Il Papa, “basta strumentalizzazioni del nome di Dio a fini militari, economici o politici”

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Leone XIV riceve una delegazione della comunità musulmana del Senegal. “Oggi il mondo ha bisogno di una diplomazia e di un dialogo religioso fondati sulla pace, sulla giustizia e sulla verità”, afferma. Al Regina Caeli appello per il Sahel.

CITTA’ DEL VATICANO, 10 MAG – “Oggi il mondo ha bisogno di una diplomazia e di un dialogo religioso fondati sulla pace, sulla giustizia e sulla verità”. Lo ha affermato papa Leone XIV incontrando ieri in Vaticano una delegazione dei capi e dei rappresentanti della comunità musulmana del Senegal.

“Cristiani e musulmani – ha detto il Pontefice -, crediamo insieme che ogni essere umano sia modellato dalle mani di Dio, e quindi rivestito di una dignità che nessuna legge né alcun potere umano hanno il diritto di confiscare (cfr. Gn  1, 27).  Le nazioni del mondo l’hanno così proclamato: ‘Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti’. È su questo fondamento di fraternità, nell’origine dell’umanità e nella fede che assumiamo insieme la nostra responsabilità comune: condannare ogni forma di discriminazione e di persecuzione fondata sulla razza, la religione o l’origine; rifiutare ogni strumentalizzazione del nome di Dio a fini militari, economici o politici: alzare la nostra voce a favore di ogni minoranza che soffre”.

Leone ha fatto quindi riferimento a quanto da lui detto a Bamenda in Camerun: “Guai […] a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi […], trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso” (Discorso nell’incontro per la pace, Bamenda, 16 aprile 2026).

“Sono lieto di accogliervi, voi che rappresentate i confratelli e le comunità musulmane del Senegal, accanto ai rappresentanti della Chiesa cattolica di questo Paese”, ha sottolineato il Papa, definendo l’incontro “un’espressione significativa della nostra amicizia e del nostro impegno comune a promuovere una società inclusiva, pacifica e fraterna”.

 “Venite dal Senegal, Paese della ‘teranga ‘ – l’ospitalità e la solidarietà -, terra di legami familiari vivi, di convivialità e di coesistenza pacifica tra cristiani, musulmani e credenti di altre tradizioni”, ha osservato: “Questa realtà costituisce il fondamento di un dialogo tra popoli diversi per la loro appartenenza religiosa e la loro origine etnica. Tale tesoro di fraternità, che va custodito con cura, è un bene prezioso non solo per la vostra nazione, ma anche per l’intera umanità”.

 Purtroppo, ha continuato Prevost, “nel continente africano persistono conflitti armati, che generano gravi carenze umanitarie, profonde disuguaglianze che ogni giorno mettono alla prova intere popolazioni, senza dimenticare l’inquietante aumento dell’estremismo violento”. A ciò si aggiungono “flussi crescenti di migranti e di rifugiati, discorsi di odio che avvelenano il tessuto sociale, l’indebolimento del legame familiare e l’erosione dei riferimenti etici e spirituali, in particolare tra i giovani”.

 In questo contesto, ha evidenziato papa Leone, “i valori incarnati dallo spirito della ‘teranga‘ e il dialogo interreligioso sono uno strumento prezioso per allentare le tensioni e costruire una pace duratura”. E anche qui ha voluto citare uno dei discorsi pronunciati nel recente viaggio in Africa, in particolare in Camerun: “Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco” (Discorso nell’incontro con le autorità, con la società civile e con il Corpo diplomatico, Yaoundé, 15 aprile 2026).

“Prego affinché Dio, l’Onnipotente, faccia rinascere il desiderio di comprenderci meglio reciprocamente, di ascoltarci gli uni gli altri e di vivere insieme nel rispetto e nella fraternità – ha concluso il Papa -. Che Egli vi conceda il coraggio di percorrere la via del dialogo, di rispondere ai conflitti con gesti di fraternità e di aprire il vostro cuore agli altri, senza temere le differenze. Infine prego affinché il vostro impegno a favore della pace, della giustizia e della fraternità rechi numerosi frutti, portando a una collaborazione sempre più profonda tra le diverse parti per il bene dell’umanità”.

Sempre ieri il Pontefice ha ricevuto in udienza il Consiglio di amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, che di recente a Dakar ha rinnovato i suoi Statuti ed eletto i nuovi vertici. “in un mondo che deve affrontare sfide complesse quali le tensioni geopolitiche, le disuguaglianze, le guerre, i problemi legati all’insicurezza, al terrorismo, all’instabilità politica ed economica, le crisi climatiche – tra le cui conseguenze ci sono, tra l’altro, i flussi migratori – la pertinenza della missione di questa fondazione appare più evidente che mai!”, ha affermato Leone XIV. “Attraverso il suo fine principale, contribuisce all’opera di Dio, alla tutela della ‘casa comune’, e mette in evidenza la vostra responsabilità sociale. Soccorrere le vittime di una calamità naturale o le persone vulnerabili è, in effetti, una questione di giustizia prima ancora che di carità”, ha osservato.

“È in questa dinamica che plaudo alla vostra decisione unanime di conservare la Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel come una Fondazione Pontificia, secondo lo spirito del suo santo fondatore, e alla luce dei suoi nuovi Statuti. In quanto persona giuridica strumentale del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, auspico e vi esorto affinché, nello spirito di sussidiarietà, la vostra collaborazione nella sinodalità con questo Dicastero e con le altre istituzioni della Santa Sede, contribuisca al rispetto e alla promozione dell’inalienabile dignità umana delle popolazioni del Sahel, attraverso progetti di sviluppo umano integrale”, ha concluso il Papa.

Proprio sulla regione africana del Sahel, Leone XIV ha lanciato un appello oggi alla recita del Regina Caeli in Piazza San Pietro. “Ho appreso con preoccupazione le notizie sull’aumento delle violenze nella Regione del Sahel, in particolare in Ciad e in Mali, colpiti da recenti attacchi terroristici – ha affermato -. Assicuro la mia preghiera per le vittime e la vicinanza a quanti soffrono. Auspico che cessi ogni forma di violenza e incoraggio ogni sforzo per la pace e lo sviluppo in quell’amata terra”.

Il Pontefice ha anche ricordato che il 10 maggio, ogni anno, si celebra la “Giornata dell’amicizia copto-cattolica”. “Rivolgo un saluto fraterno a Sua Santità Papa Tawadros II e assicuro la mia preghiera a tutta l’amata Chiesa copta, nella speranza che il nostro cammino di amicizia ci conduca all’unità perfetta in Cristo, che ci ha chiamato ‘amici’ (cfr Gv 15,15)”, ha aggiunto.

Infine, parlando in spagnolo, papa Leone ha voluto esprimere la sua “gratitudine per la calorosa accoglienza che caratterizza gli abitanti delle Isole Canarie, per aver permesso l’arrivo della nave da crociera ‘Hondius’ con a bordo i pazienti affetti da hantavirus“. “Sono lieto di potervi incontrare il mese prossimo durante la mia visita alle Isole”, ha concluso a proposito del suo viaggio apostolico in Spagna, in programma dal 6 al 12 giugno con tappe a Madrid, a Barcellona e, appunto, alle Canarie.

[Foto: Vatican Media]