
Il Papa alle Canarie, “m’inchino alla dignità dei migranti. Non abituiamoci a contare i morti: l’Europa non può permettere che Mediterraneo e Atlantico siano cimiteri senza lapidi”

Leone XIV dedica la tappa conclusiva del viaggio in Spagna, a Las Palmas de Gran Canaria e a Santa Cruz de Tenerife, alle tragedie dei migranti e alle necessità di accoglienza e integrazione. “La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”, avverte. “Ogni vita che arriva ci chiede che cosa resta della nostra umanità. Prima o poi, si saprà se questa umanità abbiamo saputo custodirla o se abbiamo lasciato che l’indifferenza parlasse per noi”. La Comunità di Sant’Egidio, “un discorso che scuote l’Europa e l’invita a un profondo esame di coscienza su come trattare il fenomeno dell’immigrazione”. E rivolto ai trafficanti di esseri umani papa Leone tuona: “Fermatevi! Convertitevi! Dovrete rendere conto al giudizio di Dio”.
CITTA’ DEL VATICANO, 12 GIU – Leone XIV conclude oggi il suo viaggio apostolico in Spagna con gli ultimi appuntamenti nelle Isole Canarie, tappa di chiusura di questo trionfale tour in terra iberica, iniziato il 6 giugno, dopo quelle di Madrid e Barcellona.
Il Papa, proveniente dalla metropoli catalana, è giunto ieri a Las Palmas de Gran Canaria, dove ha sùbito incontrato le realtà di accoglienza dei migranti nel porto di Arguineguín: il senso della tappa nell’arcipelago atlantico, crocevia di tanti attraversamenti dall’Africa, è di soffermarsi sul fenomeno migratorio verso l’Europa e sulle tragedie dei naufragi in mare con i cayucos e le pateras, come pure della tratta di persone, temi che il Pontefice ha immediatamente affrontato, tra l’altro gettando una corona nelle acque del porto e pregando davanti a una croce fatta con il legno dei barconi.
“Qui giungono tante vite ferite, spogliate di quasi tutto, ma mai, mai della loro dignità. Qui il Vangelo ci strappa dal posto comodo dello spettatore e ci pone di fronte al fratello che arriva. Ci chiede se abbiamo saputo riconoscere Cristo in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame e dalla violenza, dopo il deserto, la notte e il mare”, ha esordito papa Leone nel suo discorso sulla banchina, davanti a una rappresentativa di migranti, di cui ha ascoltato alcune testimonianze.
“Come potete vedere – ha proseguito -, porto alla mano l’anello che si chiama ‘del Pescatore’. Il suo stesso nome ci conduce al lago di Galilea, dove Cristo chiamò Pietro e gli disse: ‘D’ora in poi sarai pescatore di uomini’ (Lc 5,10). La Chiesa ha letto quel versetto come immagine della sua missione. Ma qui e in luoghi come El Hierro, quel mandato assume una forza letterale e dolorosa. Quell’isola, piccola per estensione, ma grande in umanità, ha visto arrivare migliaia di persone strappate dalla loro terra e affidate alla fragilità di un cayuco. Vi sono persone soccorse in mare e corpi senza vita recuperati dalle acque. Per questo il Successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi. La Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana. I discepoli di Gesù non possono considerare estraneo il clamore di chi grida dalla notte”.

“Nel linguaggio biblico, il mare può essere immagine di minaccia, oscurità e caos”, ha osservato il Pontefice. “Anche oggi esistono mostri che si aggirano in questi mari: mafie che trafficano nella disperazione, trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio”, ha denunciato.
E la voce di Cristo “continua a risuonare contro le forze che divorano, schiavizzano e scartano tanti nostri fratelli e sorelle. Lì dove Cristo ordina al mare di tacere, la Chiesa non può rimanere muta di fronte a coloro che sono abbandonati alle sue acque”. “Grazie di cuore – ha aggiunto – a tutti coloro che si uniscono ai soccorsi, all’accoglienza e all’accompagnamento, testimoniando che la misericordia concreta può salvare e può cambiare molte vite”.
“Ogni vita umana è una benedizione di Dio. Nessuno può comprarla, venderla, usarla o scartarla, perché in ogni persona risplende l’immagine e la somiglianza del Creatore (cfr Gen 1,27)”, ha detto ancora il Papa, parlando del “dramma di tante persone costrette a partire perché la povertà, la guerra, la minaccia o lo sfruttamento hanno chiuso loro ogni altra strada”.
“Cari migranti: prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità – ha affermato Leone -. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare. Ma voglio anche dirvi che la vostra vita deve essere protetta. Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà. Quelle false promesse sono ‘canti delle sirene’, sono industrie di morte”.

“Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza – ha avvertito -: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”. E “anche la Chiesa deve lasciarsi interpellare. L’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari”.
“Da quest’isola, vorrei che la voce di coloro che hanno parlato oggi raggiungesse chi ha in mano responsabilità decisive – autorità civili, parlamenti, governi e organizzazioni internazionali – e anche le comunità cristiane, le altre tradizioni religiose e tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?”, ha sottolineato Prevost.
Secondo il Papa, “la dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra”.
“Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare – ha aggiunto -: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”.

Invocando Dio, Leone XIV ha chiesto che “ci conceda di riconoscerlo oggi nei poveri e negli stranieri, e ci liberi dal guardare il dolore altrui come se non ci appartenesse. Che Nostra Signora del Carmelo accompagni coloro che sono arrivati, consoli chi ha perso i propri cari, sostenga quelli che li accolgono e risvegli in tutti noi il coraggio della misericordia”. “E che la storia non debba accusarci di aver trasformato il dolore di chi soffre in un paesaggio abituale delle nostre coste – ha concluso -. Perché oggi, qui, in riva al mare, ogni vita che arriva ci chiede che cosa resta della nostra umanità. Prima o poi, si saprà se questa umanità abbiamo saputo custodirla o se abbiamo lasciato che l’indifferenza parlasse per noi”.
Sempre ieri a Las Palmas, il Papa ha incontrato i vescovi e il clero nella Cattedrale di Sant’Anna, poi ha celebrato la messa nello Stadio di Gran Canaria, invitando nell’omelia a pregare “per le anime dei fratelli e delle sorelle che hanno perso la vita in mare”, e “ad abbracciare maternamente chi soffre, ma al tempo stesso a preparare e spingere chi è stato ferito a rialzarsi e a rimettersi in marcia, per una vita libera e degna”. “La nostra carità non dev’essere mero assistenzialismo, ma è volta a integrare le persone, per la loro piena realizzazione – spirituale, intellettuale e fisica – e il loro inserimento degno e costruttivo nella comunità. Solo così il nostro incontrarci, anche a fronte di vicende difficili e dolorose, diventa occasione per gettare semi di speranza nel cammino dell’umanità verso un futuro migliore”, ha osservato.
“Le parole pronunciate oggi alle Canarie da Papa Leone XIV sui migranti resteranno incise nella memoria storica della Chiesa, insieme a quella dell’Europa e del mondo intero”, ha commentato la Comunità di Sant’Egidio. Ma prima ancora “si ricorderà quel suo gesto così significativo di inchinarsi, all’inizio del suo discorso, di fronte alla ‘dignità’ di chi è costretto a lasciare la propria terra perché in guerra o perché gli è negato il futuro”. “Una dignità – ha detto con forza – che non si cancella una volta passata una frontiera perché i profughi non sono numeri ma persone, famiglie, drammi di un’intera generazione”.
“Ringraziamo di cuore Papa Leone per la sua chiarezza evangelica e invitiamo tutti ad ascoltarlo: nazioni e cittadini, governanti e popoli, perché si cambi lo sguardo umano e politico nei confronti dei migranti, si vinca l’indifferenza o, peggio, il rifiuto, e si prospetti un futuro fatto di accoglienza e integrazione”. È ciò che la Comunità di Sant’Egidio, insieme ad altre realtà cristiane e associazioni della società civile, “sta tentando di vivere ormai da dieci anni con l’esperienza dei corridoi umanitari, che hanno permesso di far arrivare in Europa oltre 9mila persone salvandole dai trafficanti di esseri umani e inserendole nelle nostre società con grande profitto per chi accoglie come per chi viene accolto”. “Si moltiplichino le forme di ingresso regolare che farebbero molto meglio al nostro continente rispetto alle paure che alimentano rifiuti ingiustificati e disumani”, ha concluso Sant’Egidio.

Oggi, prima del volo di ritorno a Roma (durante il quale ci sarà la consueta conferenza stampa con i giornalisti al seguito), Leone XIV incontra a Santa Cruz de Tenerife i migranti del Centro ‘Las Raìces’, quindi le realtà di integrazione dei migranti in ‘Plaza del Cristo de La Laguna’ e celebra la messa nel porto. Nel primo incontro, in un luogo dove si sarebbe voluto recare papa Francesco, oltre a riconoscere come “tutti – in qualche modo – siamo migranti”, ha esortato “a fare di questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno”. In questo senso, ha detto, “ringrazio per la collaborazione da parte del Governo, delle diverse istituzioni e di tanti uomini e donne di buona volontà, che rendono possibile questo concreto aiuto umanitario, che restituisce speranza e dignità a tante persone”.
Nel secondo, ha dapprima spiegato che “la solidarietà nasce dal riconoscimento della dignità umana e va oltre ogni concessione riduttiva o semplice atto di filantropia” e che “Integrare non significa cancellare la storia di chi arriva né esigere che lasci alle spalle tutto ciò che fa parte della sua memoria. Non significa nemmeno creare mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente. Integrare è un cammino reciproco: chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro”.
Quindi ha avvertito che “una coscienza umana, e ancor più una coscienza cristiana, non può rimanere indifferente di fronte alle vittime dei naufragi e alla mancanza di soccorso, di fronte ai cimiteri del mare. Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana”. Tuttavia, ha aggiunto, “esiste anche un naufragio silenzioso dopo l’arrivo: ritrovarsi soli in una città, senza lingua, senza legami, senza lavoro, senza fiducia ed esposti a chi approfitta della vulnerabilità. Integrare significa impedire questo secondo naufragio. Significa aiutare chi è arrivato ferito a non rimanere per sempre bloccato nel proprio dolore, ma a poter rimettersi in piedi, riconoscere i propri doni e offrirli alla comunità”.
Ma soprattutto, papa Leone ha voluto “rivolgere una parola chiara a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare”. “Fermatevi! Convertitevi!”, ha tuonato Prevost: “Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui. Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro. Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina”. Un anatema e un richiamo alla conversione, quelli di Leone XIV, che ricordano quelli di Giovanni Paolo II prima e di papa Francesco poi in terra siciliana, rivolti verso i mafiosi.
[Foto: Vatican Media]


