
Il Papa, "l’interazione tra guerre e degrado ambientale crea un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi"

Il Messaggio di Leone XIV per la Giornata per la Cura del Creato. La guerra "lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni", avverte il Pontefice. E ciò "alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti".
CITTA' DEL VATICANO, 20 AGOSTO - "Siamo testimoni, oggi, di varie crisi e di tanta sofferenza umana. Al tempo stesso, sembra che si stia accelerando la distruzione dell’equilibrio armonioso della creazione. Questi fenomeni non sono slegati; costituiscono un’unica invocazione di guarigione e di pace che sale da un mondo ferito". Lo afferma Leone XIV nel Messaggio - pubblicato oggi - per l'11a Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, che ricorrerà il prossimo 1° settembre sul tema “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4).
Secondo il Papa, la "promessa di pace" lasciata da Cristo Gesù "è in netto contrasto con le realtà che vediamo in varie parti del mondo", così come la profezia di Isaia che ha parlato di un tempo in cui le nazioni "spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri": oggi, infatti, "vediamo troppo spesso accadere l’esatto contrario, mentre gli sforzi continuano a essere orientati alla violenza e alla guerra".
Il Pontefice sottolinea con forza che "la guerra produce ferite che vanno ben oltre il campo di battaglia. Miete vittime, lacera famiglie e costringe milioni di persone a lasciare le proprie case, alimentando paura, ingiustizia e divisione (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 77-82); lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni".
A suo dire, "l’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale, inoltre, crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti".
Per di più, "la guerra infligge ferite che danneggiano l’intero tessuto vitale, colpendo non solo le singole persone e le comunità, ma anche la loro più ampia rete di relazioni con l’intera famiglia umana, e la loro armonia con il creato".
Secondo il Papa, "essa rivela un fallimento profondo nel vivere a immagine e somiglianza di Dio, nel rispettare la vita e nel prendersi cura della terra che ci è affidata. Non è solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale. Radicata in desideri distorti e in un uso sbagliato della libertà e del potere umani, la guerra si erge a contro-testimonianza del Vangelo della pace".
Per Leone XIV, le crisi menzionate "richiedono, oltre che responsabilità, anche una conversione del cuore, che fruttifichi in una più profonda fedeltà a Dio, in amore reciproco e in rispetto per il dono del creato". Di fatto, "le disarmonie che vediamo nel mondo, come la violenza, l’ingiustizia e il degrado ecologico, non sono semplicemente il risultato di sistemi o strutture imperfetti; essi 'si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo' (ibid., 10)". In realtà, "è il cuore umano il luogo in cui si svolgono le lotte più profonde e in cui si rivela la nostra condizione decaduta".
"Le ferite della guerra e il degrado della terra, perciò, sono profondamente legati alla condizione del cuore umano - prosegue il Pontefice -. I conflitti che tormentano l’umanità sono per molti versi espressione esteriore di contrasti e divisioni interiori. Quando il cuore è traviato, le relazioni ne soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine".
Citando anche Benedetto XVI, papa Leone osserva che "per costruire una società pacifica, non dobbiamo solo riformare le strutture, ma anche rinnovare i nostri cuori". "Le cause più radicali di conflitto e lo sfruttamento del creato sono conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l’incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona umana", aggiunge.
E La chiamata profetica a 'forgiare le spade in vomeri' (cfr Is 2,4) "non è quindi solo un sogno per le nazioni, ma un appello rivolto a ogni persona. Ci invita a trasformare ciò che è male in vita". "Senza questa trasformazione interiore, la pace rimane fragile e di breve durata - avverte il Pontefice -. Ma dove i cuori si rinnovano, si cominciano ad aprire nuove possibilità. Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato. Questo è il cammino di un’autentica conversione ecologica".
"La pace, quindi, comincia nel cuore e si riflette all’esterno nelle nostre relazioni, nelle comunità e più ampiamente nel mondo", ribadisce Leone.E invita a "immaginare un mondo in cui le energie attualmente impiegate nella guerra siano destinate allo sviluppo umano integrale, al superamento della povertà, alla difesa della dignità umana e alla riconciliazione tra i popoli divisi. Una visione del genere riflette la fede nell’avvento del Regno di Dio".
Per il Papa, "i veri strumenti per costruire la pace non sono le armi di distruzione, ma piuttosto la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l’amore": solo queste qualità "hanno il potere di trasformare gli individui, rinnovare le comunità e guarire le ferite del nostro mondo".
Ecco allora che "il cammino che abbiamo davanti è chiaro, seppure non facile. Siamo chiamati a lasciare che i nostri cuori siano rinnovati, perché possiamo cercare la pace e prenderci cura del creato": "il Signore ci dia il coraggio di percorrere questa via, perché in questo nostro tempo le 'spade' siano realmente 'forgiate in vomeri', la promessa del Vangelo si radichi più profondamente nel nostro mondo e la pace di Cristo regni su tutto il creato", conclude Leone XIV.
[Foto: Vatican Media]



