
Il Papa, “Gesù è il Re della pace e rifiuta la guerra: nessuno può usare Dio per giustificarla”

CITTA’ DEL VATICANO, 29 MAR – Papa Leone XIV dedica la predicazione di questa Settimana Santa alle guerre che oggi lacerano il mondo. Ed anche a manifestare la vicinanza ai cristiani di Terra Santa, soprattutto dopo la grave intimidazione di oggi, con il blocco imposto dalle autorità israeliane al patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa e al padre custode Francesco Ielpo, di accedere al Santo Sepolcro per la celebrazione della Messa.
L’omelia della messa della Domenica delle Palme in Piazza San Pietro nel rievocare la Passione del Signore e il suo ingresso a Gerusalemme, è un martellante richiamo a Gesù “re della Pace”, proprio “mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra. Lui, che rimane fermo nella mitezza, mentre gli altri si agitano nella violenza. Lui, che si offre come una carezza per l’umanità, mentre altri impugnano spade e bastoni. Lui, che è la luce del mondo, mentre le tenebre stanno per ricoprire la terra. Lui, che è venuto a portare la vita, mentre si compie il piano per condannarlo a morte”, ricorda papa Prevost.
“Come Re della pace, Gesù vuole riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo”, sottolinea il Pontefice. “Come Re della pace, entra in Gerusalemme in groppa a un asino, non a un cavallo, realizzando l’antica profezia che invitava a esultare per l’arrivo del Messia”, rileva.
“Come Re della pace, quando uno dei suoi discepoli estrae la spada per difenderlo e colpisce il servo del sommo sacerdote, Egli subito lo ferma dicendo: ‘Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno’ (Mt 26,52)”, prosegue il Papa.
Come Re della pace, “mentre veniva caricato delle nostre sofferenze e trafitto per le nostre colpe, Egli ‘non aprì la sua bocca’”: “non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza”.
“Questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace – afferma quindi Leone -. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: «Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue» (Is 1,15).
Secondo il Pontefice, “guardando a Lui, che è stato crocifisso per noi, vediamo i crocifissi dell’umanità. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra”. Cristo, Re della pace, “grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!”.

All’Angelus al termine della messa, poi, Leone XIV afferma che “all’inizio della Settimana Santa, siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”. “Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza – aggiunge -. La loro prova interpella la coscienza di tutti. Eleviamo la nostra supplica al Principe della pace, affinché sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace”.
Il Papa affida quindi “al Signore i marittimi che sono vittime della guerra: prego per i defunti, per i feriti e per i loro familiari. Terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace!”.
E conclude pregando “per tutti i migranti morti in mare, in particolare per quelli che hanno perso la vita nei giorni scorsi al largo dell’isola di Creta”.
[Foto: Vatican Media]


