IL LIBRO / Il nuovo volto della pace nell’era della “guerra ibrida”

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Per lo storico Gastone Breccia è il tempo delle “democrazie alla prova”.

Dopo aver affrontato la pandemia da Covid-19, con l’attacco russo al suolo ucraino l’Europa è tornata a confrontarsi con l’interruzione della pace e con il ritorno della guerra sullo scenario internazionale: una guerra convenzionale, risultato di un modello diverso, fatto di atti ostili per tempo non sfociati nel conflitto aperto. In seguito alle atrocità commesse durante le due guerre mondiali e con la bomba atomica, il 26 giugno 1945 la guerra è stata dichiarata illegale, ma è rimasto nel tempo nobile proposito di difficile applicazione, privo di un soggetto strutturato capace di poterlo applicare.

Ricostruisce questo percorso fino ai giorni nostri il nuovo libro di Gastone Breccia, L’età della “pace ibrida”. Le Democrazie alla prova (pp. 128, € 12), pubblicato nella collana “Orso blu” del marchio Scholé per Editrice Morcelliana, in libreria da venerdì 8 maggio. Partendo dalla definizione di “pace”, l’autore, storico della guerra, docente di Civiltà bizantina e Storia militare antica all’Università di Pavia, già autore di numerosi saggi per Einaudi, Marsilio, il Mulino e Mondadori, traccia una storia moderna della pace e di conseguenza una storia della guerra, in una sorta di itinerario filosofico, politico, giuridico e religioso. Una storia che oggi, alla luce delle continue violazioni del diritto internazionale, indebolisce “l’idea razionale di una comunità perpetua pacifica di tutti i popoli della terra”, che trova le sue radici nel progetto di pace perpetua kantiano.

A partire dal fallimento degli accordi di Minsk-2 e dallo scoppio del conflitto russo-ucraino, la più sanguinosa guerra europea da oltre un secolo, iniziato in modo tradizionale il 24 febbraio 2022, Breccia affronta l’aspetto “ibrido” della guerra, fatto di azioni ostili non violente, dove il confine tra guerra e pace è sempre più labile e i mezzi di offesa si moltiplicano. Disinformazione, fake news, sabotaggio delle elezioni, dei trasporti pubblici, del sistema sanitario e dei servizi bancari, fondamentali per il funzionamento di uno Stato, senza varcare la soglia della guerra aperta, ben lontano dal modello tradizionale della guerra combattute nelle trincee di inizio Novecento: sono le operazioni che definiscono l’Hybrid warfare, una minaccia esistenziale alle stesse democrazie, che per loro natura non hanno possibilità di controllo su operazioni di difficile identificazione e minano i rapporti di fiducia e la trasparenza delle relazioni.

E’ da qui che emerge un nuovo paradigma e fenomeno, detto “pace ibrida”, caratterizzato da ostilità permanente, guerriglia, attacchi informatici, disinformazione costante con l’obiettivo di disorientare l’informazione pubblica, per la quale diventa paradossalmente momento fondamentale il passaggio alla guerra aperta, fase cruciale per portare iniziare a pensare a un vero percorso verso la pace.  Uno scenario preoccupante, di ostilità permanente, distante dal progetto kantiano di cooperazione fondata sul rispetto reciproco e sul diritto.

Tradizionalmente intesa come strumento per ricomporre l’ordine e ristabilire la pace, oggi la guerra si combatte sempre più spesso nella zona grigia di azioni pianificate per non oltrepassare mai la soglia del conflitto aperto, volte a controllare l’informazione e colpire l’opinione pubblica dell’avversario, la sua economia, i suoi servizi. Questa guerra ibrida si consuma al di sotto dell’orizzonte, tremendo ma riconoscibile, della violenza armata. Rende impossibile attribuire responsabilità e minaccia i fondamenti dei regimi democratici, la trasparenza delle relazioni internazionali, la fiducia reciproca necessaria a un accordo. Alla categoria di guerra ibrida il volume accosta quella, innovativa, di pace ibrida: equilibrio temporaneo in uno stato di ostilità permanente e non – secondo il progetto che era già di Immanuel Kant – cooperazione fondata sul diritto.

[Foto: Editrice Morcelliana]