IL LIBRO / Per Diotallevi “La Chiesa si è rotta”. L’Italia sempre più catholic-free?

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Il silenzio di Leone XIV e la solitudine dei cattolici. “Frammenti e spiragli in un tempo di crisi e opportunità”.

In questi giorni così drammatici per l’umanità, il silenzio della Chiesa si fa sentire. Dopo il pontificato mediatico di Francesco, con un protagonismo del Vaticano giudicato talvolta persino scomposto, con Leone XIV prevalgono sobrietà e prudenza. Ma, nota il sociologo Luca Diotallevi, questo cambio ha messo in luce un vuoto più profondo: a tacere non è solo il Papa, ma anche i cattolici.

«Ormai la politica italiana è Catholic-free (altrove le cose vanno ben diversamente.) – dice Luca Diotallevi, autore per Rubbettino del recentissimo ‘La Chiesa si è rotta. Frammenti e spiragli in un tempo di crisi e opportunità’ (pp. 216, Euro 18,00) -. Papa Francesco aveva a lungo occupato la scena politica. Un Papa, però, come un prete, un frate o un vescovo, può occupare il teatro della politica, non l’officina della politica.

Papa Francesco, inoltre, aveva occupato il teatro della politica non tanto con argomenti teologici o con decisioni disciplinari, ma con sentimenti. Buoni che fossero, erano e restavano sentimenti. Allarmi, paure, affermazioni radicali. In assenza di altro, il protagonismo di Francesco ha risucchiato i cattolici italiani verso il teatro della politica e, come se ce ne fosse bisogno, li ha ulteriormente distratti dalla officina della politica.

Ora, al protagonismo di Francesco è subentrata la sobrietà e la prudenza di Leone XIV ed il teatro della politica italiana resta deserto di cattolici. Né lo possono riempire Zuppi o Pizzaballa, né laici che fingono movenze pretesche. In quel deserto si aggirano ormai cattolici disposti ad aggregarsi a chiunque pur di elemosinare uno strapuntino: “indipendenti di ..” in realtà ben acconci al massimo della dipendenza.

Ormai la fine della Dc è troppo lontana per andare a cercare lì le cause della massiccia diserzione politica dei cattolici italiani. Le ragioni di questa evanescenza vanno cercate più a fondo, vanno cercate in quel luogo, in quel cuore nel quale si genera tanto l’associarsi politico quanto il pensare e decidere politicamente».

Cercare le cause dell’evanescenza dei cattolici nella società italiana e, in particolare modo nella politica, è quello che fa Luca Diotallevi con il suo libro “La chiesa si è rotta”.

Il libro parte da una diagnosi ampia: viviamo una crisi epocale, insieme civile e religiosa.
Da un lato, l’ordine mondiale e le società liberali nate nel dopoguerra sono minacciate da nuovi autoritarismi e da populismi di massa; dall’altro, la Chiesa cattolica affronta una profonda crisi interna, non tanto per scandali o divisioni, quanto per la perdita di senso e di capacità di orientamento.

Per Diotallevi, il cattolicesimo europeo – e in particolare quello italiano – ha smarrito la sua forza generativa: non è più un soggetto politico, né un riferimento culturale, ma è diventato un campo frammentato, attraversato da spiritualità individuali, consumate come prodotti religiosi o mediatici. La fede, ridotta a emozione o identità, ha perso il suo legame con la libertà, la responsabilità e la coscienza.

la Chiesa – intesa come istituzione e come forma storica di vita ecclesiale – si è “rotta”, ma questa rottura non è solo una catastrofe. È anche, e forse soprattutto, una condizione di rinascita, un kairos, cioè un tempo favorevole per ricominciare.

L’autore distingue tra “Chiesa” e “chiesa”: la prima, realtà spirituale e permanente; la seconda, un modo storicamente determinato di incarnare la fede. La “chiesa” attuale, dice Diotallevi, sta finendo, e questo è il segno che qualcosa di nuovo deve nascere.

In una delle sezioni più forti del libro, Diotallevi parla della fine del “cristianesimo religione degli italiani”.
Per secoli – spiega – il cattolicesimo ha funzionato come “collante” dello Stato e della società, adattando il Vangelo alle esigenze del potere politico e culturale. Oggi, quel modello si è esaurito: il cattolicesimo “istituzionale” declina, mentre cresce un mercato religioso fluido, fatto di esperienze spirituali individuali e consumistiche.

Ma questo declino può essere un dono: libera il Vangelo da compromessi storici e da poteri mondani, restituisce alla fede la sua natura originaria, personale e comunitaria, centrata sulla libertà e sulla coscienza.

Questa libertà, sostiene, è anche la condizione per un nuovo impegno politico dei cattolici: non come nostalgia della Democrazia Cristiana o come ricerca di potere, ma come forma di pensiero critico e di servizio al bene comune.

La crisi delle istituzioni ecclesiali e la scomparsa dei cattolici dalla politica non sono il segno della fine della fede, ma l’occasione per ricominciare a pensare e a credere in modo nuovo.

Luca Diotallevi è autore del bestseller La messa è sbiadita, sulla partecipazione degli italiani ai riti religiosi. Professore di Sociologia presso l’Università di Roma TRE, è membro del comitato scientifico della Sezione di Sociologia della Religione dell’Associazione Italiana di Sociologia e autore di numerosi saggi.

[Foto: Rubbettino Editore]