
Il Papa alle tv americane, “spero di venire presto negli Stati Uniti”

Interviste a Nbc e Telemundo in occasione dell’evento con Andrea Bocelli a Castel Gandolfo. “Dell’America amo la libertà e l’aver accolto persone di tutto il mondo”, afferma Leone XIV.
CASTEL GANDOLFO (ROMA), 30 LUGLIO – Nonostante i contrasti col presidente Trump e l’intera amministrazione Usa, Leone XIV intende recarsi al più presto in visita negli Stati Uniti, suo Paese natale. Lo afferma in due interviste ad altrettante emittenti tv statunitensi, una in inglese e una in spagnolo, rilasciate ieri sera a Castel Gandolfo in occasione dell’incontro di preghiera e fraternità “Cantico di Pace”, con la partecipazione di Andrea Bocelli, promosso dal Borgo Laudato si’.
E in particolare parlando con Telemundo, rete tv in lingua spagnola con sede a Miami, il Papa lancia anche un messaggio di incoraggiamento e speranza ai tanti immigrati, compresi i numerosissimi ‘latinos’, che oggi negli Stati Uniti vivono nella paura per le brutali politiche anti-migranti del governo Trump.
“Abbiate speranza, cercate di vivere in modo ordinato, riconoscendo che chi ha subito crimini, reati, cose del genere, beh, non può costruire una società in questo modo. Quindi, dobbiamo imparare a vivere in pace, ma dobbiamo anche avere il coraggio, la speranza che ci aiuterà sempre tutti”, dice il Papa rispondendo in spagnolo all’intervistatore Julio Vaqueiro. E alla domanda se conta di trasmettere il suo messaggio di persona negli Usa risponde: “Beh, spero di venire, naturalmente”.

Papa Leone si sofferma anche su “qualcosa che abbiamo appena visto in questo concerto di bambini di diverse nazionalità, etnie, forse religioni diverse, tutti che cantavano insieme una musica meravigliosa. La bellezza, credo, era un invito per tutti noi a guardare oltre e a vedere la bellezza che si può creare o alla quale possiamo partecipare quando mettiamo da parte alcune differenze e riconosciamo la ricchezza dell’essere umano, creato a immagine di Dio”.
“Le preghiere che due dei bambini, forse più di due, hanno recitato nell’ultima parte del concerto – prosegue il Pontefice – parlavano proprio come bambini che chiedevano a noi adulti: ‘Perché c’è la guerra e non la pace? Perché c’è l’odio e non l’amore?’. Credo che i bambini possano insegnarci molto e che dobbiamo riscoprire i valori, il tesoro insito nell’essere umani, nell’essere tutti fratelli e sorelle, per comprendere che possiamo tutti partecipare veramente a una società che ama la pace, che cerca la pace, che si accetta reciprocamente nonostante le differenze”.
“Se lavoriamo tutti insieme per la pace, possiamo superare tante situazioni che causano conflitti e odio”, aggiunge.
E sul fatto se gli interessa portare personalmente questo messaggio negli Stati Uniti, “personalmente, nel senso di una visita, naturalmente – conclude -. Sono grato ai media, che hanno diffuso molti dei messaggi che ho voluto trasmettere, e so che il messaggio di pace, di amore, di collaborazione per creare armonia può arrivare”.
Anche col network Nbc e l’intervistatore Tom Llamas, Prevost ribadisce il suo desiderio di recarsi quanto prima negli Usa. “Mi vedranno là”, dice agli americani, parlando in questo caso in inglese. E rivela: “per coincidenza, proprio oggi stavamo guardando il calendario per i prossimi due anni. Non c’è ancora nulla di definitivo, ma spero davvero di andarci presto”.
Alla domanda su quanto sia importante per lui essere americano, Leone precisa: “penso a me stesso più come al Papa che, solo per caso, è americano. Non per sminuire ciò che significa essere americano. Sono nato negli Stati Uniti. La mia famiglia vive ancora negli Stati Uniti. Nutro un grande amore per l’America”. “Ma intendo la mia missione come qualcosa che ha una dimensione molto importante, cioè proprio quella di essere il pastore di una Chiesa universale e di avere una voce e un’opportunità di parlare alle persone di tutto il mondo”, osserva.
“Perciò metto le cose in quest’ordine e, al tempo stesso, riconosco che, sia per me sia per il popolo degli Stati Uniti, a giudicare dalla reazione che abbiamo visto dall’8 maggio dello scorso anno, essere il primo Papa americano ha un grande significato”, aggiunge il Pontefice.
E su che cosa ama dell’America Prevost risponde: “Tante cose. In un certo senso, parlando di principi: quello che l’America rappresenta, il senso di libertà, il senso di opportunità, il fatto di aver invitato, per generazioni, persone provenienti da tutto il mondo a essere parte dell’America”. “Vengo da una famiglia di immigrati da parte dei miei nonni. Dal lato di mia madre ci sono persone che furono sia schiavi sia proprietari di schiavi”, sottolinea il Papa.
“C’è una storia, se vogliamo, di crescita e quel tipo di esperienza che mi aiuta a riconoscere me stesso come una delle più grandi ricchezze degli Stati Uniti – conclude Leone XIV -. E continuo a sostenere i principi che, per così tanti anni, hanno fatto parte dell’essere americani, e questo continuerà”.
[Foto: NBC News, OSV News]



