Il Gruppo di Studio del Sinodo sottolinea che la nonviolenza attiva è un ambito chiave per il discernimento della Chiesa

Condividi l'articolo sui canali social

Mentre la Chiesa riflette sul cammino da seguire, il CNI continua a promuovere la pratica della nonviolenza evangelica.

La Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha pubblicato la “Relazione finale del Gruppo di studio n. 9”, identificando la nonviolenza attiva come un’importante “questione emergente” per la vita e la missione della Chiesa e facendo riferimento al contributo della Iniziativa Cattolica per la Non Violenza (CNI), un programma di Pax Christi International.

La relazione, che fa parte del più ampio processo del Sinodo sulla Sinodalità, propone nuove metodologie teologiche e pastorali per affrontare le complesse questioni che la Chiesa si trova ad affrontare oggi. Anziché presentare questi temi come “controversi”, il Sinodo propone un cambiamento di prospettiva verso “questioni emergenti”, individuate attraverso l’ascolto, il dialogo e l’esperienza condivisa.

In questo contesto, la nonviolenza attiva si presenta come un ambito critico per la riflessione ecclesiale, specialmente di fronte all’escalation dei conflitti globali e alle nuove forme di guerra. La relazione sottolinea che i modelli tradizionali come la “guerra giusta” risultano sempre più insufficienti nel contesto attuale, in cui la violenza si estende oltre i campi di battaglia fino a coinvolgere la vita civile ed è plasmata dalle nuove tecnologie e da complesse dinamiche geopolitiche.

In modo significativo, il Gruppo di Studio del Sinodo identifica la nonviolenza come qualcosa di “cruciale”, sia per la sua rilevanza teologica per la vita di Gesù, sia per il suo radicamento in decenni di esperienza pratica attraverso una rete globale di organizzazioni.

La relazione afferma: “Questo tema ricorre in diversi punti dei documenti approvati dal Sinodo nel 2023 e nel 2024, ed è stato evocato da Papa Leone XIV fin dal suo primo saluto dopo l’elezione. Nel desiderare la pace di Cristo Risorto alla folla riunita in Piazza San Pietro, l’ha descritta come ‘disarmata e disarmante’, un’espressione che si allinea alla logica della nonviolenza, riaffermata e sviluppata successivamente nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace celebrata il 1° gennaio 2026” (27).


Dalla teoria alla testimonianza

Piuttosto che offrire conclusioni dottrinali definitive, il rapporto pone l’accento sulla testimonianza concreta e sull’esperienza vissuta come punto di partenza per il discernimento. Mette in evidenza esempi di movimenti nonviolenti — come OTPOR (“Resistenza”), in Serbia — che dimostrano come una nonviolenza disciplinata e strategica possa portare a trasformazioni politiche e sociali significative senza ricorrere alla violenza. OTPOR ha svolto un ruolo chiave nella resistenza nonviolenta che ha contribuito alla caduta del regime di Slobodan Milošević.
Queste esperienze mettono in luce un approccio evangelico al conflitto: non una rassegnazione passiva, ma una resistenza attiva radicata nella verità, nella dignità e nel rifiuto di rispondere alla violenza con altra violenza.
Una rinnovata chiamata evangelica

Basandosi sulla Sacra Scrittura e sui recenti insegnamenti pontifici, il documento rafforza la chiamata cristiana ad affrontare il male “non con la violenza né con la passività, ma con la forza del bene”.

Inserisce questo appello in una visione sinodale più ampia della Chiesa, caratterizzata da:

  • l’ascolto delle realtà vissute, specialmente nei contesti di conflitto;
  • l’apprendimento collettivo tra discipline e culture;
  • il discernimento dell’azione dello Spirito Santo nella storia.

La relazione riprende inoltre l’enfasi posta da Papa Leone XIV su una pace “disarmata e disarmante”, presentando la nonviolenza non come un ideale astratto, ma come un percorso concreto per la missione della Chiesa oggi.


Un invito per tutta la Chiesa

Più che risolvere la questione della nonviolenza, il Sinodo invita le Chiese locali di tutto il mondo ad approfondire il discernimento, ponendo domande quali:

  • In che modo le comunità cristiane possono rispondere alla violenza in modo più fedele al Vangelo?
  • In quali ambiti gli approcci nonviolenti hanno già dimostrato la loro efficacia?
  • Quali pratiche possono aiutare a sradicare la violenza e le sue cause profonde?

Queste domande indicano un cambiamento più ampio nell’approccio della Chiesa: passare dall’applicazione di risposte predefinite a un cammino insieme nel discernimento, attenti sia alla tradizione che alle realtà attuali.
 

Portare avanti il lavoro di discernimento

Mentre la Chiesa procede in questo processo sinodale, l’Iniziativa Cattolica per la Nonviolenza continua a sostenere comunità, teologi e leader ecclesiali nell’approfondimento della comprensione e della pratica della nonviolenza evangelica.

Mentre la Chiesa procede in questo processo sinodale, CNI continua a:

  • promuovere la riflessione teologica sulla nonviolenza e sulla pace giusta;
  • sostenere i processi di formazione ed educazione all’interno delle istituzioni cattoliche;
  • accompagnare le comunità in contesti di conflitto attraverso strategie pratiche e nonviolente radicate nella fede.

In sintonia con l’invito del Sinodo a discernere le “questioni emergenti” a partire dall’esperienza vissuta, la rete globale della CNI offre esempi concreti di come la nonviolenza si incarni già in diversi contesti: dalle iniziative di costruzione della pace di base all’accompagnamento pastorale nelle regioni colpite dalla violenza.

“Il riconoscimento della nonviolenza attiva da parte del Sinodo conferma ciò che molte comunità stanno già vivendo”, ha affermato Nicolas Paz, direttore della Catholic Nonviolence Initiative. “Il nostro compito ora è continuare a camminare con la Chiesa mentre essa discerne come la chiamata evangelica alla nonviolenza possa essere vissuta più pienamente nel mondo di oggi. Il nostro Catholic Institute for Nonviolence è stato creato proprio a questo scopo”.

Come chiarisce la relazione, la via da seguire non sarà definita da soluzioni astratte, ma da una Chiesa che ascolta, impara e cammina unita. La CNI ribadisce il proprio impegno a contribuire a questo percorso.

Il testo completo della “Relazione Finale del Gruppo di Studio N.º 9 del Sinodo” è disponibile presso la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.

[Foto: Pax Christi International]