IL LIBRO / Andrea Riccardi e “il coraggio della pace”

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Il fondatore di Sant’Egidio: il vero coraggio è quello di chi sceglie la pace e si impegna per farne, oggi e per il futuro, “l’obiettivo della politica, l’aspirazione dei popoli, il fine della storia”.

Con l’occupazione dei territori ucraini da parte della Federazione russa e con la recrudescenza del conflitto israelo-palestinese, la guerra è tornata a dominare lo scenario e la narrativa internazionale, interrompendo l’equilibro, spesso precario, della pace, raggiunto dopo il 1945 in seguito alle tragedie della Prima e Seconda guerra mondiale.

Come “riabilitare” dunque la pace? Come riportare negoziati, dialogo e diplomazia a ruolo centrale e confinare l’uso delle armi e della forza?

È questo l’appello di Andrea Riccardi, contenuto nel nuovo libro Il coraggio della pace (€ 10, pp. 80), in libreria dal 28 novembre per il marchio Scholé dell’Editrice Morcelliana. 

Riccardi, storico contemporaneista e fondatore nel 1968 della Comunità di Sant’Egidio, per anni ha insegnato nelle Università di Bari, Roma “La Sapienza” e Roma Tre, e ha già pubblicato per Morcelliana alcuni scritti come Italia carismatica, 2021; La scelta per la pace. Meditazioni tra Bibbia e storia, 2022; Rigenerare il futuro. Dall’io al noi, 2024.

La pace oggi è diventata un atto di coraggio? Se per decenni, nonostante la guerra fredda e la diffusione dell’arma atomica, essa è stata considerata come il primo obiettivo della politica, aspirazione dei popoli, fine della storia, a partire dal conflitto nei Balcani fino ad oggi la guerra è tornata ad essere vista come strumento legittimo per la risoluzione dei conflitti.

Dall’Ucraina a Gaza Andrea Riccardi ricorda le guerre nel mondo, dalle più longeve e dimenticate come quella sanguinaria in atto in Sud Sudan, a quelle che oggi condizionano le scelte della politica e dei governi, su tematiche fondamentali come il riarmo nazionale e lo schieramento e il rifornimento di armi verso i paesi belligeranti.

Se la guerra viene considerata come destino inevitabile dell’uomo, allora la pace non può più essere più vista come una parentesi tra un conflitto e l’altro, ma come un’ideale a cui aspirare, una scelta consapevole e coraggiosa.

Dopo il 1945 sembrava essersi realizzata in Europa l’aspirazione condivisa alla pace. Ma le guerre nei Balcani, l’invasione russa in Ucraina e l’esplosione del conflitto nella striscia di Gaza hanno riabilitato la guerra come strumento di risoluzione delle controversie e contribuito alla militarizzazione dell’opinione pubblica e alla corsa al riarmo. La guerra appare sempre più come destino inevitabile e la pace come nient’altro che una parentesi. L’appello di Andrea Riccardi è quello di riscoprire il «senso di appartenenza a una comunità globale di destino» e restituire spazio al dialogo e alla diplomazia. Il vero coraggio è quello di chi sceglie la pace e si impegna per farne, oggi e per il futuro, «l’obiettivo della politica, l’aspirazione dei popoli, il fine della storia».

Andrea Riccardi, storico contemporaneista e fondatore, nel 1968, della Comunità di Sant’Egidio, ha insegnato nelle Università di Bari, Roma “La Sapienza” e Roma Tre. Per Morcelliana ha pubblicato: Il “partito romano”. Politica italiana, Chiesa cattolica e Curia romana da Pio XII a Paolo VI (2007 2ed.); Italia carismatica (2021); La scelta per la pace. Meditazioni tra Bibbia e storia (2022). Nel catalogo Scholé ricordiamo Rigenerare il futuro. Dall’io al noi (2024).

[Foto: Scholé/Morcelliana]