Il Papa riceve il presidente palestinese Abu Mazen. La Santa Sede conferma l’appoggio alla soluzione a due Stati

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“Urgente prestare soccorso alla popolazione civile a Gaza e porre termine al conflitto”.

CITTA’ DEL VATICANO, 6 NOVEMBRE – Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza stamane in Vaticano il presidente dello Stato di Palestina Mahmoud Abbas (Abu Mazen), in concomitanza con il 10° anniversario dell’Accordo Globale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina (26 giugno 2015).

“Durante il cordiale colloquio, è stata constatata l’urgenza di prestare soccorso alla popolazione civile a Gaza e di porre termine al conflitto, perseguendo la prospettiva della soluzione a due Stati”, si legge nel comunicato diffuso dalla Sala Stampa vaticano.

Questo primo incontro fra il Papa e Abu Mazen – che ieri al suo arrivo a Roma ha fatto visita nella Basilica di Santa Maria Maggiore alla tomba di papa Francesco – era molto atteso, vista la situazione in Medio Oriente, la fragile tregua tra Israele e Hamas, le gravi sofferenze e le incerte prospettive che ancora gravano sulla popolazione di Gaza e della Cisgiordania, non ultimo, il fatto che la Santa Sede riconosca da anni (proprio dal 2015, in concomitanza con la firma dell’Accordo Globale) lo Stato di Palestina e da tempo si spenda nelle sedi internazionali per la soluzione “due popoli due Stati”.

Già prima dell’Accordo Globale, e quindi del riconoscimento dello Stato palestinese, nel 1994 la Santa Sede aveva già siglato un primo accordo di base con l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP).

“Grazie per ricevermi, sono felice e grato di essere qui di nuovo”, ha detto Abu Mazen al Pontefice. Quello di oggi con Papa Leone è stato il primo incontro personale. Tra i due c’era stata una telefonata il 21 luglio sugli sviluppi a Gaza e le problematiche in Cisgiordania.

Intanto gli Stati Uniti hanno presentato ieri, 5 novembre, ai Paesi partner una bozza di risoluzione per il Consiglio di sicurezza dell’Onu, volta a sostenere il piano di pace per Gaza, che prevede il dispiegamento di una forza internazionale. A riferirlo è la missione statunitense alle Nazioni Unite. A riprova del “sostegno regionale” al testo, ha precisato un portavoce, l’ambasciatore Mike Waltz ha riunito i dieci membri eletti del Consiglio e i rappresentanti di Egitto, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Turchia.

Sul fronte della Striscia di Gaza, nel frattempo, nonostante il cessate-il-fuoco in corso, Israele ha ucciso due uomini, definiti “terroristi”, che “avevano attraversato la Linea gialla” che delimita il territorio occupato dall’esercito israeliano dopo il ritiro parziale. In serata, invece, la bara contenente il corpo di un ostaggio ha attraversato il confine di Gaza ed è arrivata in Israele. Le autorità hanno poi comunicato di aver identificato il corpo restituito come quello di Joshua Lotilu Mollel, un cittadino della Tanzania.

Prosegue, intanto, la trattativa di Hamas con i mediatori (Egitto, Qatar e Turchia) riguardo al passaggio sicuro dei propri combattenti rimasti intrappolati nei tunnel di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, ad est della Linea gialla. Proprio l’Egitto ieri, nella persona del ministro degli Esteri, Badr Abdelatty, ha sottolineato l’importanza di proseguire sulla linea del vertice di pace di Sharm el-Sheikh, ricordando che sono in corso i preparativi per la Conferenza internazionale sulla ricostruzione della Striscia.

In Cisgiordania, invece, il ministero della Sanità palestinese ha riferito che un quindicenne palestinese è stato ucciso dai soldati israeliani di Idf ad al-Yamun. Il corpo del minore, Murad Abu Seifin, sarebbe ancora trattenuto in Israele. Secondo la ricostruzione di testimoni, le Forze di difesa israeliana avrebbe fatto irruzione ad al-Yamun nella  notte e avrebbero aperto il fuoco contro il ragazzo, mentre si trovava per strada. Dopo averlo colpito con quattro proiettili, i soldati  israeliani avrebbero impedito ai soccorsi di  raggiungerlo e così il giovane sarebbe morto dissanguato. Diversa la ricostruzione degli israeliane, che riferiscono che il minore avrebbe lanciato un ordigno contro i militari israeliani, che hanno successivamente aperto il  fuoco.

[Foto: Vatican Media]