I missionari della Consolata, "la cultura politica e la spiritualità dei popoli indigeni sono un patrimonio per tutti"

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“San Giuseppe Allamano e i Popoli Indigeni dell’Amazzonia” è il titolo della conferenza stampa svoltasi nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, in via della Missione 4 a Roma.

I Missionari e le Missionarie della Consolata hanno scelto di celebrare la canonizzazione di Giuseppe Allamano, loro fondatore, avvenuta lo scorso 20 ottobre, portando all’attenzione della politica e dei media le situazioni più problematiche e drammatiche di cui si occupano quotidianamente nei loro luoghi di missione disseminati in tutto il mondo.

In particolare hanno voluto portare al centro della politica italiana ed europea il grido dei Popoli Indigeni dell’Amazzonia. Martedì 22 ottobre dalle ore 16 si è tenuta quindi una intensa conferenza presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati a Roma. L’incontro ha avuto molti interventi, ben approfonditi e articolati.

A prendere per primo la parola tra i relatori, coordinati dalla professoressa di Diritto Internazionale all’Università di Salerno, Daniela Marrani, è stato il deputato eletto in America del Sud Fabio Porta: “La scelta di portare nel Parlamento italiano una discussione che origina da un evento religioso come la canonizzazione di Giuseppe Allamano – ha dichiarato – è dovuta alla profonda convinzione che questa missione di preservazione delle terre e dei diritti, non sia certo limitata a una fede, un popolo ma a tutta l’umanità”.

“Il presidente Lula – gli ha fatto eco S.E. Renato Mosca De Souza, Ambasciatore del Brasile a Roma – ha voluto istituire il Ministero dei popoli Indigeni, un gesto importante. Ora si tratta di trasporre misure, diritti e leggi nella realtà. Dieci anni dopo l’uscita completa del Brasile dalla fame, come stabilito dalla FAO, ci troviamo ancora con più di 30 milioni di brasiliani che soffrono la fame: un fenomeno inaccettabile dovuto anche un governo precedente a questo, negazionista e lontano dalla gente”.

Toccante e ricco di informazioni l’intervento di Júlio Ye'kwana, Presidente dell'Associazione Wanasseduume Ye'kwana (SEDUUME): “Negli anni del precedente governo Bolsonaro – ha detto - abbiamo sofferto molto e l’estrazione illegale di oro in aumento, anche grazie alla proposta di legalizzarla, ha devastato la terra Yanomami e causato una serie infinita di altri problemi sia ambinetali, come l’inquinamento dei fiumi e la contaminazione dei pesci, delle acque, del suolo con il mercurio, sia sociali: c’è un aumento di sfruttamento sessuale, del traffico di armi, droga ed è cresciuta la violenza”.

“Con l’attuale governo, il fenomeno dell’estrazione illegale dell’oro è in diminuzione ma permangono molte criticità - ha denunciato padre Corrado Dalmonego, missionario della Consolata, antropologo, esperto del Popolo Yanomami a Roraima (Brasile) - Nonostante la dichiarazione di emergenza, ci sono ancora gruppi criminali e bisogna agire con urgenza per sradicare del tutto il fenomeno e garantire la protezione permanente del territorio. I dati continuano a essere preoccupanti: in alcune comunità Yanomami il 92% della popolazione, ad esempio, ha livelli di mercurio oltre il livello di soglia dell’Oms”.

A seguire, ha preso la parola mons. Roque Paloschi, Arcivescovo di Porto Velho (stato di Rondonia, Brasile). “Si tratta di una questione molto seria – ha subito chiarito - I popoli indigeni assistono increduli alle decisioni politiche prese negli anni. Ma oggi vogliamo esprimere tutta la nostra soddisfazione per questa felice occasione di parlare di questi popoli e della loro sofferenza alla presenza dell’ambasciatore e nel cuore della politica italiana”. A conclusione dell’intenso incontro, l’intervento da remoto di Luis Ventura, Segretario esecutivo del Consiglio Indigenista Missionario (CIMI).

“Quando parliamo dei popoli indigeni – ha dichiarato – non dobbiamo dimenticare la loro enorme rilevanza culturale. Solo in Brasile ci sono 300 popoli, ognuno di loro rappresenta una ricchezza infinita non solo per noi ma per tutto il mondo. Nelle loro terre c’è ancora tantissima violenza e un mancato rispetto dei diritti. Quando lo Stato si occupa di loro deve tenere presente che i diritti non si negoziano, non si ridimensionano, si esigono e basta. La loro resistenza – ha concluso - la cultura politica e la spiritualità dei popoli indigeni, sono un patrimonio per tutti”.

[Foto: Missionari Consolata Onlus]