
Il Papa in Francia, "è una profanazione invocare il nome di Dio per legittimare violenza ed oppressione"

Ultima giornata del viaggio apostolico Oltralpe. A Metz, dopo l'incontro interreligioso, quello "Alle radici dell'Europa per la pace e l'unità". "Sempre più barbare le relazioni umane e tra gli Stati. No all'illusione del riarmo".
METZ (FRANCIA), 28 settembre - L'Incontro interreligioso e quello "Alle radici dell'Europa per la pace e l'unità", entrambi presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz, cui seguirà poi la messa conclusiva nella Cattedrale di Santo Stefano, sono gli eventi che caratterizzano questa quarta e ultima giornata del viaggio di Leone XIV in Francia.
Giunto stamane a Metz da Lourdes, dopo la tappa dei primi due giorni a Parigi, il Papa ha incontrato dapprima i rappresentanti delle altre religioni, cui evocando la figura di Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, ha ricordato che "quest’uomo di fede e di convinzioni seppe trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l’Europa, diventando un vero ambasciatore dell’unità nella diversità".
"Seguendo il suo esempio - ha aggiunto -, la nostra responsabilità comune di donne e uomini religiosi, è quella di testimoniare che, al di là dei confini, è sempre possibile incontrarsi, stringere amicizia e costruire la pace".
Secondo papa Leone, "dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro". E citando Paul Ricoeur e la necessità di riconoscere "l'alterità come una promessa e non come una minaccia", ha sottolineato che dialogare "è un’arte dell’incontro di cui il nostro mondo ha grande bisogno, agli antipodi dell’aggressività e della violenza".
Infatti, ha avvertito, "invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina. Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole. Ciò comporta la responsabilità diretta di ciascuno di noi, in quanto custodi delle nostre rispettive tradizioni".
D’altra parte, sempre secondo Leone XIV, "se la fecondità delle tradizioni religiose si manifesta innanzitutto nel loro servizio alla pace e alla fratellanza, essa si esprime anche nella loro capacità di proteggere, accompagnare e servire la vita". "Le religioni sono custodi della vita: esse ne affermano il valore sacro - ha ribadito -. La loro fecondità si manifesta nella presenza amorevole accanto alle persone più vulnerabili e più fragili. Servire la vita significa circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine".
"A noi che siamo aperti alla trascendenza, spetta la missione di offrire punti di riferimento solidi, in particolare ai giovani, per costruire una comunione che rispetti e valorizzi la dignità di ogni persona umana", ha detto ancora.
"Che l’infinita bontà di Dio e la sua saggezza ci accompagnino e ci insegnino a vivere sempre più come suoi figli e come fratelli e sorelle gli uni per gli altri. E che così possiamo essere, là dove viviamo, artigiani di pace e testimoni di una speranza che non cessa di crescere nel nostro mondo", ha concluso il Papa.

Nel successivo incontro "Alle radici dell'Europa per la pace e l'unità", alla presenza del presidente Emmanuel Macron, che ha voluto invitare all'evento tutti i leader europei, il Pontefice ha ricordato alcuni padri dell'Europa, come di nuovo e soprattutto Robert Schuman, quindi Alcide De Gasperi e lo stesso San Benedetto da Norcia, per dire che "non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo".
E "anziché essere un criterio confessionale esclusivo, il riferimento al debito della cultura europea verso il cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l’apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana e una fonte viva di civilizzazione".
Toccando nella sua ampia argomentazione temi come la laicità e il dialogo con le Chiese, il rispetto dei diritti, il "ruolo centrale della persona umana", papa Leone ha sottolineato anche che l’Europa contemporanea, "si trova di fronte a una nuova tappa della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria".
E sottolineando che "accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità e sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie", Leone XIV ha raccomandato che "bisogna cogliere la portata storica di ciò che sta accadendo, vale a dire un incontro senza precedenti tra popoli e culture che chiama a una riscoperta creativa delle nostre radici e, allo stesso tempo, a un ascolto attento dell’altro".
"L’universalità dei valori fondanti dell’Europa ci assicura che questo dialogo è possibile e che potrà dare una base solida alle nostre società, permettendo di operare in modo più efficace per la pace e per un mondo riconciliato", ha osservato.
Per il Papa, poi, "certamente la ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo". "Bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo", ha osservato. Inoltre, "il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto".
"Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare - ha denunciato Leone XIV -. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno. L’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare, poiché ha ampiamente dimostrato negli ultimi ottant’anni che è possibile far valere opinioni, rivendicazioni e interessi divergenti, incontrandosi invece di scontrarsi".



