Il Papa ai vescovi italiani, “la fecondità della Chiesa non è nei numeri, nella visibilità o nell’influenza”

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“Abbiamo il coraggio dell’essenziale”, ha esortato Leone XIV nel suo discorso all’Assemblea generale della Cei: “la logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa”, che “non risiede nelle sue risorse e strutture, né i frutti della sua missione derivano dal consenso numerico, dalla potenza economica o dalla rilevanza sociale”.

CITTA’ DEL VATICANO, 28 MAG – “Il Signore non ci chiede di misurare la fecondità della Chiesa con i criteri del numero, della visibilità o dell’influenza”. E’ uno dei concetti centrali espressi da Leone XIV nel suo discorso di stamane nell’Aula del Sinodo all’82/a Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana. Il Papa ha ricordato in proposito quanto disse il 28 novembre scorso durante l’incontro di preghiera a Istanbul, e cioè che la “logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa. Essa, infatti, non risiede nelle sue risorse e nelle sue strutture, né i frutti della sua missione derivano dal consenso numerico, dalla potenza economica o dalla rilevanza sociale”.

“Abbiamo il coraggio dell’essenziale! – ha esortato il Pontefice – Il coraggio di comunità meno preoccupate di conservare tutto e più libere di annunciare Cristo. Il coraggio di una catechesi che sia cammino di iniziazione e formazione permanente alla vita cristiana. Il coraggio di parrocchie accoglienti e missionarie, in cui le famiglie si ritrovano e si rinnovano con la linfa del Vangelo. Il coraggio di organismi di partecipazione vivi. Il coraggio di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande. Il coraggio di lasciarci evangelizzare dai poveri. Il coraggio di una struttura nazionale sempre più al servizio della comunione missionaria delle Chiese in Italia”.

Papa Leone ha riconosciuto che “molti segni ci parlano di stanchezza, di frammentazione, di solitudine. Nelle nostre comunità possiamo talvolta avvertire la fatica di trasmettere la fede, la difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni. Ma il Vangelo ci riscuote. Gesù, guardando le folle, non vede un problema da risolvere, vede una messe”. “Il nostro primo compito è questo: fare nostro lo sguardo del Signore. Non lamentarci soltanto dei terreni induriti né soffermarci semplicemente ai dati statistici, ma saper vedere, con gli occhi del Risorto, il raccolto che Dio stesso ci prepara”, ha aggiunto.

Il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, nel saluto al Papa, ha sottolineato la centralità del messaggio di pace. “Abbiamo preso sul serio il suo invito a essere case di pace e di non violenza – ha detto il cardinale rivolto al Pontefice -. Sentiamo la sfida della riconciliazione, per sottrarre spazio a quella cultura violenta della potenza che inizia con la polarizzazione invece del dialogo, il pregiudizio, l’odio, la rabbia aumentata da colpevoli e interessati seminatori di zizzania”.

Quindi l’impegno è a “rimettere al centro Gesù e tanta attenzione all’umano, alla persona, non come la immaginiamo noi o la vorremmo, ma come è, a cominciare dai poveri che sono cresciuti e si sono cronicizzati. Conosciamo le fatiche, le diminuzioni, le fragilità, una trasformazione della nostra presenza ma vogliamo vivere però in un’estroversione missionaria”.

“Dobbiamo tornare all’essenziale, a una fede non scontata, ma libera, scelta, testimoniata, proposta con amicizia e senza arroganza, parlando al cuore, con parole comprensibili e vite credibili, nei modi gioiosi. Non abbiamo timore di scelte coraggiose e responsabili – ha assicurato Zuppi -, per rivedere anche i nostri stessi meccanismi decisionali, non per complicare inutilmente, ma per essere comunità vive e responsabili”.

Anche nell’udienza nella Sala del Concistoro ai partecipanti alla Sessione Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo – il Papa, pur dopo essersi complimentato per il lavoro organizzativo e il gran numero di pellegrini del Giubileo (“più di 33 milioni!”), ha sottolineato come “non possiamo sottovalutare che, soprattutto nei Paesi dell’Occidente, la crisi della fede, insieme ad altri fattori socio-culturali, ha dato luogo a una diffusa indifferenza religiosa. La fede, a molti, appare come non più rilevante per la propria vita”.

“Il pericolo sotteso, non sempre percepito nella sua gravità, è che venga a mancare il respiro per quanto vi è di più propriamente umano, cioè la ricerca del senso – ha osservato -. Le grandi questioni esistenziali rimangono inevase, mentre dilaga una cultura tecnologica che dovrebbe rispondere ad ogni esigenza”.

Secondo papa Leone, “anche in tale contesto, l’incontro con Cristo è in grado di restituire pienezza di significato e di valore alla vita delle persone, e la Chiesa riscopre la perenne attualità del mandato che ha ricevuto dal Signore risorto. Nessuno può sostituirsi ad essa in questa missione, tanto urgente quanto necessaria per assicurare fondamenta affidabili al futuro dell’umanità, perché sia un futuro di pace, di giustizia, di libertà, di fraternità”.

“Il mondo ha più che mai sete di speranza – ha osservato ancora il Pontefice -. Desidera vivere nella pace e nella certezza che l’impegno per costruire una città degna di figli di Dio non solo è possibile ma reale, perché intriso di una speranza che offre obiettivi veri, non illusori. Non interrompiamo, dunque, questo annuncio, sorretto dalla promessa del Signore Gesù di rimanere sempre con noi; esso si rende visibile nella testimonianza che siamo chiamati a offrire per essere discepoli fedeli alla sua parola (cfr Mt 28,18-20)”.

Per il Papa, “l’evangelizzazione chiede di continuare a essere la motivazione fondamentale di ogni azione della Chiesa universale e delle comunità locali; solo così la fede stessa viene riscoperta sempre di nuovo nella sua bellezza ed esprime al meglio la sua credibilità”. “L’annuncio del Vangelo, che infonde speranza, non è una proposta utopica – ha aggiunto -: è una testimonianza che attrae in quanto manifesta la chiamata all’amore e alla verità”.

“L’evangelizzazione non fa affidamento sull’efficienza delle strutture o sulla rilevanza sociale, e nemmeno sul consenso che si può ricevere in qualche momento”, ha avvertito anche qui Leone XIV. E comunque, ha concluso, posto che “l’evangelizzazione deve misurarsi oggi, in modo particolare, anche con mutate condizioni e dinamiche nella trasmissione della fede di generazione in generazione”, “grande attenzione merita la forte richiesta di spiritualità che, soprattutto nei giovani, si fa strada e che si è espressa in maniera evidente in occasione del Giubileo dei giovani”.

Il Rosario del Papa per la pace

Intanto, proprio il Dicastero per l’Evangelizzazione rileva in una nota che “l’insistenza di Papa Leone XIV per la pace nel mondo continua a esprimersi anche attraverso il costante richiamo alla preghiera”. Dopo la Veglia celebrata nella Basilica di San Pietro lo scorso 11 aprile, a conclusione del mese
mariano, sabato 30 maggio, alle ore 19.00, il Pontefice presiederà la recita del Rosario presso la Grotta di Nostra Signora di Lourdes nei Giardini Vaticani.

In questa circostanza, tutti i Santuari del mondo saranno invitati a unirsi con i rispettivi pellegrini e
fedeli in preghiera con il Papa. Hanno già aderito i più grandi Santuari: il Santuario della Madre di Dio (Zarvanytsia, Ucraina); Il Santuario Internazionale di Nostra Signora della Pace e del Buon Viaggio (Antipolo, Filippine); Il Santuario della Beata Vergine del Rosario (Fatima, Portogallo); il Santuario della Madonna Regina della Pace (Medjugorje, Bosnia ed Erzegovina); il Santuario di Nostra Signora di Lourdes (Lourdes, Francia); il Santuario di S. Charbel Annaya (Byblos, Libano); il Santuario Pontificio della Santa Casa (Loreto, Italia).
Sarà possibile partecipare all’iniziativa, promossa dal Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo, fino ad esaurimento posti e previo ritiro dei biglietti in Via della Conciliazione 7, nei giorni precedenti al Santo Rosario, ovvero il 28, 29 e 30 maggio, dalle ore 9.30 alle ore 17.30. Il Dicastero fa presente che ci si potrà unire in preghiera con il Pontefice anche da Piazza San Pietro, mediante i maxischermi lì presenti.

[Foto: Vatican Media]