
Il Papa apre il Concistoro: “la guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio”

L’omelia di Leone XIV nella messa in San Pietro con i cardinali di tutto il mondo: “il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche”.
CITTA’ DEL VATICANO, 26 GIUGNO – “La guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche”. E’ quanto ha affermato Leone XIV nella messa nella Basilica di San Pietro, all’Altare della Cattedra, con cui stamane ha aperto il Concistoro straordinario al quale ha convocato i cardinali di tutto il mondo. “L’unità della famiglia umana precede i singoli popoli e Stati. Non si tratta solo di un dato biologico: è un principio etico. La pace è un dovere di giustizia perché siamo un’unica famiglia umana, una magnifica humanitas che trova in Cristo il proprio Capo e Redentore”, ha sottolineato.
“Chiediamo il dono della pace nell’unità – ha aggiunto il Pontefice -. Mentre invitiamo tutti i popoli alla fede, nella quale siamo davvero liberi, tensioni internazionali e conflitti feriscono gravemente la famiglia umana. Tuttavia, non mancano, anzi, si moltiplicano nella Chiesa e nel mondo iniziative ed esperienze che richiamano al rispetto della dignità umana, della giustizia, del diritto, semplicemente dell’umano”. Questo, ha osservato, “è motivo di speranza, perché attesta la bellezza dell’opera di Dio, il quale ci ha creati a sua immagine e somiglianza, come segno della sua gloria nel mondo. Quando questo segno viene ferito, tutti siamo feriti. Quando è corrotto, tutti ne soffriamo. Quando è ucciso, tutti ci sentiamo lacerati”.
Secondo il Papa, “riflettendo sull’Enciclica che ho promulgato il 15 maggio scorso, occorre perciò proseguire nel cammino tracciato da San Paolo VI: quando egli ‘introdusse l’espressione ‘civiltà dell’amore’, il mondo era segnato dalla Guerra fredda, dalla corsa agli armamenti e da forti squilibri economici. In quel contesto, la Chiesa indicava una via alternativa all’opposizione ideologica tra sistemi, immaginando un ordine sociale in cui giustizia e carità si intrecciano’ (Lett. enc. Magnifica humanitas, 186. Cfr S. Paolo VI, Regina Caeli, 17 maggio 1970)”. È così, infatti, ha detto Leone, “che la testimonianza cristiana diventa profezia di un mondo nuovo, evangelizzazione e servizio, progetto culturale e sociale che promuove integralmente lo sviluppo umano. Mentre annuncia il Vangelo, tra gioie e persecuzioni, la Chiesa non è mai di parte: è per tutti, e a ciascuno rivolge l’identica parola di conversione e di salvezza”.
La pace come “banco di prova della maturità dei popoli” è proprio uno dei temi del secondo Concistoro straordinario del pontificato, convocato da Leone XIV per il 26 e 27 giugno. La situazione del mondo e l’enciclica Magnifica Humanitas sono al centro dei lavori del Collegio cardinalizio, che si svolgeranno in Aula Paolo VI e nell’Aula Nuova del Sinodo, alla presenza del Papa che aprirà e concluderà i lavori. La sera del 27 giugno i porporati ceneranno con il Pontefice, per poi concelebrare con lui, il 29 giugno, la messa nella basilica di San Pietro. Quattro le sessioni del Concistoro, mattutine e pomeridiane, oltre alle celebrazioni liturgiche e ai momenti di dialogo con il Pontefice. Per favorire uno scambio libero, ai cardinali è stata chiesta massima riservatezza, testimoniata anche dai lavori a porte chiuse, senza la presenza della stampa.
La prima sessione, svoltasi stamane, è stata dedicata a “una meditazione condivisa sulla situazione internazionale, a partire dalle sofferenze, dalle tensioni e dagli interrogativi che attraversano oggi il mondo”. La seconda e la terza sessione avranno invece al centro un approfondimento dell’enciclica Magnifica Humanitas. La quarta sessione sarà infine incentrata su un aggiornamento riguardante il processo di attuazione del Sinodo. Il Concistoro straordinario si pone in continuità con il primo, convocato dal Papa il 7 e l’8 gennaio scorso, e nel quale Leone aveva rivelato, a sorpresa, che sarebbe diventato un vero e proprio metodo di lavoro.

“Nel Concistoro dello scorso gennaio avevo espresso un desiderio semplice: che questi incontri ci aiutassero a imparare sempre più a ‘lavorare insieme nel servizio della Chiesa’ e a proseguire ‘una conversazione che mi aiuti nel servizio della missione di tutta la Chiesa’ – ha ricordato oggi Leone XIV nel suo intervento nella sessione d’apertura -. Non erano soltanto parole introduttive. Continuo a pensare che questa sia una delle responsabilità più importanti affidate al Collegio Cardinalizio. Anche noi, come tutta la Chiesa, impariamo camminando. La comunione non è mai un risultato acquisito una volta per tutte: rimane una conversione quotidiana, che prende forma nella preghiera, e attraverso atteggiamenti concreti, relazioni di fiducia e disponibilità ad ascoltarci reciprocamente”.
Ricordando che tra i temi di questo Concistoro c’è anche una riflessione collettiva “sulla cultura della potenza e sulla civiltà dell’amore”, Prevost ha rimarcato come molti dei cardinali provengano “da terre segnate dalla guerra, dalla violenza, dalla polarizzazione sociale o religiosa. Ma nessuno di noi è estraneo alle molte forme di conflitto, di sopraffazione e di frattura che attraversano oggi le nostre società”. Per questo “il discernimento che siamo chiamati a compiere riguarda tutti e interpella la missione della Chiesa in ogni contesto. L’Enciclica Magnifica humanitas ci offre alcune chiavi preziose per leggere questo tempo. Mi interessa soprattutto ascoltare come queste pagine risuonano nelle vostre Chiese, quali interrogativi suscitano, quali prospettive aprono, quali passi suggeriscono. Una enciclica continua infatti il suo cammino quando viene accolta, interpretata e incarnata nella vita concreta delle Chiese”.
“Tutti i temi che affronteremo – lo sguardo sul mondo, la pace, il bene comune, la sinodalità – convergono in un’unica domanda: come possiamo aiutare oggi le nostre Chiese ad annunciare il Vangelo con maggiore fedeltà, libertà e credibilità? La missione non è uno dei molti compiti della Chiesa. È la sua ragione di esistere e, proprio per questo, diventa anche il criterio che orienta il nostro discernimento”, ha detto ancora il Pontefice. “Conto su di voi perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa. Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli. Ho bisogno della vostra libertà, della vostra franchezza e della vostra lealtà”, ha concluso.
[Foto: Vatican Media]


