
IL LIBRO / Il Papa e le ‘cose nuove’ della rivoluzione digitale

Enzo Romeo racconta la sfida di Leone e della Chiesa sulle nuove tecnologie.
ROMA, 13 OTT – C’è un evidente riferimento al Papa da cui ha preso il nome – Leone XIII – e alla sua enciclica ‘Rerum Novarum’ nel titolo del libro su Leone XIV e la rivoluzione digitale, “Il Papa delle ‘cose nuove'”, che il vaticanista del Tg2 Enzo Romeo ha appena pubblicato con Àncora e che è da ieri in libreria (pag. 152, 16.50 euro).
Ed è un riferimento oltremodo appropriato, guardando alla rivoluzione digitale che stiamo vivendo come l’ultima delle tante conosciute dall’umanità, specie negli ultimi due secoli, vedi la rivoluzione industriale, ma in un quadro che oggi è molto più complesso e mette in discussione l’umanità dalle sue fondamenta. Una sfida, insomma, che chiama in causa anche la Chiesa e il Romano Pontefice.
Come Leone XIII, l’omonimo predecessore a cui si ispira, anche papa Prevost non vuole sottrarsi al confronto col proprio tempo e rilancia la dottrina sociale cattolica, che ha appunto avuto avvio con la ‘Rerum Novarum’.
Nel libro di Enzo Romeo si offrono dati, spunti e riflessioni, oltre al dialogo dell’autore con noti “esperti” che, alla luce della propria esperienza, propongono una lettura originale del cambiamento in atto e delle attese che suscita l’attuale pontificato.
“Lui è cresciuto in un ambiente dove la fede era viva e poi ha visto dissolversi il legame tra società e religione. Un fenomeno che certamente non riguarda solo gli Stati Uniti o l’Europa, ma che è globale e col quale deve adesso confrontarsi da Papa”, dice di Leone XIV ad esempio padre e Joseph L. Farrell, come lui americano, priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino. Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera è “certo che papa Leone XIV vorrà operare in continuità nel solco di un percorso già avviato, e rafforzare, secondo il suo personale carisma, questo fermento che oggi esiste dentro la Chiesa. Questa tensione al ‘fare’ e allo ‘stare’ dentro la storia umana, non in opposizione alla dimensione spirituale, ma come suo naturale e necessario completamento”.
Per lo storico della Chiesa Alberto Melloni, ” il problema per il Papa non è indicare un’ideologia da mettere a confronto con altre, ma fare i conti con un mondo nel quale la mancanza delle ideologie ha restituito la parola alla guerra, che si impone quale unico linguaggio”. Secondo Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, “il quadro mondiale di pochi ricchi e molti poveri, di potere finanziario nelle mani di élite ristrette, sfida il pensiero della Chiesa e forse chiede un aggiornamento della dottrina sociale. Fin dall’Evangelii Gaudium ciò è stato chiaro in papa Francesco, che ha sentito moltissimo il problema di trovare un’alternativa all’attuale sistema dominante”.
Suor Alessandra Smerilli, segretario del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, “non è scontato fino ad oggi che un uomo di Chiesa, nato a metà del secolo scorso, si muova con la stessa scioltezza nell’ambiente e fra le tecnologie digitali. Questo faciliterà molto il papa non solo nel lavoro quotidiano, ma nella interpretazione delle sfide di cui la nostra quotidianità è intrisa”.
Si parla anche, naturalmente, di intelligenza artificiale (con Ivana Pais, ordinaria di sociologia economica alla Cattolica), dei riflessi sul lavoro (con Daniela Fumarola (segretaria generale Cisl), di aspettative sul piano geopolitico (col fondatore e direttore di Limes, Lucio Caracciolo).
Ma dando la parola allo stesso Leone XIV, è lui a sottolineare che “la rivoluzione digitale in corso rischia di accentuare discriminazioni e conflitti: va dunque abitata con la creatività di chi, obbedendo allo Spirito Santo, non è più schiavo, ma figlio. Allora il deserto diventa un giardino e la ‘città di Dio’, preannunciata dai santi, trasfigura i nostri luoghi desolati”.
[Foto: Àncora Editore]



