento eloquente, drammatico e salvifico della volontà di Dio che ci vuole salvi nell’amore”.

Dopo l’omelia sono stati ricordati i nomi e le storie dei cristiani, che nei vari continenti e in diversi Paesi, sono stati uccisi per essere andati a messa, aver soccorso i feriti, aver accolto i migranti o strappato i giovani alle bande criminali. Tra i tanti ad essere commemorati, in Africa, il patriarca etiopico ortodosso Abuna Teophilos, il primate anglicano in Uganda, Janani Luwum; tutti i cristiani copti ed etiopi ortodossi uccisi dal terrorismo Jihadista in questi ultimi anni, I martiri per la pace e per il dialogo, in particolare il beato martire frère Christian De Chergé con i sei monaci trappisti di Notre Dame de l’Atlas e gli altri dodici martiri d’Algeria; i caduti nella lotta contro la religione della paura e le false credenze, come il beato Tshimangadzo Samuel Benedict Daswa, in Sud Africa;le suore Poverelle di Bergamo, contagiate dal virus Ebola mentre assistevano i malati, e tutte le donne che sono morte curando, assistendo, dando speranza fino al dono della vita; il giovane di Sant’Egidio, il beato Floribert Bwana Chui, in Kivu nella Repubblica Democratica del Congo, ucciso per aver resistito alla corruzione e all’idolatria del denaro in nome del Vangelo e dell’amore per i poveri; sempre nel Kivu, ricordiamo tutte le numerose vittime degli attacchi dei terroristi jihadisti nello scorso anno, in particolare i 72 cristiani morti nel villaggio di Ntoyo, nel nord della regione; insieme a loro a Kasanga, i 70 cristiani evangelici e battisti, fra cui donne, bambini e anziani, rapiti il 12 febbraio 2025 dalla loro chiesa, e successivamente decapitati; tutti coloro che in Nigeria sono stati oggetto di attacchi di Boko Aram e particolarmente i circa duecento ospiti della missione cattolica di Gouma, nello Stato di Benue, barbaramente uccisi nel giugno dello scorso anno.

Nel Vicino Oriente e in Asia, i cristiani perseguitati e uccisi in Medio Oriente, fra i quali il vescovo caldeo Paulos Faraj Rahho e padre Ragheed Ghanni, uccisi a Mosul; gli armeni, i siriaci, i caldei e tutti gli altri cristiani uccisi nel genocidio durante la Prima guerra mondiale, e in particolare il santo martire mons. Maloyan; quanti hanno sofferto per la loro fede e hanno perso la vita in Cina; in Pakistan, insieme a Shahbaz Bhatti, testimone coraggioso e mite di pace e fraternità fra musulmani, cristiani e le altre minoranze religiose, ricordiamo: Marqas Maishi, di 21 anni, ucciso il 3 marzo 2026; l’anno precedente Afzal Masih, assassinato mentre trasportava 18 pellegrini al santuario di Mariamabad; nel Myanmar, nel corso del 2025, don Donald Martin Ye Naing Win, di quarantaquattro anni dell’Arcidiocesi di Mandalay; e anche Nammye Hkun Jaw Li, pastore battista di 47 anni, ucciso l’anno prima per le sue proteste contro la giunta militare.

Nelle Americhe, i martiri uccisi per il loro ministero pastorale, nella fedeltà al loro popolo: fra di loro il santo mons. Oscar Arnulfo Romero; i cristiani uccisi negli anni Venti del Novecento in Messico; Il card. Posadas Ocampo, assassinato per la sua opposizione al narcotraffico; In Argentina,il beato martire vescovo Enrique Angelelli; ancora in Messico, nel corso del 2025 a Salamanca, otto giovani uccisi dopo la messa domenicale a San José Mendoza, probabilmente da criminali legati al narcotraffico.

Infine in Europa, i martirri a cui è stato chiesti di intercedere “per la pace in Ucraina, per la guarigione dalle ferite dell’odio, per il bene dell’intero continente”: tra gli altri, i martiri del comunismo, e fra i primi, il metropolita ortodosso di Pietrogrado, Veniamin; i cristiani uccisi durante la guerra civile in Spagna e in particolare il beato Zefirino; i martiri del nazionalsocialismo, e fra essi il pastore riformato Paul Schneider, san Massimiliano Kolbe, il beato Franz Jägertstätter; i martiri uccisi dalle mafie, in particolare il beato Pino Puglisi, don Peppe Diana, don Graziano Muntoni, il beato giudice Rosario Livatino; i caduti nella preghiera, frère Roger Schutz a Taizè, padre Jaques Hamel, ucciso da terroristi islamici mentre celebrava la Messa a Rouen; e In Italia, insieme a fratel Leonardo Grasso, è stato ricordato don Roberto Malgesini, di 51 anni, entrambi uccisi mentre amavano e soccorrevano i poveri.

[Foto: Comunità di Sant’Egidio]