
Il Papa, “non possiamo abituarci alla guerra e alla distruzione! Ma non ci sarà pace senza giustizia”

“Ascoltare il grido dei poveri”, dice Leone XIV nella Giornata Mondiale loro dedicata. Appelli per l’Ucraina, per la Repubblica Democratica del Congo, per i cristiani che subiscono persecuzioni.
CITTA’ DEL VATICANO, 16 NOV – “La povertà interpella i cristiani, ma interpella anche tutti coloro che nella società hanno ruoli di responsabilità. Esorto perciò i Capi degli Stati e i Responsabili delle Nazioni ad ascoltare il grido dei più poveri. Non ci potrà essere pace senza giustizia e i poveri ce lo ricordano in tanti modi, con il loro migrare come pure con il loro grido tante volte soffocato dal mito del benessere e del progresso che non tiene conto di tutti, e anzi dimentica molte creature lasciandole al loro destino”.
Nella Giornata Mondiale dei Poveri, che quest’anno coincide con il loro Giubileo – la Basilica vaticana è troppo piccola per contenerli e in migliaia assistono alla messa del Papa dai maxischermi in Piazza San Pietro -, Leone XIV pone fortemente l’accento su “quante povertà opprimono il nostro mondo!”.
“Sono anzitutto povertà materiali – spiega nell’omelia -, ma vi sono anche tante situazioni morali e spirituali, che spesso riguardano soprattutto i più giovani. E il dramma che in modo trasversale le attraversa tutte è la solitudine”. secondo il Pontefice, “essa ci sfida a guardare alla povertà in modo integrale, perché certamente occorre a volte rispondere ai bisogni urgenti, ma più in generale è una cultura dell’attenzione quella che dobbiamo sviluppare, proprio per rompere il muro della solitudine”.
Perciò – prosegue l’autore dell’esortazione apostolica ‘Dilexi te’ (Ti ho amato’), sull’amore verso i poveri, “documento che Papa Francesco stava preparando negli ultimi mesi di vita e che con grande gioia ho portato a termine” -, “vogliamo essere attenti all’altro, a ciascuno, lì dove siamo, lì dove viviamo, trasmettendo questo atteggiamento già in famiglia, per viverlo concretamente nei luoghi di lavoro e di studio, nelle diverse comunità, nel mondo digitale, dovunque, spingendoci fino ai margini e diventando testimoni della tenerezza di Dio”.
“Oggi, soprattutto gli scenari di guerra, presenti purtroppo in diverse regioni nel mondo, sembrano confermarci in uno stato di impotenza – afferma quindi -. Ma la globalizzazione dell’impotenza nasce da una menzogna, dal credere che questa storia è sempre andata così e non potrà cambiare. Il Vangelo, invece, ci dice che proprio negli sconvolgimenti della storia il Signore viene a salvarci. E noi, comunità cristiana, dobbiamo essere oggi, in mezzo ai poveri, segno vivo di questa salvezza”.

E’ all’Angelus dopo la messa, poi, che il Pontefice ricorda che “anche oggi, in diverse parti del mondo, i cristiani subiscono discriminazioni e persecuzioni. Penso, in particolare, a Bangladesh, Nigeria, Mozambico, Sudan e altri Paesi, dai quali giungono spesso notizie di attacchi a comunità e luoghi di culto. Dio è Padre misericordioso e vuole la pace tra tutti i suoi figli!”. Il Papa dice di accompagnare “nella preghiera le famiglie in Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, dove in questi giorni c’è stato un massacro di civili, almeno venti vittime di un attacco terroristico. Preghiamo che cessi ogni violenza e i credenti collaborino per il bene comune”.
Per papa Leone, comunque, la persecuzione dei cristiani “non accade solo con le armi e i maltrattamenti, ma anche con le parole, cioè attraverso la menzogna e la manipolazione ideologica. Soprattutto quando siamo oppressi da questi mali, fisici e morali, siamo chiamati a dare testimonianza alla verità che salva il mondo, alla giustizia che riscatta i popoli dall’oppressione, alla speranza che indica per tutti la via della pace”.
Ecco allora il suo appello di pace, in cui dice di seguire “con dolore le notizie degli attacchi che continuano a colpire numerose città ucraine, compresa Kyiv. Essi causano vittime e feriti, tra cui anche bambini, e ingenti danni alle infrastrutture civili, lasciando le famiglie senza casa mentre il freddo avanza. Assicuro la mia vicinanza alla popolazione così duramente provata”. “Non possiamo abituarci alla guerra e alla distruzione! – afferma – Preghiamo insieme per una pace giusta e stabile nella martoriata Ucraina”.
Prevost ricorda anche le vittime del grave incidente stradale avvenuto mercoledì scorso nel sud del Perù. Quindi “tutti coloro che sono morti in incidenti stradali, causati troppo spesso da comportamenti irresponsabili”: “ognuno faccia su questo un esame di coscienza”, dice. E infine il fatto che la Chiesa in Italia “oggi ripropone la Giornata di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, perché cresca la cultura del rispetto come garanzia di tutela della dignità di ogni persona, specialmente dei minori e dei più vulnerabili”.

E dopo l’Angelus va al pranzo con 1.300 poveri nell’Aula Paolo VI, organizzato dal Dicastero per il Servizio della Carità, una tradizione introdotta dal predecessore papa Francesco e che Leone ha voluto mantenere. “Chiediamo che il Signore benedica i doni che riceveremo, che benedica la vita di ognuno di noi qui presente, i nostri cari, i familiari, le persone che tanto hanno fatto per accompagnarci – dice il Papa all’inizio del grande evento conviviale -. Diamo anche la benedizione del Signore a tante persone che soffrono a causa della violenza e della guerra, della fame; e che noi oggi possiamo celebrare questa festa in spirito di fraternità”.
[Foto: Vatican Media]



