I quotidiani appelli del Papa per una pace “giusta e duratura”: invoca dai responsabili “saggezza e perseveranza”

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CITTA’ DEL VATICANO, 19 OTTOBRE – “Affidiamo all’intercessione della Vergine Maria e dei nuovi Santi la nostra continua preghiera per la pace, in Terra Santa, in Ucraina e negli altri luoghi di guerra. Dio conceda a tutti i responsabili saggezza e perseveranza, per avanzare nella ricerca di una pace giusta e duratura”. Si fanno ormai quotidiani gli appelli di papa Leone XIV per la pace sui vari fronti di guerra bel mondo. Come oggi all’Angelus in Piazza San Pietro, davanti a 70 mila fedeli, al termine della messa in cui ha canonizzato sette nuovi santi: gli italiani Vincenza Maria Poloni, Maria Troncatti e Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, il papuano Peter To Rot, l’armeno Ignazio Choukrallah Maloyan e i venezuelani Maria del Monte Carmelo Rendiles Martínez e José Gregorio Hernández Cisneros, noto come il “medico del popolo”. Presente sul sagrato vaticano anche il presidente Sergio Mattarella, a capo della delegazione italiana.

Sempre all’Angelus il Pontefice ha sottolineato che “le notizie che giungono dal Myanmar sono purtroppo dolorose: riferiscono di continui scontri armati e bombardamenti aerei, anche su persone e infrastrutture civili”. “Sono vicino a quanti soffrono a causa della violenza, dell’insicurezza e di tanti disagi – ha affermato -. Rinnovo il mio accorato appello affinché si giunga a un cessate-il-fuoco immediato ed efficace. Che gli strumenti della guerra cedano il passo a quelli della pace, attraverso un dialogo inclusivo e costruttivo!”.

Nell’omelia della messa con le sette canonizzazioni, Leone ha spiegato che “due tentazioni mettono alla prova la nostra fede: la prima prende forza dallo scandalo del male, portando a pensare che Dio non ascolti il pianto degli oppressi e non abbia pietà del dolore innocente. La seconda tentazione è la pretesa che Dio debba agire come vogliamo noi: la preghiera cede allora il posto a un comando su Dio, per insegnargli come fare a essere giusto ed efficace”.

Ma “la preghiera della Chiesa ci ricorda che Dio fa giustizia verso tutti, donando per tutti la sua vita. Così, quando gridiamo al Signore: ‘dove sei?’, trasformiamo questa invocazione in preghiera e allora riconosciamo che Dio è lì dove l’innocente soffre”. E “quando siamo crocifissi dal dolore e dalla violenza, dall’odio e dalla guerra, Cristo è già lì, in croce per noi e con noi. Non c’è pianto che Dio non consoli; non c’è lacrima che sia lontana dal suo cuore. Il Signore ci ascolta, ci abbraccia come siamo, per trasformarci come Lui è. Chi invece rifiuta la misericordia di Dio, resta incapace di misericordia verso il prossimo”. “Chi non accoglie la pace come un dono, non saprà donare la pace”, ha aggiunto.

Anche ieri mattina, durante l’udienza nell’Aula Paolo VI in occasione del Giubileo dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti – dedicata in gran parte alla necessità dell’accoglienza di chi è diverso e al superamento dei pregiudizi -, il Papa ha toccato il tema della pace. Rispondendo alla domanda di un piccolo rom se “noi bimbi possiamo crescere in un mondo senza guerre”, Leone ha risposto che “per i bambini è molto importante ma anche per noi adulti. Tutti vogliamo vivere in un mondo senza la guerra… [applausi] Questo è per te! E certamente dobbiamo cercare sempre di essere promotori di pace, costruttori di ponti e fermamente convinti noi stessi che la pace è possibile, che non è soltanto un sogno, che possiamo vivere in pace”.

“Allora, per vivere in pace, anche noi dobbiamo trovare il modo di essere persone di pace – ha osservato -. Se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo cominciare da noi stessi, con gli amici, i compagni di studio, nella famiglia, tra le famiglie. È molto importante che cerchiamo sempre questa capacità di dialogo, di rispetto mutuo e di promuovere i valori che ci aiutano a costruire un mondo di pace. Io credo che sia possibile e spero un giorno tutti troveremo, vedremo un mondo dove la pace regna e dove tutti possiamo vivere in pace!”.

E venerdì pomeriggio, nel corso della visita a Marina Di Ostia ai giovani partecipanti al viaggio in Mediterraneo della Nave-Scuola della Pace “Med 25 Bel Espoir” – alcuni provenienti anche dalla Palestina -, Leone XIV ha detto che “oggi il mondo più che di parole ha bisogno di segni e di espressioni che diano speranza”, e “con il nome di questa nave, come anche con la presenza qui, oggi, di tutti voi, siete davvero un segno di speranza per il Mediterraneo e per il mondo”. Ha quindi incentrato il suo discorso su tre idee: quelle del “dialogo”, del “costruire ponti”, e dell’essere “costruttori di pace”.

“Dobbiamo imparare a essere promotori di pace in un mondo che tende sempre più alla violenza, all’odio, alla separazione, alla distanza e alla polarizzazione – ha avvertito papa Prevost -. Possiamo stare insieme anche se proveniamo da Paesi diversi, abbiamo lingue differenti, culture differenti, religioni differenti, eppure siamo tutti esseri umani. Siamo figli e figlie dell’unico Dio. Viviamo tutti insieme in questo mondo, e tutti abbiamo la comune responsabilità di prenderci cura insieme del creato, di prenderci cura gli uni degli altri e di promuovere la pace in tutto il mondo”. “Possano la vostra generazione e molti altri giovani come voi continuare a promuovere questo genere di iniziative, che favoriranno davvero la pace nel mondo intero”, ha concluso.

[Foto: Vatican Media]