Il naufragio di Natale: Sea-Watch, “116 migranti hanno perso la vita, solo un sopravvissuto salvato da un pescatore”

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L’Associazione Don Bosco 2000, “non è una tragedia, è un crimine contro l’umanità”.

“116 persone hanno perso la vita nell’ennesimo naufragio del 2025. L’unico sopravvissuto è stato salvato da un pescatore tunisino”. È la notizia – rilanciata dal Sir – diffusa ieri su X da Sea-Watch specificando che l’imbarcazione era partita giovedì dalla Libia ed è stata cercata con la loro nave di salvataggio Seabird. Sempre ieri Alarm phone ha confermato il naufragio, avvenuto poco dopo la partenza: “Contro il silenzio e l’indifferenza delle autorità chiediamo risposte!”, ha scritto su X Alarm phone. “Le famiglie che stanno cercando i loro cari scomparsi hanno il diritto di sapere la verità”.

“Mentre l’Europa si prepara a celebrare il Natale, il Mediterraneo restituisce l’ennesimo bilancio di morte – commenta in una nota l’Associazione Don Bosco 2000 -: 116 persone annegate al largo della Libia. Un solo sopravvissuto, testimone di un’imbarcazione partita da Zuwara e inghiottita dalle onde, solo un sopravvissuto ha potuto raccontare questa tragedia”.

L’Associazione Don Bosco 2000, “da anni impegnata nell’accoglienza e nella migrazione circolare in Sicilia e in Africa, esprime non solo dolore, ma una profonda indignazione per il silenzio e l’inerzia delle istituzioni”.

“Siamo profondamente indignati”, dichiara Agostino Sella, presidente di Don Bosco 2000. “Non si può parlare di fatalità quando 116 giovani vite vengono lasciate affogare nonostante gli allarmi lanciati. Queste persone non sono numeri, non sono carne da macello: sono esseri umani in cerca di futuro le cui grida sono rimaste inascoltate. Quello che è accaduto a pochi giorni dal Natale è un vero e proprio crimine contro l’umanità”.

Alla vigilia di Natale, il presidente ribadisce la necessità urgente di canali di accesso legali e sicuri, affinché la speranza di chi fugge da fame e guerre non finisca più in fondo al mare perché “il silenzio è complicità difronte a questa ennesima tragedia”, conclude Sella.

Una tragedia che evoca la “storia della famiglia di Nazareth non accolta, costretta a fuggire in Egitto per sfuggire alle violenze di Erode” e che “si ripete nel cammino di milioni di persone profughe e rifugiate”, indica monsignor Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes della Cei – citato da Vatican News -, solo che per queste famiglie “contrariamente alla famiglia di Nazareth, l’esito non è la salvezza, ma la violenza prima nei campi libici e poi la morte nel Mediterraneo”. Il dramma è quello di una Europa che chiude i suoi confini preferendo difendere quelli anziché le persone e le richieste sono di allargare il presidio in mare per salvare chi è in difficoltà. ”Con che coraggio – conclude Perego – possiamo difendere i confini prima che difendere le persone?”.

[Foto: X.com]