
Il Papa e re Carlo pregano insieme nella Sistina, 500 anni dopo lo scisma anglicano. Al centro la cura del creato

CITTA’ DEL VATICANO, 23 OTTOBRE – Un Papa e un re d’Inghilterra che pregano insieme nella Cappella Sistina, per la prima volta cinque secoli dopo lo scisma anglicano, ai tempi di Enrico VIII. Può ben definirsi un evento storico quanto accaduto oggi in Vaticano, con la visita dei reali del regno Unito, re Carlo III – che è anche capo della Chiesa anglicana – e la regina consorte Camilla.
In Sistina il re Carlo, in abito blu, era accanto alla regina Camilla, in nero e col velo sul capo. La preghiera ecumenica, dedicata alla cura del creato, è stata guidata da Papa Leone e dall’arcivescovo di York Stephen Cottrell. Il canto dei salmi era affidato al coro della Sistina con il coro della Cappella di St. George del Castello di Windsor e quello dei bambini della Cappella reale di St. James Palace.
Per l’occasione, oltre che la magnificenza delle volte e del Giudizio Universale affrescati da Michelangelo, ad adornare ulteriormente la Sistina sono stati posti due preziosi arazzi della serie Atti degli Apostoli realizzati su cartoni di Raffaello.
La preghiera ecumenica è stata preceduta dall’udienza di papa Leone ai reali d’Inghilterra. “Welcome”, benvenuto: il Papa ha salutato così re Carlo ricevendolo nel Palazzo apostolico. Il sovrano si è definito “thrilled”, entusiasta. Prima di entrare nella Biblioteca privata, per l’incontro con Leone, il sovrano inglese ha attraversato i corridoi del Palazzo apostolico volgendo spesso lo sguardo ai lati e verso l’alto, visibilmente ammirato dalla bellezza dell’edificio.
Dopo l’udienza del Papa, Carlo III si è recato a colloquio con cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, accompagnato dal britannico mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali. “Nel corso dei cordiali colloqui in Segreteria di Stato – si legge nella nota diffusa dalla Sala stampa vaticana -, nell’esprimere apprezzamento per i buoni rapporti bilaterali esistenti, si è avuto uno scambio di valutazioni su alcune tematiche di comune interesse, quali la tutela dell’ambiente e la lotta alla povertà”.
“Particolare attenzione è stata rivolta all’impegno comune per promuovere la pace e la sicurezza di fronte alle sfide globali – riferisce ancora il comunicato -. Infine, richiamando la storia della Chiesa nel Regno Unito, non è mancata una riflessione congiunta sulla necessità di continuare a promuovere il dialogo ecumenico”.
E proprio sui rapporti ecumenici era fondata la celebrazione a cui i reali d’Inghilterra hanno partecipato nel pomeriggio alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, alla presenza anche delle gerarchie vaticane. Il canto graduale intonato dalla Schola cantorum, ‘Ecce quam bonum’, citando il Salmo 133, ha espresso il tema principale della funzione: “Ecco, quanto è bello e quanto è gioioso, fratelli, vivere insieme in unità!”.
Per Re Carlo è stato creato uno scranno speciale, in legno di noce e acero, con lo stemma di “Sua Maestà”, insieme al motto latino Ut unum sint – “Affinché siano una cosa sola”, una citazione dal capitolo 17 del Vangelo di San Giovanni. Lo scranno resterà in basilica anche per tutti i futuri sovrani inglesi. Nel corso della funzione si è pregato affinché “i leader delle chiese siano guida per la libertà, la giustizia, la verità” e per la “Terra, la nostra casa comune di cui sentiamo il grido”.
Non era presente oggi in Vaticano, come sarebbe stato previsto, la nuova arcivescova di Canterbury, Sarah Mullally, la prima donna a ricoprire questo incarico nella storia della Chiesa d’Inghilterra. Nominata appena il 3 ottobre scorso, è la prima donna ad assumere questo ruolo, ma deve ancora formalmente insediarsi. Nei due eventi ecumenici di oggi, in Cappella Sistina e nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, era presente invece la Moderatrice dell’Assemblea Generale della Chiesa di Scozia, Rosemary Frew. A San Paolo, Frew ha letto un passaggio della Lettera agli Efesini.
Storicamente, la Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove si è recato oggi re Carlo per una funzione dal sapore storico, e l’annessa Abbazia Benedettina avevano un forte legame con la Corona d’Inghilterra. Nei secoli successivi alla missione del monaco Agostino, primo arcivescovo di Canterbury, come spiegano fonti vicine all’organizzazione dell’evento, i re sassoni iniziarono a provvedere alla manutenzione delle tombe degli apostoli Pietro e Paolo e, nel tardo Medioevo, i re d’Inghilterra vennero riconosciuti come Protettori della Basilica e dell’Abbazia di San Paolo fuori le Mura.
La separazione tra la Chiesa d’Inghilterra e la Chiesa di Roma nel XVI secolo e i secoli di allontanamento che seguirono modificarono tale rapporto, ma non lo cancellarono completamente. Ed è significativo che oggi lo stemma dell’abbazia includa le insegne dell’Ordine della Giarrettiera, a testimonianza degli storici legami reali inglesi dell’abbazia.
[Fonte: ANSA; Foto: Vatican.va]



