Il Papa ad Acerra, “scardinare la cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra”

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“Un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale”, dice Leone XIV nella ‘Terra dei fuochi’. “Vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza”, esorta. L’appello è alla “conversione” a “un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico”. “Quanti rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci più malati e più poveri”, denuncia il Pontefice.

CITTA’ DEL VATICANO, 23 MAG – “Santità pregate per questa terra malata che vuole essere sanata”. In uno dei tanti striscioni innalzata tra la folla che ha accolto stamane il Papa in Piazza Calipari ad Acerra (questo era dell’Associazione Volontari Antiroghi) è racchiuso tutto il significato della visita pastorale di Leone XIV in quella che è tristemente nota come “Terra dei fuochi”. In questa vasta area campana a cavallo tra le province di Caserta e Napoli, lo spettro da tanti anni è quello degli interramenti e sversamenti clandestini di rifiuti tossici e speciali, delle innumerevoli discariche abusive sparse sul territorio, dei continui roghi di rifiuti, che diffondono diossina e altri gas inquinanti nell’atmosfera.

E il primo incontro del Papa, accolto al suo atterraggio in elicottero al campo sportivo ‘Arcoleo’ dal vescovo di Acerra mons. Antonio Di Donna, dal presidente della regione Campania Roberto Fico, dal prefetto di Napoli Michele di Bari, dal sindaco di Acerra Tito D’Errico e da quello della Città metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi, è nella Cattedrale di Santa Maria Assunta proprio con le famiglie che hanno avuto vittime a causa dell’inquinamento ambientale, oltre che con i vescovi, il clero e i religiosi. Sono presenti anche il cardinale arcivescovo di Napoli, Mimmo Battaglia, e l’emerito, card. Crescenzio Sepe.

Un incontro commovente, con persone che, tra le lacrime, cercano nell’abbraccio del Papa una carezza consolatoria alle tante sofferenze subite, passate e presenti. Nel suo discorso Leone ricorda subito che con questa visita ha voluto realizzare il desiderio che era stato già di papa Francesco, e che a lui non era stato possibile, “riconoscendo il grande dono che l’Enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra”. Infatti, “il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale. È un grido che chiede conversione!”.

“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente – spiega il Pontefice -. Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza”.

“Dio aveva posto l’uomo e la donna in un giardino, perché lo coltivassero e lo custodissero. Tutto era vita, bellezza, fertilità. Anche questa terra anticamente era chiamata Campania felix, perché capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini”, sottolinea Leone XIV. “Soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie. Di fronte a questa realtà ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”.

“Signore, la morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito”, dice ancora il Pontefice, ma “tu sai che possiamo rialzarci, perché tu stesso ci prendi per mano. Tu sai che il nostro deserto può fiorire. Tu sai cambiare il lutto in gioia”. E “tutto questo è molto concreto – assicura -: è una promessa che già diventa realtà. Papa Francesco, nell’Enciclica Laudato si’, pur denunciando un paradigma di morte, ha chiaramente annunciato il silenzioso irrompere della vita nuova”. “Siate testimoni di questa ‘ostinata resistenza’ che diventa rinascita, là dove il Vangelo illumina e trasforma la vita”, incoraggia.

Secondo papa Prevost, “il Signore ci fa domande nuove su come si vive nei nostri quartieri, sulla disponibilità a lavorare insieme fra persone e istituzioni, sulla nostra passione educativa, sull’onestà nel lavoro, sull’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, sul rispetto per le persone e per tutte le creature. Potranno queste terre rivivere? Siate voi stessi la risposta: una comunità unita, nelle fede e nell’impegno. La vita allora si moltiplicherà”. “Occorre fidarsi ancora, ascoltare ancora, credere ancora – avverte -. Le scelte che avete fatto, il cammino ecclesiale che avete percorso, le piccole e grandi ripartenze con cui avete affrontato il dolore non sono ancora tutto. Se ci si ferma, si torna indietro”.

“Fratelli e sorelle – aggiunge quindi il Papa -, lo Spirito Santo vi conceda di vedere un ‘esercito’ di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero”. In particolare “voi, famiglie che la morte ha colpito, generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura”.

L’appello di Leone XIV, rivolto anche ai ministri della Chiesa, è che “va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo. Soffi lo Spirito dai quattro venti e ispiri forme nuove di annuncio, di cooperazione, di rigenerazione ambientale e sociale”.

Nell’incontro nella vicina Piazza Calipari, dove Leone giunge in ‘papamobile’, con la cittadinanza, i sindaci e i fedeli dei vari Comuni della “Terra dei Fuochi”, presente anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, tra sventolii di bandierine e applausi festosi dei circa 15 mila partecipanti, il Papa si dice “contento di visitare nuovamente una regione di cui nessuna ingiustizia può cancellare la bellezza”, e “nella vita comprendiamo che più una bellezza è fragile, più chiede cura e responsabilità”.

Questo, osserva, “è il senso principale della mia presenza oggi ad Acerra: confermare e incoraggiare quel sussulto di dignità e responsabilità che ogni cuore onesto avverte quando la vita germoglia e subito è minacciata dalla morte”. E per il Pontefice, quella di “Terra dei fuochi” è “un’espressione che non fa giustizia al bene che c’è e che resiste, ma che ha certamente facilitato una presa di coscienza diffusa della gravità del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini”.

“In questo territorio, infatti, la vita c’è e contrasta la morte; la giustizia esiste e si affermerà -sottolinea Leone -. Occorre, certo, scegliere la vita e liberarsi dai legami di morte. C’è sempre una sottile convenienza nella rassegnazione, nei compromessi, nel rimandare le decisioni necessarie e coraggiose. Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura dell’illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze. Per questo vorrei dire a tutti voi: assumiamoci ognuno le proprie responsabilità, scegliamo la giustizia, serviamo la vita! Il bene comune viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano”.

“Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti – aggiunge -. Il valore e il peso di quel dolore impongono di provare insieme a essere testimoni di un nuovo patto. Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non è tempo di rimozione, ma di azione etica e di memoria operosa”.

Ricordando la “resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico” auspicata da papa Francesco nella Ludato si’, Leone XIV denuncia che “quel paradigma si presenta ancora oggi come vincente: è all’origine del moltiplicarsi dei conflitti, dietro ai quali c’è la corsa all’accaparramento delle risorse; lo vediamo resistere ogni volta che chi ha responsabilità politiche e istituzionali è troppo debole verso chi è forte; lo ritroviamo attivo in uno sviluppo tecnologico che mira ai vertiginosi profitti di pochi ed è cieco davanti alle persone, al loro lavoro e al loro futuro. Per questo, se siamo chiamati a cambiare, è a partire dal nostro sguardo”.

Secondo alcuni, prosegue il Papa, “lasciare un mondo migliore ai nostri figli è diventata un’ambizione molto grande. Non lo deve essere, però, la missione di lasciare al mondo figli e figlie migliori. L’impegno educativo è alla nostra portata ed è prioritario. Educazione dei giovani, certo, ma anche degli adulti; dei bambini, ma anche degli anziani; dei cittadini e dei loro governanti; dei lavoratori e dei datori di lavoro; dei fedeli e dei pastori: tutti abbiamo da imparare ancora”. E “sarà un vero cambiamento di mentalità economica, civile e perfino religiosa a edificare il bene che risanerà questa terra e l’intero Pianeta”.

“Tra le persone, le istituzioni, le organizzazioni pubbliche e private occorre consolidare e allargare il patto che già sta portando i suoi primi frutti sul piano educativo e sociale – evidenzia -. Esso non soltanto contrasterà e scardinerà le alleanze criminali, ma positivamente collegherà e moltiplicherà le migliori forze e le grandi idee che già sono nei vostri cuori”. Leone ringrazia quindi “quei ‘pionieri’ che, col loro impegno coraggioso, hanno per primi denunciato i mali di questa terra e hanno portato l’attenzione sulla realtà oscurata e negata del suo avvelenamento: penso in particolari ai membri delle associazioni ambientaliste”.

“Ora tutti sappiamo che occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza”, riconosce il Pontefice. “Realizzeremo, passo dopo passo, ma rapidamente, un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico. Quanti rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci più malati e più poveri. Impariamo allora a essere ricchi diversamente: più attenti alle relazioni, più tesi a valorizzare il bene comune, più affezionati al territorio, più grati nell’accogliere e integrare chi viene a vivere con noi”.

Ed “è a partire da questa conversione che si possono ⁠costruire buone pratiche di comunità: mediante persone e imprese che coltivino il senso del limite, non quello della violazione irresponsabile; che abbiano il gusto del recupero, non la logica dell’invasione; fame e sete di giustizia invece che di possesso”.

Il Papa non ha mancato di sottolineare che  il nome “terra dei fuochi” rinvia “ai roghi accesi ai margini delle città, talvolta da minoranze respinte ed emarginate di fratelli e sorelle di cui pochi hanno conoscenza e stima. L’emarginazione produce sempre insicurezza: la via in salita è contrastare l’emarginazione, non gli emarginati, è rompere l’intera catena, non colpire solo l’ultimo anello. Voi lo sapete bene!”. E In questo anno giubilare di San Francesco, Patrono d’Italia, “proprio il Poverello di Assisi ci ricorda che la pace è fondata sulla cura verso l’altro, sulla fraternità: siamo stati posti in una casa comune per imparare a vivere insieme. I problemi di questa casa sono i nostri problemi; la sua bellezza è la nostra bellezza – conclude -. Abbiamo il compito di vigilare come sentinelle nella notte. Possiamo essere tra quelli che osserveranno la nuova alba”.

[Foto: Vatican Media]