
IL LIBRO / Il rapporto donne e religioni in Italia, tra resistenze e spinte innovative

Gli itinerari di ricerca nello studio a cura di Alberta Giorgi e Stefania Palmisano per il Mulino.
Le donne hanno sempre svolto un ruolo cruciale nelle religioni di tutto il mondo. Oggi i profondi cambiamenti in corso e l’attenzione rivolta alle disuguaglianze di genere riportano sempre più i temi femminili nell’agenda pubblica, nonché le tensioni e gli intrecci che caratterizzano il rapporto tra religione e questioni di genere.
In particolare globalizzazione e immigrazione hanno causato un incremento della diversità di fedi. Il volume “Donne e religioni in Italia. Itinerari di ricerca”, a cura di Alberta Giorgi e Stefania Palmisano (Il Mulino 2024, pp. 240, 24.00 euro) si snoda tra riflessioni teoriche e indagini empiriche dedicate al ruolo delle donne nelle principali religioni presenti nel nostro paese: cattolicesimo, islam, chiesa ortodossa, protestantesimo, ebraismo, buddismo e induismo.
Addentrandosi nella vita delle protagoniste – dalla preparazione del cibo all’organizzazione delle feste, dalla gestione della famiglia alla partecipazione ai riti – il volume coglie non solo le spinte innovative ma anche le tensioni, le resistenze, le ambiguità che emergono dagli studi sul campo. A partire dal caso italiano, le ricerche offrono una riflessione articolata su tematiche globali e fortemente attuali.
Anche in Italia, infatti, si legge ne primo capitolo, “di recente è cresciuta la visibilità e l’attenzione sul rapporto tra donne e religione”, e “numerosi sono gli studi che hanno esplorato la religiosità femminile e la spiritualità, il ruolo delle donne nelle diverse comunità religiose, il modo in cui le dottrine e le culture religiose considerano le donne, i movimenti femminili all’interno delle religioni tradizionali, le religioni ‘femminili’, le donne tra religione e percorsi migratori”.
E “nell’illustrare i motivi per cui è importante occuparsi del rapporto tra donne e religione”, studiose come Giselle Vincett e altre (“Women and Religion in the West: Challenging Secularization”, 2008) spiegano che “le esperienze degli uomini moderni sono prese come norma e modello per il futuro della religione: quando gli uomini lasciano la religione, si dice che la religione sta morendo, indipendentemente dalla sua continuità nella vita delle donne” e che quindi “le esperienze delle donne indicano invece una diversa ‘verità’ sulla religiosità nella contemporaneità”.
Da una prospettiva simile, un’altra studiosa come Ann Braude argomenta che la nozione di “femminilizzazione” della religione cristiana – legata al fatto che la partecipazione maggioritaria maschile cede il passo a una maggioranza femminile – si appoggia su inferenze basate su dati relativi alla partecipazione maschile in un periodo contingente e non generalizzabile di un contesto specifico, il Nord America, e invita quindi a ripensare la storia della religiosità come una storia “al femminile”.
E in effetti, le analisi quantitative e qualitative che esplorano la religiosità mostrano numerose differenze tra donne e uomini. Considerando, per esempio, la partecipazione religiosa, i dati del Pew Research Center mettono in luce come nei paesi a maggioranza cristiana siano le donne a partecipare di più alle funzioni religiose, mentre nei paesi a maggioranza musulmana e in Israele vale l’opposto.

Alberta Giorgi è professoressa associata in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Bergamo. Tra le sue pubblicazioni, «Religion, Gender, and Populism in the Mediterranean» (con J. Garraio e T. Toldy, Routledge, 2023).
Stefania Palmisano è professoressa associata in Sociologia della religione presso l’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni, «Religione sotto Spirito. Viaggio nelle nuove spiritualità» (con N. Pannofino, Mondadori, 2021), «Le religioni nel mondo globale» (con F. Garelli, Il Mulino, 2025).
[Foto: Dol’s Magazine, Il Mulino]


