
Il Papa, “indifferenza e apatia tra le sfide spirituali più serie del nostro tempo. Cristiani e musulmani ravvivino insieme la compassione e l’empatia”

Riceve i partecipanti al colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo interreligioso e il giordano Royal Institute for Inter-faith Studies.
CITTA’ DEL VATICANO, 12 MAG – “Purtroppo la compassione e l’empatia oggi rischiano di scomparire. I progressi tecnologici ci hanno resi più connessi che mai, ma possono portare anche all’indifferenza. Il flusso costante di immagini e video delle difficoltà degli altri può rendere i nostri cuori insensibili piuttosto che commuoverli”. E’ quanto ha detto papa Leone XIV ricevendo ieri in udienza nella Sala Clementina i partecipanti al colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo interreligioso e il Royal Institute for Inter-faith Studies, fondato nel 1994 ad Amman, in Giordania, sotto il patrocinio del Principe El Hassan bin Talal.
“Papa Francesco ci ha avvisati che ‘ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, [pensando che] non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro’ (Omelia, Lampedusa, 8 luglio 2013). Questo genere di apatia sta diventando una delle sfide spirituali più serie del nostro tempo”, ha sottolineato il Pontefice.
“Il tema che avete scelto quest’anno, ‘Human Compassion and Empathy in Modern Times’ è particolarmente opportuno per il nostro mondo attuale – ha rilevato papa Leone -. Di fatto, questi non sono sentimenti marginali, ma piuttosto atteggiamenti fondamentali di entrambe le nostre tradizioni religiose e aspetti importanti di ciò che significa vivere una vita autenticamente umana”.
Prevost ha ricordato che “la tradizione musulmana associa la compassione, ra’fa, con la misericordia quale dono posto da Dio nel cuore dei credenti, e uno dei nomi divini, al-Ra’uf, ci ricorda che la compassione ha sempre origine in Dio stesso”.
Similmente, “nella tradizione cristiana, la Sacra Scrittura rivela un Dio che non rimane indifferente alla sofferenza”, e “in Gesù Cristo questa compassione divina diventa visibile e tangibile”. “Seguendo l’esempio di Gesù, la compassione cristiana diventa un partecipare o ‘soffrire con’ gli altri, specialmente con i più svantaggiati”, ha spiegato. In altre parole, “per le nostre tradizioni, la compassione umana e l’empatia non sono un qualcosa in più o qualcosa di facoltativo, bensì una chiamata di Dio a riflettere la sua bontà nella nostra vita quotidiana”.
“Questa convinzione, pertanto – ha proseguito il Pontefice -, ha implicazioni sociali. Papa Leone XIII ha insegnato che i poveri e gli emarginati meritano un’attenzione e un aiuto speciale da parte della società e dello Stato (cfr. Rerum novarum, n. 37). A tale riguardo, desidero esprimere il mio apprezzamento per i generosi sforzi del Regno Hashemita di Giordania nell’accogliere rifugiati e assistere i bisognosi in circostanze difficili”.
In questo contesto, ha aggiunto, “cristiani e musulmani, attingendo alla ricchezza delle rispettive tradizioni, sono chiamati a una missione comune: ravvivare l’umanità laddove si è raffreddata, dare voce a coloro che soffrono e trasformare l’indifferenza in solidarietà. La compassione e l’empatia possono essere i nostri strumenti, poiché hanno il potere di ripristinare la dignità dell’altro”.
“È mia speranza che la Giordania continui ad essere una testimonianza vivente di questo tipo di compassione, nonché un segno di dialogo, solidarietà e speranza in una regione che è segnata da prove”, ha concluso il Papa: “possa la nostra collaborazione dare frutto in concreti gesti di pace, empatia e fratellanza”.
[Foto: Vatican Media]



