
Il Papa, “respingere con forza l’uso della religione per giustificare guerra e violenza”

La commemorazione del Concilio a Nicea. Leone XIV, “come cristiani siamo tutti invitati a superare lo scandalo delle divisioni. La riconciliazione è oggi un appello che proviene dall’intera umanità afflitta da conflitti e violenze”.
IZNIK (TURCHIA), 28 NOV – “C’è una fratellanza e sorellanza universale, indipendentemente dall’etnia, dalla nazionalità, dalla religione o dall’opinione. Le religioni, per loro natura, sono depositarie di questa verità e dovrebbero incoraggiare le persone, i gruppi umani e i popoli a riconoscerla e a praticarla”. Papa Leone XIV, nel suo discorso all’incontro ecumenico di preghiera presso gli scavi archeologici dell’antica Basilica di San Neofito a İznik, in occasione della celebrazione per i 1.700 anni del Concilio di Nicea, mutua le sue stesse parole a conclusione dell’Incontro di preghiera per la pace organizzato quest’anno a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio. E aggiunge un appello: “l’uso della religione per giustificare la guerra e la violenza, come ogni forma di fondamentalismo e di fanatismo, va respinto con forza, mentre le vie da seguire sono quelle dell’incontro fraterno, del dialogo e della collaborazione”.
In questo suo secondo giorno in Turchia, papa Leone partecipa alla commemorazione che è l’origine stessa del viaggio. Al suo arrivo in elicottero a Iznik, l’antica Nicea, 130 km a sud-est di Istanbul, è accolto dal patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, con il quale, insieme agli altri leader cristiani, raggiunge in processione la piattaforma in prossimità degli scavi archeologici: tutti si dispongono in semicerchio davanti alle icone di Cristo e del Concilio, dove accendono una candela.
Ecco allora le parole di benvenuto di Bartolomeo: “ci avviciniamo a questa sacra commemorazione con comune riverenza e un comune sentimento di speranza. Perché non siamo qui riuniti semplicemente per ricordare il passato. Siamo qui per rendere testimonianza viva della stessa fede espressa dai Padri di Nicea. Torniamo a questa sorgente della fede cristiana per andare avanti”. Poi la preghiera ecumenica e la lettura del Vangelo, quindi il discorso del Pontefice.
“In un tempo per molti aspetti drammatico, nel quale le persone sono sottoposte a innumerevoli minacce alla loro stessa dignità, il 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea è un’occasione preziosa per chiederci chi è Gesù Cristo nella vita delle donne e degli uomini di oggi, chi è per ciascuno di noi”, esordisce Leone.
“Questa domanda interpella in modo particolare i cristiani, che rischiano di ridurre Gesù Cristo a una sorta di leader carismatico o di superuomo, un travisamento che alla fine porta alla tristezza e alla confusione – sottolinea -. Negando la divinità di Cristo, Ario lo ridusse a un semplice intermediario tra Dio e gli esseri umani, ignorando la realtà dell’Incarnazione, cosicché il divino e l’umano rimasero irrimediabilmente separati”. “Ma se Dio non si è fatto uomo, come possono i mortali partecipare alla sua vita immortale? – chiede il Papa – Questo era in gioco a Nicea ed è in gioco oggi: la fede nel Dio che, in Gesù Cristo, si è fatto come noi per renderci ‘partecipi della natura divina’”.
Secondo il Pontefice, “questa confessione di fede cristologica è di fondamentale importanza nel cammino che i cristiani stanno percorrendo verso la piena comunione: essa infatti è condivisa da tutte le Chiese e Comunità cristiane nel mondo, comprese quelle che, per vari motivi, non utilizzano il Credo Niceno-Costantinopolitano nelle loro liturgie”. E “partendo dalla consapevolezza che siamo già legati da questo profondo vincolo, attraverso un cammino di adesione sempre più totale alla Parola di Dio rivelata in Gesù Cristo e sotto la guida dello Spirito Santo, nell’amore reciproco e nel dialogo, siamo tutti invitati a superare lo scandalo delle divisioni che purtroppo ancora esistono e ad alimentare il desiderio dell’unità per la quale il Signore Gesù ha pregato e ha dato la sua vita”.
Per il Papa, “quanto più siamo riconciliati, tanto più noi cristiani possiamo rendere una testimonianza credibile al Vangelo di Gesù Cristo, che è annuncio di speranza per tutti, messaggio di pace e di fraternità universale che travalica i confini delle nostre comunità e nazioni”. Ecco allora che “la riconciliazione è oggi un appello che proviene dall’intera umanità afflitta da conflitti e violenze. Il desiderio di piena comunione tra tutti i credenti in Gesù Cristo è sempre accompagnato dalla ricerca di fraternità tra tutti gli esseri umani”. “Nel Credo Niceno professiamo la nostra fede ‘in un solo Dio Padre’ – aggiunge Prevost -; tuttavia, non sarebbe possibile invocare Dio come Padre se rifiutassimo di riconoscere come fratelli e sorelle gli altri uomini e donne, anch’essi creati a immagine di Dio”.
In conclusione, Leone XIV si dice “profondamente grato a Sua Santità Bartolomeo, il quale, con grande saggezza e lungimiranza, ha deciso di commemorare insieme il 1700° anniversario del Concilio di Nicea proprio nel luogo in cui fu celebrato”. E ringrazia “calorosamente i Capi delle Chiese e i Rappresentanti delle Comunioni Cristiane Mondiali che hanno accolto l’invito a partecipare a questo evento. Possa Dio Padre, onnipotente e misericordioso, ascoltare la fervida preghiera che gli rivolgiamo oggi e concedere che questo importante anniversario porti frutti abbondanti di riconciliazione, di unità e di pace”.
Alla cerimonia, oltre al Papa e al patriarca Bartolomeo, partecipano una trentina di patriarchi, vescovi e altri leader delle diverse denominazioni cristiane. Al suo rientro a Istanbul, in serata presso la Delegazione apostolica papa Leone partecipa a un incontro privato con i vescovi della Turchia. Attualmente la struttura della Chiesa cattolica in Turchia conta l’Arcidiocesi latina di Izmir e i vicariati apostolici di Anatolia e di Istanbul. Vi sono poi due arcieparchie (una armena e una caldea) e due esarcati (uno greco-cattolico e uno siro).
Gli stessi vescovi, insieme al clero, ai consacrati e agli operatori pastorali, il Pontefice li ha incontrati stamane nella Cattedrale latino dello Spirito Santo, a Istanbul, per un incontro di preghiera, prima di recarsi in visita alla Casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri e poi a un incontro privato in Delegazione apostolica col rabbino capo della Turchia. “Vi esorto a continuare nel rigoroso lavoro pastorale che portate avanti – ha detto ai vescovi e al clero nell’omelia -; così come vi incoraggio ad ascoltare e accompagnare i giovani e ad avere cura di quegli ambiti in cui la Chiesa in Turchia è chiamata a lavorare in modo speciale: il dialogo ecumenico e interreligioso, la trasmissione della fede alla popolazione locale, il servizio pastorale ai rifugiati e ai migranti”.
“Quest’ultimo aspetto merita una riflessione – ha aggiunto Leone -. La presenza assai significativa di migranti e rifugiati in questo Paese, infatti, pone alla Chiesa la sfida dell’accoglienza e del servizio di costoro che sono tra i più vulnerabili”. Allo stesso tempo, “questa Chiesa è costituita da stranieri e anche molti di voi – sacerdoti, suore, operatori pastorali – provenite da altre terre; ciò richiede un vostro speciale impegno per l’inculturazione, perché la lingua, gli usi, i costumi della Turchia diventino sempre più i vostri. La comunicazione del Vangelo passa, infatti, da questa inculturazione”.
Ricordando poi gli antichi Concili, il Papa ha anche detto che da essi “impariamo una grande lezione: è sempre necessario mediare la fede cristiana nei linguaggi e nelle categorie del contesto in cui viviamo, come fecero i Padri a Nicea e negli altri Concili. Allo stesso tempo, dobbiamo distinguere il nucleo della fede dalle formule e dalle forme storiche che lo esprimono, le quali restano sempre parziali e provvisorie e possono cambiare man mano che approfondiamo la dottrina”.
[Foto: Vatican Media]


