Il Papa, “la pace è realismo, non utopia. Il riarmo è irrazionale, va molto oltre la legittima difesa”

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Il Messaggio di Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace 2026.

CITTA’ DEL VATICANO, 18 DIC – Mentre nelle sedi istituzionali ci si confronta su gravosi piani di riarmo, su prospettive irte di ostacoli nel cercare di porre fine ai conflitti, su negoziati in cui la posta in gioco viene continuamente rialzata e quindi pressoché impossibili da portare a buon fine, il Papa proclama che l’unica scelta “realistica” da parte di tutti è “aprirsi alla pace” e che la politica deve sempre seguire “la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale”.

“Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile”, afferma papa Leone XIV nel suo Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1/o gennaio 2026 sul tema “La pace sia con tutti voi: Verso una pace ‘disarmata e disarmante'”.

“Apriamoci alla pace, non consideriamola lontana e impossibile”

“Anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace”, ricorda il Pontefice, secondo cui “la pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali.
Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici”. E “sebbene non siano poche, oggi, le persone col cuore pronto alla pace, un grande senso di impotenza le pervade di fronte al corso degli avvenimenti, sempre più incerto”. “Quando trattiamo la pace come un ideale lontano – avverte il Papa -, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace”.

Leone XIV sottolinea nel suo Messaggio che “i successori degli Apostoli danno voce ogni giorno e in tutto il mondo alla più silenziosa rivoluzione: ‘La pace sia con voi!'”. “Fin dalla sera della mia elezione a Vescovo di Roma – ricorda -, ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”.

“La pace del Cristo Risorto è disarmata e disarmante”

E secondo il Pontefice, “in questo presentimento vivono le operatrici e gli operatori di pace che, nel dramma di quella che Papa Francesco ha definito ‘terza guerra mondiale a pezzi’, ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte”.

Il Papa ammette che “il contrario, cioè dimenticare la luce, è purtroppo possibile: si perde allora di realismo, cedendo a una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura”. “Non sono pochi oggi – osserva – a chiamare realistiche le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui, dimentiche della grazia di Dio che opera sempre nei cuori umani, per quanto feriti dal peccato”.

“No ai rapporti tra i popoli basati sulla paura e sulla forza, anziché sul diritto”

Prevost rileva poi che “i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui”. Infatti, “la forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza”.

E “nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità”.

Il Papa cita Giovanni XXIII e la sua ‘Pacem in Terris’ per dire che in conseguenza di ciò “gli esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi ad ogni istante con una travolgenza inimmaginabile. Giacché le armi ci sono; e se è difficile persuadersi che vi siano persone capaci di assumersi la responsabilità delle distruzioni e dei dolori che una guerra causerebbe, non è escluso che un fatto imprevedibile ed incontrollabile possa far scoccare la scintilla che metta in moto l’apparato bellico”.

Ebbene, prosegue Leone XIV, “nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale”.

Per di più, “oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative – evidenzia ancora il Pontefice -: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”.

“L’avanzamento tecnologico e l’intelligenza artificiale radicalizzano la tragicità dei conflitti armati”

“Nel ribadire l’appello dei Padri conciliari e stimando la via del dialogo come la più efficace ad ogni livello, constatiamo come l’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali abbiano radicalizzato la tragicità dei conflitti armati”, afferma ancora il Papa. “Si va persino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente ‘delegare’ alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane”, avverte.

“È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà – proclama il Pontefice -. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione; ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico”.

“Blasfemia usare la fede per benedire i nazionalismi e giustificare violenza e lotta armata”

“Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata”, denuncia quindi papa Leone. “I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio”, è il suo richiamo.

“Perciò, insieme all’azione, è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture”, esorta il Pontefice, secondo cui “in tutto il mondo è auspicabile che ‘ogni comunità diventi una ‘casa della pace’, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”, dice citando il suo discorso ai vescovi italiani del 7 giugno scorso. “Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia, mediante una creatività pastorale attenta e generativa”, aggiunge.

“La politica segua sempre la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale”

“Quanti sono chiamati a responsabilità pubbliche nelle sedi più alte e qualificate, ‘considerino a fondo il problema della ricomposizione pacifica dei rapporti tra le comunità politiche sul piano mondiale: ricomposizione fondata sulla mutua fiducia, sulla sincerità nelle trattative, sulla fedeltà agli impegni assunti. Scrutino il problema fino a individuare il punto donde è possibile iniziare l’avvio verso intese leali, durature, feconde’”: cita ancora la ‘Pacem in Terris’ di papa Roncalli, Leone XIV per richiamare la politica a seguire sempre la via del dialogo per scongiurare i conflitti.

“È la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale – sottolinea -, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali”.

Secondo papa Leone, “oggi, la giustizia e la dignità umana sono più che mai esposte agli squilibri di potere tra i più forti”. “Come abitare un tempo di destabilizzazione e di conflitti liberandosi dal male? – chiede – Occorre motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di ‘atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana’”, conclude quindi, citando l’enciclica ‘Caritas in veritate’ di Benedetto XVI.

[Foto d’archivio]