
Il Papa, "la questione climatica non è solo una sfida ambientale, è un problema di giustizia"

Udienza di Leone XIV alla Pontificia Accademia delle Scienze. "La nostra interdipendenza ci esorta ad affrontare le sfide ambientali da una prospettiva globale e a lavorare per un piano comune".
CITTA' DEL VATICANO, 24 SETTEMBRE - "La questione climatica non è meramente una sfida ambientale, ma è fondamentalmente una questione di giustizia, di dignità umana e di solidarietà tra popoli e generazioni". E' altamente significativo, nel quadro dell'attuale dibattuto sul contrasto al riscaldamento globale, il principio fissato da Leone XIV durante l'udienza di stamane nella Sala Clementina ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze in occasione della Sessione plenaria.
Partendo dal tema dell'assemblea - “Il futuro della scienza in un mondo che cambia” -, il Papa ha rilevato come innovazioni quali la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la robotica diano motivo "di sperare in un futuro più luminoso per l’umanità. Possono, per esempio, portare a scoperte scientifiche fondamentali e a innovazioni tecnologiche capaci di fare progredire la medicina, migliorare la diagnosi e il trattamento delle malattie, rafforzare i sistemi alimentari ed energetici, approfondire la nostra comprensione dell’universo e del mondo naturale e dischiudere nuove possibilità per la creatività umana e la cooperazione".
Occorre però anche "riconoscere i rischi che li accompagnano. L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per sorvegliare, manipolare e discriminare. Capacità informatiche sofisticate e armi autonome possono, se sviluppate o dispiegate senza misure di sicurezza adeguate e senza controllo umano, presentare nuovi pericoli per la sicurezza e la pace internazionale". Inoltre, ha aggiunto Leone citando la sua enciclica Magnifica Humanitas, "gli attuali sistemi di IA richiedono grandi quantità di energia e acqua, incidono in modo significativo sulle emissioni di anidride carbonica e consumano risorse in maniera intensiva".
Secondo il Pontefice, "queste possibilità e questi rischi ci ricordano che il progresso tecnologico non è mai semplicemente una questione tecnica. Ogni tecnologia rispecchia, esplicitamente o implicitamente, una particolare comprensione della persona umana, della società e del futuro che desideriamo costruire. Il progresso scientifico e tecnologico, pertanto, deve essere accompagnato da una corrispondente crescita della responsabilità. Più è grande il nostro potere di trasformare il mondo, più deve essere grande la nostra capacità di discernere ciò che davvero serve la dignità umana donata da Dio, di governare saggiamente e di prenderci cura di coloro che potrebbero subire le conseguenze più grandi delle nostre scelte".
E "questa stessa esigenza di responsabilità è particolarmente urgente dinanzi al cambiamento climatico". "Stiamo assistendo a ondate di calore, siccità, inondazioni, tempeste, incendi boschivi e altre catastrofi naturali con sempre maggiore frequenza e intensità", ha sottolineato il Papa, aggiungendo che "questi sconvolgimenti colpiscono più pesantemente i poveri, le comunità con meno risorse per adattarsi e coloro la cui sussistenza dipende direttamente dalla terra o dalle foreste e dagli oceani" (cfr. Francesco, Laudato si’, n. 25). "Ne consegue che la questione climatica non è meramente una sfida ambientale, ma è fondamentalmente una questione di giustizia, di dignità umana e di solidarietà tra popoli e generazioni - ha avvertito -. Non possiamo rispondere a queste sfide solo dopo che il disastro si è già verificato. Dobbiamo passare dalla gestione delle emergenze alla prevenzione, dalla vulnerabilità alla prontezza e dalle misure a breve termine a una visione saggia e lungimirante per l’umanità". "Ciò esige un approccio di responsabilità e di discernimento alla scienza che costruisca resilienza: un approccio improntato alla scoperta, che tenga anche conto, fin dall’inizio, delle conseguenze che le scelte scientifiche e tecnologiche possono avere per l’umanità e per l’integrità del creato che ci è stato affidato da Dio", ha evidenziato Prevost.
In questo impegno, per il Papa, "è indispensabile una cooperazione interdisciplinare. La resilienza climatica esige la collaborazione di scienziati, ingegneri, economisti, medici e sociologi, insieme alle comunità locali e ai responsabili delle politiche. Le sfide di un clima che cambia superano tutti i confini tra discipline, istituzioni e nazioni; pertanto, anche la nostra risposta deve superarli". Come ci ha ricordato Papa Francesco, "la nostra interdipendenza ci esorta ad affrontare le sfide ambientali da una prospettiva globale e a lavorare per un piano comune (cfr. n. 164)".
Per questa ragione, ha detto ancora, "apprezzo la serie di Summit sulla resilienza climatica tenuti negli ultimi due anni dalla vostra Accademia, insieme alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e a partner accademici di molte parti del mondo. È incoraggiante il fatto che questi incontri non riuniscano solo scienziati, ma anche giovani, autorità pubbliche, rappresentanti della società civile e membri di differenti tradizioni religiose. Questi incontri creano spazi in cui la conoscenza può essere condivisa attraverso i confini, dove si può imparare da esperienze positive e adattarle e dove la comprensione scientifica può essere tradotta in azione concreta". "Vi incoraggio a proseguire su questo cammino", ha concluso papa Leone.
[Foto: Vatican Media]



