Il Papa all'Azione Cattolica, "più 'cultura dell'abbraccio' per un futuro di pace"

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E ai pellegrini dall'Ungheria ricorda, "da voi ho pregato per un futuro di speranza, non di guerra; un avvenire pieno di culle, non di tombe; un mondo di fratelli, non di muri".

"All’origine delle guerre ci sono spesso abbracci mancati o abbracci rifiutati, a cui seguono pregiudizi, incomprensioni, sospetti, fino a vedere l’altro un nemico. E tutto ciò purtroppo, in questi giorni, è sotto i nostri occhi, in troppe parti del mondo! Con la vostra presenza e con il vostro lavoro, invece, voi potete testimoniare a tutti che la via dell’abbraccio è la via della vita". Lo ha detto papa Francesco durante l'incontro di stamane in Piazza San Pietro, "A braccia aperte", con l'Azione Cattolica Italiana.

"L’abbraccio è una delle espressioni più spontanee dell’esperienza umana. La vita dell’uomo si apre con un abbraccio, quello dei genitori, primo gesto di accoglienza, a cui ne seguono tanti altri, che danno senso e valore ai giorni e agli anni, fino all’ultimo, quello del congedo dal cammino terreno", ha osservato il Pontefice.

Ma "lo slancio che oggi esprimete in modo così festoso non è sempre accolto con favore nel nostro mondo: a volte incontra chiusure, a volte incontra resistenze, per cui le braccia si irrigidiscono e le mani si serrano minacciose, divenendo non più veicoli di fraternità, ma di rifiuto, di contrapposizione, anche violenta a volte, un segno di diffidenza nei confronti degli altri, vicini e lontani, fino a portare al conflitto. Quando l’abbraccio si trasforma in un pugno è molto pericoloso".

Secondo Francesco, comunque, "un abbraccio può cambiare la vita, mostrare strade nuove, strade di speranza".

"Allora, fratelli e sorelle, la 'cultura dell’abbraccio', attraverso i vostri cammini personali e comunitari, crescerà nella Chiesa e nella società, rinnovando le relazioni familiari ed educative, rinnovando i processi di riconciliazione e di giustizia, rinnovando gli sforzi di comunione e di corresponsabilità, costruendo legami per un futuro di pace (cfr Discorso al Consiglio Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, 30 aprile 2021)", ha aggiunto il Papa.

In precedenza, incontrando sempre stamane nell'Aula Paolo VI i pellegrini dall'Ungheria, accompagnati dal presidente della Repubblica Tamàs Sulyok, il Pontefice ha voluto ricordare il viaggio compiuto nel Paese. "A Budapest, bella città di ponti e di santi, sono stato pellegrino per pregare insieme con voi. Pregare per l’Europa, per 'il desiderio di costruire la pace, di dare alle giovani generazioni un futuro di speranza, non di guerra; un avvenire pieno di culle, non di tombe; un mondo di fratelli, non di muri' (Regina Caeli, 30 aprile 2023)", ha rievocato.

"Il Risorto, apparendo in mezzo ai suoi discepoli, ha donato loro la pace. Non dimentichiamo, fratelli e sorelle, che la realizzazione di questo grande dono inizia nel cuore di ognuno di noi; inizia davanti alla porta di casa mia quando, prima di uscire, decido se voglio vivere quel giorno come un uomo o una donna di pace, cioè di vivere in pace con gli altri. La pace nasce quando decido di perdonare, anche se è difficile, e questo riempie il cuore di gioia", ha quindi sottolineato.

"Come amico - ha detto ancora il Papa - ho incontrato anche persone in condizioni di sofferenza: profughi, poveri, emarginati. Vi ringrazio perché avete il cuore aperto verso i profughi ucraini che hanno lasciato il loro Paese a causa della guerra. E apprezzo anche i vostri sforzi di integrare coloro che vivono nelle periferie della società". "Grazie per la vostra fedeltà a Cristo, manifestata nella testimonianza della fede e nell’ecumenismo vissuto, nei rapporti con i vostri vicini, nella carità accogliente anche di chi è diverso, nel rispetto di ogni vita umana e nella cura responsabile per l’ambiente", ha concluso.

(Photo Credits: Azione Cattolica Ambrosiana)