Il Papa, “garantire la sovranità del Venezuela, assicurare lo stato di diritto”

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Leone XIV all’Angelus, “il bene del popolo deve prevalere sopra ogni altra considerazione”.

VITTA’ DEL VATICANO, 4 GEN -Il Papa pesa accuratamente le parole, con la consueta accortezza, ma il suo messaggio è ben chiaro: in Venezuela bisogna “garantire la sovranità del Paese” e “assicurare lo stato di diritto inscritto nella Costituzione”. Una sorta di ‘altolà’ nel confronti del connazionale Donald Trump – non nominato dal Pontefice come anche Nicolàs Maduro – e comunque non un benvenuto all’attacco Usa a Caracas, ordinato dallo stesso Trump, per catturare il presidente venezuelano e la moglie e incriminarli e processarli negli Stati Uniti per narcotraffico e terrorismo.

Leone XIV dice all’Angelus che segue “con animo colmo di preoccupazione” gli sviluppi della situazione in Venezuela. “Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione – afferma – e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica”. L’americano Prevost elenca così sia i motivi di ansia per il futuro del Paese sia quali punti ritiene inderogabili (sovranità, stato di diritto, rispetto dei diritti umani e civili), non si sa quanto corrispondenti al punto di vista di Trump e alle volontà e indirizzi dell’attuale amministrazione Usa.

“Per questo prego e vi invito a pregare – aggiunge papa Leone -, affidando la nostra preghiera all’intercessione della Madonna di Coromoto e dei Santi José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles”. Proprio i due santi venezuelani da lui canonizzati in Piazza San Pietro lo scorso 19 ottobre.

E alla patrona del Venezuela, la Vergine di Coromoto, si appellano anche i vescovi del Paese perché accompagni il cammino di tutti. “Perseveriamo nella preghiera per l’unità”: è il messaggio che la Conferenza episcopale del Venezuela rivolge via social ai fedeli. “Alla luce degli eventi che si stanno verificando oggi nel nostro Paese, chiediamo a Dio di donare a tutti i venezuelani serenità, saggezza e forza”, scrivono i vescovi dopo l’attacco Usa, riporta Vatican News.

Dai presuli, che esprimono la loro solidarietà ai “feriti” e alle “famiglie di coloro che sono morti”, l’invito alla popolazione “a vivere più intensamente la speranza e la fervente preghiera per la pace” nei “cuori e nella società”. “Rifiutiamo ogni forma di violenza” aggiungono, incoraggiando l’“incontro” e il “sostegno reciproco” e auspicando “che le decisioni prese siano sempre per il bene”.

Proprio il ‘no’ ad ogni forma di violenza, espresso allo stesso modo dal Papa, è cruciale in questo momento, tra mille incertezze, anche per la situazione interna del Paese, povero e fortemente polarizzato, nel quale un’ondata di violenza è una possibilità concreta: è quanto teme il missionario ‘fidei donum’ francese Georges Engel, in Venezuela per vent’anni, già parroco di Nostra Signora dell’Assunzione a Caracas. “In questa difficile situazione, è probabile che si verifichino scontri con coloro che finora hanno beneficiato di immensi privilegi da parte del governo, penso in particolare alle brigate rivoluzionarie create dall’ex presidente Chávez. Questi gruppi avranno grandi difficoltà ad adattarsi a questi inevitabili cambiamenti nelle loro circostanze”, dice al portale della Santa Sede.

Sono i ‘collectivos’ a preoccupare maggiormente il sacerdote. Ispirati dalla Rivoluzione cubana, questi gruppi costituiscono il braccio armato del regime nei quartieri popolari, posti direttamente sotto l’autorità del ministro dell’Interno Diosdado Cabello. “Sono agenti radicali della Rivoluzione Bolivariana e hanno il potere assoluto nei quartieri”, spiega padre Engel. Poche ore dopo la cattura di Maduro hanno organizzato una manifestazione non lontano dal palazzo presidenziale. Una sorta di avviso per chiunque.

La gravità di quanto accade in Venezuela è sotto gli occhi di tutti, ma il Papa ha un occhio particolare per tutto quanto accade in America Latina, vista la sua lunga esperienza di missionario e vescovo in Perù. Inoltre, proprio sul caso Venezuela, gode in Vaticano di collaboratori di provata competenza: non solo il venezuelano mons. Edgar Pena Parra, sostituto per gli Affari generali, ma anche il cardinale Pietro Parolin che, prima di essere nominato da papa Francesco nel 2013 segretario di Stato, era nunzio apostolico proprio in Venezuela.

[Questo articolo è pubblicato oggi dall’ANSA; Foto: Vatican Media]