
Il Papa all”Urbi et Orbi’, “la pace è responsabilità di tutti, non lasciamoci vincere dall’indifferenza”

Nel Messaggio natalizio dalla Loggia centrale di San Pietro, le invocazioni per la fine di tutte le guerre nel mondo, “specialmente di quelle dimenticate”. Dall’Ucraina a Gaza e al Medio Oriente, dall’Africa all’America Latina e all’Asia: “possiamo e dobbiamo fare ognuno la propria parte per respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”.
CITTA’ DEL VATICANO, 25 DIC – “Sorelle e fratelli, ecco la via della pace: la responsabilità. Se ognuno di noi – a tutti i livelli –, invece di accusare gli altri, riconoscesse prima di tutto le proprie mancanze e ne chiedesse perdono a Dio, e nello stesso tempo si mettesse nei panni di chi soffre, si facesse solidale con chi è più debole e oppresso, allora il mondo cambierebbe”. E “senza un cuore libero dal peccato, un cuore perdonato, non si può essere uomini e donne pacifici e costruttori di pace”: con la grazia del Salvatore, “possiamo e dobbiamo fare ognuno la propria parte per respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”. Lo ha detto papa Leone XIV nel Messaggio natalizio prima della Benedizione “Urbi et Orbi” dalla Loggia centrale della Basilica vaticana, davanti a una Piazza San Pietro bagnata dalla pioggia.
In questo suo primo Natale da Pontefice, dopo le messe in Basilica ieri sera per quella della notte e stamattina per la liturgia del giorno, Leone ha voluto “inviare un caloroso e paterno saluto a tutti i cristiani, in modo speciale a quelli che vivono in Medio Oriente, che ho inteso incontrare recentemente con il mio primo viaggio apostolico”. “Ho ascoltato le loro paure e conosco bene il loro sentimento di impotenza dinanzi a dinamiche di potere che li sorpassano – ricordato -. Il Bambino che oggi nasce a Betlemme è lo stesso Gesù che dice: ‘Abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!’ (Gv 16,33)”.
Il Papa ha invocato “giustizia, pace e stabilità per il Libano, la Palestina, Israele, la Siria, confidando in queste parole divine: ‘Praticare la giustizia darà pace. Onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre’ (Is 32,17)”.
Ha quindi affidato “al Principe della Pace” “tutto il Continente europeo, chiedendogli di continuare a ispirarvi uno spirito comunitario e collaborativo, fedele alle sue radici cristiane e alla sua storia, solidale e accogliente con chi si trova nel bisogno”. “Preghiamo in modo particolare per il martoriato popolo ucraino – ha detto -: si arresti il fragore delle armi e le parti coinvolte, sostenute dall’impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso”.
Prevost ha anche implorato “pace e consolazione per le vittime di tutte le guerre in atto nel mondo, specialmente di quelle dimenticate; e per quanti soffrono a causa dell’ingiustizia, dell’instabilità politica, della persecuzione religiosa e del terrorismo”. E ha ricordato “in modo particolare i fratelli e le sorelle del Sudan, del Sud Sudan, del Mali, del Burkina Faso e della Repubblica Democratica del Congo”.
In questi ultimi giorni del Giubileo della Speranza, pepe Leone ha invitato a pregare “per la cara popolazione di Haiti, affinché cessi ogni forma di violenza nel Paese e possa progredire sulla via della pace e della riconciliazione”. E ha chiesto al Bambino Gesù che “ispiri quanti in America Latina hanno responsabilità politiche, perché, nel far fronte alle numerose sfide, sia dato spazio al dialogo per il bene comune e non alle preclusioni ideologiche e di parte”.
Ancora al “Principe della Pace” il Pontefice ha domandato di “illuminare il Myanmar con la luce di un futuro di riconciliazione: ridoni speranza alle giovani generazioni, guidi l’intero popolo birmano su sentieri di pace e accompagni quanti vivono privi di dimora, di sicurezza o di fiducia nel domani”. E ha chiesto “che si restauri l’antica amicizia tra Thailandia e Cambogia e che le parti coinvolte continuino ad adoperarsi per la riconciliazione e la pace”.
Il Papa ha ricordato anche “le popolazioni dell’Asia meridionale e dell’Oceania, provate duramente dalle recenti e devastanti calamità naturali, che hanno colpito duramente intere popolazioni”. Di fronte a tali prove, ha aggiunto, “invito tutti a rinnovare con convinzione il nostro impegno comune nel soccorrere chi soffre”.
“Non lasciamoci vincere dall’indifferenza verso chi soffre – ha quindi ammonito -, perché Dio non è indifferente alle nostre miserie”. “Nel farsi uomo, Gesù assume su di sé la nostra fragilità, si immedesima con ognuno di noi – ha sottolineato -: con chi non ha più nulla e ha perso tutto, come gli abitanti di Gaza; con chi è in preda alla fame e alla povertà, come il popolo yemenita; con chi è in fuga dalla propria terra per cercare un futuro altrove, come i tanti rifugiati e migranti che attraversano il Mediterraneo o percorrono il Continente americano; con chi ha perso il lavoro e con chi lo cerca, come tanti giovani che faticano a trovare un impiego; con chi è sfruttato, come i troppi lavoratori sottopagati; con chi è in carcere e spesso vive in condizioni disumane”.
E dopo aver citato la poesia “Wildpeace” del poeta israeliano Yehuda Amichai (1924-2000), papa Leone ha chiesto che In “questo giorno santo, apriamo il nostro cuore ai fratelli e alle sorelle che sono nel bisogno e nel dolore”.
“Tra pochi giorni terminerà l’Anno giubilare – ha concluso -. Si chiuderanno le Porte Sante, ma Cristo, nostra speranza, rimane sempre con noi! Egli è la Porta sempre aperta, che ci introduce nella vita divina. È il lieto annuncio di questo giorno: il Bambino che è nato è il Dio fatto uomo; egli non viene per condannare, ma per salvare; la sua non è un’apparizione fugace, Egli viene per restare e donare sé stesso. In Lui ogni ferita è risanata e ogni cuore trova riposo e pace. ‘Il Natale del Signore è il Natale della pace'”. E dopo la Benedizione “alla città e al mondo”, anche gli auguri di Buon Natale in dieci lingue, compreso il latino.
[Foto: vatican.va]


