Il card. Parolin sul Papa a Monaco, “le piccole nazioni custodi naturali del multilateralismo. Il Mediterraneo laboratorio di pace”

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CITTA’ DEL VATICANO – “In un’epoca in cui il diritto internazionale appare indebolito e talvolta sopraffatto dalla “logica della potenza” – con il pericoloso ritorno di teorie che giustificano le guerre preventive, capaci solo di incendiare il mondo e capovolgere la forza del diritto nel diritto della forza –  le piccole nazioni si rivelano custodi naturali del multilateralismo. Esse rappresentano un argine essenziale contro le derive autoritarie poiché, per uno Stato di piccole dimensioni, la norma giuridica non è un peso, ma la massima garanzia di sopravvivenza e libertà”. Così, in un’intervista ai media vaticani, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin parla del viaggio apostolico che papa Leone XIV compie oggi nel Principato di Monaco, prima destinazione europea del Pontefice fuori dall’Italia e prima visita papale in epoca moderna al piccolo Stato sulla Costa azzurra.

“Oggi l’influenza internazionale non si misura più solo con la forza militare, ma con la credibilità morale e la capacità di agire come ponti neutrali per la riconciliazione. Realtà come Monaco dimostrano che la sicurezza autentica non risiede negli armamenti, ma nella stabilità delle relazioni – spiega Parolin -. Una pace duratura deve essere anzitutto ‘giusta’, fondata sul rispetto della dignità umana e non su equilibri imposti. Spesso sono proprio i piccoli Stati a guidare l’agenda globale su sfide esistenziali come la tutela degli oceani e lo sviluppo sostenibile, temi che ignorano i confini geografici e richiamano alla responsabilità collettiva”.

Per il segretario di Stato vaticano, “la scelta di Monaco da parte del Santo Padre si inserisce anche in una logica strategica che si vuole coerente con la tradizione diplomatica della Santa Sede. In questo viaggio si può infatti individuare una continuità con il Pontificato precedente, che considerava il Mediterraneo come un laboratorio di pace in cui sviluppare la ‘convivialità delle differenze'”. “Già negli anni ’50 – ricorda Parolin -, Giorgio La Pira aveva intuito il valore e il ruolo geopolitico dello spazio mediterraneo come punto nevralgico della pace mondiale, da dove ‘l’onda del negoziato e della pace investirà i popoli di tutta la terra!’. Ma il Santo Padre ribadisce con forza che il presupposto per la pace tra gli uomini e i popoli passa attraverso l’unità con Dio e con noi stessi. Solo una persona riconciliata è in grado di entrare in un dinamismo di pace e di diventare artefice di riconciliazione nella vita quotidiana”.

“Il Mediterraneo non è una semplice coordinata geografica, ma un crocevia spirituale e culturale: questa è la vocazione che la storia ci consegna – sottolinea ancora Parolin -. Tale vocazione non è un’eredità automatica del passato, bensì un impegno da rinnovare quotidianamente attraverso la cultura dell’incontro. Poiché la pace si costruisce spesso partendo dai confini, le rive di questo mare sono chiamate oggi a trasformarsi in laboratori permanenti di dialogo interreligioso e cooperazione politica. L’obiettivo è ambizioso: trasformare la vicinanza geografica in vera prossimità fraterna”. “Nonostante le tensioni, esistono già numerosi ‘semi di pace’ –  giovani, comunità e realtà ecclesiali – che lavorano affinché la diversità non sia percepita come minaccia, ma come ricchezza condivisa. Il nostro sforzo, tanto diplomatico quanto pastorale, punta a riaccendere questa luce: il Mediterraneo può ancora insegnare al mondo che la convivenza è l’unica via per un futuro autenticamente umano”, aggiunge.

Guardando poi al Mediterraneo come regione attraversata da grandi sfide e a quali azioni dovrebbero intraprendere i Paesi europei, il cardinale osserva che “nel contesto attuale di gravi conflitti e intensi flussi migratori – il bilancio è di oltre 600 vittime nel Mediterraneo nei soli primi due mesi del 2026, il più alto dal 2014 – i Paesi europei sono chiamati a essere un ‘faro di civiltà e umanità’. Davanti alla minaccia di conflitti senza fine e al moltiplicarsi delle guerre, è necessario agire con ‘coraggio e pazienza’ nel tessere vie di dialogo, evitando di cedere alla logica del riarmo. L’Europa deve ritrovare l’ispirazione dei suoi padri fondatori, passando da una logica di meri interessi nazionali e egoismi securitari a un autentico progetto di integrazione e solidarietà, mettendo la dignità umana al centro di ogni politica”.

“Di fronte all’erosione delle norme globali – prosegue Parolin -, i Paesi europei sono chiamati a riaffermare il primato del diritto internazionale, utilizzando il negoziato come unico strumento per una pace giusta, che non sia mera assenza di guerra, ma costruzione di verità condivise”. Al riguardo, poi, della sfida migratoria, “essa non si risolve con la chiusura o la costruzione di muri, ma affrontando le cause profonde che spingono interi popoli ad abbandonare le proprie terre natali, e investendo nel cosiddetto ‘diritto a non emigrare’ attraverso la stabilità e la crescita economica nei Paesi di origine. È urgente passare da una gestione dell’emergenza a una visione strategica che unisca accoglienza, tutela dei diritti e integrazione, riscoprendo la propria vocazione umanista e cristiana. La vera sicurezza europea non si costruisce nell’isolamento, ma nell’apertura responsabile, nell’investimento sui giovani e nell’impegno per una giustizia sociale condivisa tra le due sponde del Mediterraneo”.

Tornando quindi al viaggio di oggi, “come è noto, si tratta della prima destinazione europea al di fuori dell’Italia intrapresa da Papa Leone XIV, il che ne fa una scelta originale – ricorda il card. Parolin -. Storicamente, questo viaggio riveste pure un’importanza particolare poiché l’ultima visita di un Sommo Pontefice a Monaco risale al XVI secolo, quando Paolo III vi si recò nell’ambito dei negoziati di pace tra Carlo V e Francesco I. Ci sono poi numerosi punti di convergenza tra la Santa Sede e Monaco –  dove la religione cattolica è ancora la religione di Stato – piuttosto eccezionali, va detto, nell’attuale contesto europeo, in particolare sulla difesa della vita e su altre questioni di bioetica. Infine, dei 40.000 abitanti del Principato, circa 10.000 sono monegaschi e rimangono molto affezionati alle loro tradizioni e alle loro devozioni particolari, fondamenti della loro identità, della loro unità e della continuità delle loro istituzioni; penso in particolare all’importante celebrazione di Santa Devota alla fine di gennaio. Così la visita istituzionale del Papa è in perfetta sintonia con la visita pastorale del Successore di Pietro”.

[Fonte e Foto: Vatican News]