Il Papa all’Accademia ecclesiastica, “vocazione speciale dei diplomatici pontifici al servizio della pace, della verità e della giustizia”

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Nel 325° anno della fondazione, Leone XIV in visita all’istituzione che forma i futuri nunzi apostolici. Parolin, “dalla Pontificia Accademia Ecclesiastica risposte di pace per il mondo”.

ROMA – Il sacerdote diplomatico pontificio, “partecipando del ministero del Successore di Pietro, accoglie e coltiva una vocazione speciale a servizio della pace, della verità e della giustizia”. Così papa Leone XIV si è rivolto alla comunità della Pontificia Accademia Ecclesiastica – l’istituzione romana che forma i prelati alla carriera diplomatica e quindi i futuri nunzi apostolici – a cui ieri ha fatto visita nel 325° anno di fondazione.

“Anche quando le speranze di dialogo e riconciliazione sembrano svanire e la pace ‘come la dà il mondo’ viene calpestata e messa a dura prova, voi siete chiamati a continuare a portare a tutti la parola di Cristo Risorto: ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace’ (Gv 14,27) – ha osservato il Papa -. E prima ancora di tentare di costruirla con le nostre povere forze, davanti a quanti non la ricercano come dono di Dio, la vostra missione vi chiama ad esserne ‘ponti’ e ‘canali’, perché la grazia che viene dal cielo possa farsi strada tra le pieghe della storia”.

Il Diplomatico pontificio poi, – operando nei più diversi contesti culturali e negli Organismi Internazionali – “è particolarmente inviato a testimoniare la Verità che è Cristo, portandone il messaggio nel consesso delle Nazioni, e facendosi segno del Suo amore per quella porzione di umanità, che è affidata alla sua missione di pastore, prima ancora che di diplomatico”. ha raccomandato papa Leone.

“Come ho avuto modo di indicare all’inizio di quest’anno al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede – ha proseguito -, oggi è fortemente necessario che ‘le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe’, perché ‘solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti’ (Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2026)”. Anche per questo “è importante che portiate al mondo il Verbo della Vita, che si è rivelato non con l’affermazione di principi e idee astratti, ma facendosi carne”.

Infine, secondo papa Leone, “voi vi preparate a svolgere un peculiare ministero, che non si declina solo nella tutela del bene della comunità cattolica, ma di tutta la famiglia umana che abita una determinata Nazione o che partecipa delle istanze dei diversi Organismi internazionali”. Ciò “vi vuole promotori di tutte le forme di giustizia che aiutano a riconoscere, ricostruire e proteggere l’immagine di Dio impressa in ogni persona”. “Nella difesa dei diritti umani – tra cui spiccano quelli alla libertà religiosa e alla vita -, vi raccomando perciò di continuare a indicare la strada, non della contrapposizione e della rivendicazione, ma della tutela per la dignità della persona, dello sviluppo per i popoli e per le comunità e della promozione della cooperazione internazionale. Sono questi i soli strumenti che consentono di avviare autentici cammini di pace”, ha aggiunto.

“Cari Superiori e Alunni – ha concluso il Pontefice -, in un mondo segnato da tensioni, che sembra fare dei conflitti l’unico modo per affrontare bisogni e istanze, le nostre capacità di spenderci per il dialogo, l’ascolto e la riconciliazione possono sembrare insufficienti, a volte perfino inutili. Questo non ci deve scoraggiare! Continuiamo ad invocare con fiducia il dono della pace di Cristo, senza timore. E siate certi che il vostro generoso ministero, in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo, sarà sempre strumento per promuovere e custodire la dignità di ogni uomo e donna, creati a immagine e somiglianza di Dio, e per incrementare il bene comune”.

In un’intervista ai media vaticano, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, sottolinea come il compito affidato oggi alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, istituita il 25 aprile 1701, sia delineare “percorsi concreti di pace, fatti di principi, regole e strutture garanti dell’ordine tra le Nazioni”, soprattutto nell’attuale contesto di crisi dell’ordine internazionale.

I diplomatici pontifici, cioè “coloro che nei diversi Paesi e territori rappresentano il Successore di Pietro”, spiega Parolin, “sono chiamati a farlo in modo vigile e lucido, valutando le situazioni e i fatti, dialogando con le persone e scoprendo le loro esigenze e aspirazioni. Per questo loro modo di presentarsi nella Chiesa e nel mondo, hanno bisogno di quello slancio missionario che ne fa dei testimoni – autentici e preparati – della sollecitudine che il Papa ha per le Chiese locali e il popolo di Dio, come pure per l’azione che i governi realizzano verso la propria comunità civile e per quanto le Organizzazioni Internazionali compiono a servizio della famiglia umana”.

Il card. Parolin sottolinea che “la formazione dispensata dall’Accademia deve preparare al confronto con le strutture della comunità internazionale per partecipare ai dibattiti, identificare le linee emergenti e valutare i contenuti. Poi offre una lettura secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, ben cosciente che le questioni legate alla giustizia non hanno mai una soluzione definitiva e volendo garantire che i grandi temi dell’umanità di oggi e di domani siano non solo concreti, ma anche coerenti con quella ragionevolezza che è propria della Rivelazione cristiana”.

Per questo, prosegue il segretario di Stato vaticano, “la missione educativa e formativa della Pae è essenzialmente ecclesiale: nel preparare i futuri diplomatici tiene conto della presenza delle strutture ecclesiali nei diversi Paesi – dalle stazioni missionarie alle Conferenze episcopali – che espone l’azione della Santa Sede ben oltre un semplice soft power, poiché la chiama a un’accurata osservazione della realtà in continuo cambiamento e a un sano discernimento attraverso cui attribuire significato agli eventi e proporre azioni concrete. In questo contesto, la formazione degli alunni è orientata non solo a una cultura della qualità, ma a sviluppare quelle doti sacerdotali del farsi prossimo, dell’ascoltare, del dialogare e del dare testimonianza, con umiltà e mitezza”.

Inoltre, anche sulla base degli ultimi aggiornamenti della struttura e riforme dello statuto, “i diplomatici pontifici riceveranno una formazione che, sulla base degli indicatori che a livello internazionale contraddistinguono le Accademie Diplomatiche degli Stati, li avvicinerà maggiormente ai loro colleghi che sono formati nelle omologhe strutture educative con questa specifica vocazione”.

In ogni caso, aggiunge Parolin, “l’acquisire conoscenze teoriche va di pari passo con uno stile di vita da cui scaturisce un metodo di lavoro che consente al diplomatico pontificio di comprendere a fondo le dinamiche delle relazioni internazionali e di farsi apprezzare nell’interpretare i traguardi che è possibile raggiungere, senza nascondere le difficoltà che deve affrontare”. “La risposta alla crisi dell’ordine internazionale, generata da un rinnovato orientamento all’uso della forza e dal dileggio delle regole del diritto internazionale, può trovarsi solo nel delineare percorsi concreti di pace, fatti di principi, regole e strutture garanti dell’ordine tra le Nazioni. È il compito oggi affidato all’opera della Pontificia Accademia Ecclesiastica, a 325 anni dalla sua istituzione”, conclude il cardinale segretario di Stato.

[Foto: Vatican Media]