
Il cardinale Parolin al mensile Jesus, "l’Onu e le altre istituzioni multilaterali mostrano limiti evidenti"

Lo dice il Segretario di Stato vaticano nella lunga intervista pubblicata sul mensile Jesus, da ieri in edicola: «La pace giusta è superiore alla vittoria totale», segnala il porporato che sulla crisi israelo-palestinese ribadisce: «Due popoli e due Stati è unica soluzione possibile».
Milano - Medio Oriente, Ucraina, Cina, riarmo, crisi del multilateralismo, futuro dell’ordine mondiale: nella lunga intervista concessa al mensile Jesus del Gruppo Editoriale San Paolo, il Segretario di Stato vaticano delinea la visione della Santa Sede sui grandi dossier geopolitici e rilancia il primato della diplomazia.
«L’affermazione che la pace non si impone ma si costruisce con il dialogo non è ingenuità», afferma il cardinale, sottolineando come la forza militare possa fermare un’aggressione, ma non sia in grado di riconciliare i popoli né di sanare le ferite lasciate dai conflitti. «In un contesto segnato da guerre e crescenti tensioni geopolitiche - dichiara Parolin - la Santa Sede continua a osservare con preoccupazione questo ritorno della guerra come strumento politico ed economico».
Al centro dell’intervista anche il valore del negoziato. Per Parolin, «la pace giusta è superiore alla vittoria totale. Chi rifiuta a priori il confronto rischia di contribuire al prolungamento delle sofferenze». Per il Segretario di Stato vaticano «la vera debolezza degli stati è l’incapacità di immaginare un futuro diverso».
Nell’intervista anche la critica alla corsa globale agli armamenti: «La Santa Sede critica da decenni la logica del riarmo incontrollato», denunciando un sistema che sottrae risorse a scuole, ospedali, sviluppo umano e lotta alla povertà.
Ampio spazio è dedicato al tema del multilateralismo. Il porporato riconosce che «le Nazioni Unite e altre istituzioni multilaterali mostrano limiti evidenti», ma avverte che il loro indebolimento aprirebbe la strada a un mondo dominato esclusivamente dagli equilibri di forza. Da qui la richiesta di una profonda riforma delle istituzioni internazionali: «La strada è quella di una riforma seria: maggiore rappresentatività (Africa, America latina, Asia), limitazione dell’abuso del veto, potenziamento delle capacità di peacekeeping e prevenzione, lotta alla corruzione interna».
Sulla crisi israelo-palestinese, Parolin ribadisce con chiarezza la posizione della Santa Sede: «La soluzione dei “due popoli e due Stati” resta l’unico orizzonte politico in grado di garantire una pace giusta e duratura, fondata sulla pari dignità, sul diritto all’autodeterminazione e sulla sicurezza di entrambi i popoli».
Il cardinale commenta anche il conflitto con l’Iran, la rivalità tra Stati Uniti e Cina e il dialogo tra la Santa Sede e Pechino. A proposito dell’Accordo con i vescovi cinesi, difende il percorso intrapreso negli ultimi anni: «A distanza di otto anni dalla prima firma, credo che uno dei meriti di questo strumento sia quello di aver in qualche modo stabilizzato il dialogo con le autorità cinesi».
Infine, la lunga intervista lascia spazio ad alcune riflessioni personali: «Di quando ero quindicenne mi rimane la gioia e l’entusiasmo. Ora le cose sono in parte mutate. Non si tratta più di un entusiasmo effervescente, ma di un entusiasmo temprato dalle prove della vita, dalle non poche tribolazioni che hanno accompagnato il cammino, come succede per tutti».
[Foto: Vatican News]



