Il primate greco-cattolico mons. Shevchuk invita il Papa a visitare l’Ucraina. Intanto gli consegna una lista di 400 prigionieri

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Il 12 febbraio, Sua Beatitudine Sviatoslav ha incontrato il Santo Padre Leone XIV. Il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina ha informato il papa della situazione attuale in Ucraina e gli ha consegnato la lista dei prigionieri di guerra.

Papa Leone XIV ha ricevuto l’arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina nel Palazzo Apostolico in Vaticano. All’inizio dell’incontro, Sua Beatitudine Sviatoslav ha ringraziato il Pontefice per la solidarietà e il sostegno verso l’Ucraina, nonché l’impegno diplomatico della Santa Sede nel percorso verso una pace giusta e duratura in Ucraina. Un’attenzione particolare è stata dedicata al presente della Chiesa greco-cattolica ucraina e alla dimensione globale del suo ministero. Sua Beatitudine Sviatoslav ha sottolineato che la Chiesa greco-cattolica ucraina è contemporaneamente una chiesa locale e globale, essendo presente in tutti i continenti del mondo. «La nostra Chiesa locale del cristianesimo di Kyiv è ucraina per origine, ma non è una Chiesa esclusiva per gli ucraini, — al contrario è aperta all’annuncio del Vangelo a tutti i popoli, proprio grazie alla piena e visibile comunione con il successore dell’apostolo Pietro».

Papa Leone XIV ha espresso gratitudine alla Chiesa greco-cattolica ucraina per il suo ministero pastorale in condizioni di guerra e per il pieno funzionamento delle sue varie strutture ecclesiali. «Il Papa è rimasto sorpreso al fatto che la nostra Chiesa sia riuscita a elaborare e stia realizzando il suo piano pastorale di ”guarigione delle ferite di guerra” ed è divenuta uno spazio di solidarietà e unità, che unisce gli ucraini in Ucraina con la comunità ucraina mondiale», ha commentato Sua Beatitudine Sviatoslav.

Inoltre, sono state presentate al Papa Leone XIV alcune iniziative della Chiesa greco-cattolica ucraina in merito alla cooperazione della società civile ucraina e la comunità internazionale, ed inoltre ha consegnato al papa gli elenchi dei prigionieri di guerra, ricevuti direttamente dalle famiglie dei prigionieri e dei dispersi. Il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina ha ringraziato Sua Santità per l’importante missione di salvare vite umane, a cui la Santa Sede partecipa costantemente fin dall’inizio della guerra su vasta scala in Ucraina.

Al termine dell’udienza, Sua Beatitudine Sviatoslav ha rinnovato l’invito al Papa a visitare l’Ucraina e gli ha donato una scultura, realizzata da Luciano Capriotti, scultore e cardiologo italiano, intitolata «Colomba della pace in tempo di guerra». L’opera realizzata in ceramica raffigura una delicata e fragile colomba, ferita da una scheggia di metallo proveniente da un missile russo, lanciato contro Kharkiv. «Questa ferita provoca un grande dolore all’uccello, ma possiamo vedere che egli non è morto, ma è vivo. Questo è un meraviglioso simbolo dell’Ucraina di oggi che è ferita, ma viva», ha osservato il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina commentando il dono simbolico a Papa Leone.

In conclusione dell’incontro, Sua Beatitudine Sviatoslav ha chiesto al Papa la sua benedizione per il popolo ucraino. Papa Leone XIV, da parte sua, ha assicurato la sua costante preghiera e il suo sostegno all’Ucraina.

«Oggi sono giunto da voi da una Kyiv gelata, ma incrollabile — come testimone dell’incrollabilità del nostro popolo», — , mons. Shevchuk a Roma

Domenica 8 febbraio, mons. Shevchuk, Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, ha presieduto la Divina Liturgia nella Basilica minore di Santa Sofia a Roma. Durante la Liturgia il Primate ha conferito l’ordinazione presbiterale al diacono dell’Arcieparchia di Kyiv Daniel Galadza.

Insieme all’Arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, hanno concelebrato Metropolita di Filadelfia Borys Gudziak e Amministratore Apostolico dell’Esarcato in Italia Hryhoriy Komar. Alla Liturgia hanno partecipato anche un numeroso clero proveniente dagli USA, dal Canada e dall’Ucraina.

Alla Liturgia hanno assistito anche il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, Michel Jalakh, O. A. M., segretario del Dicastero per le Chiese Orientali, e Filippo Ciampanelli, sottosegretario del Dicastero per le Chiese Orientali.

Il criterio del giudizio — il servizio della carità

Nella sua omelia, dedicata al passo del Vangelo di Matteo sul Giudizio universale (Mt 25,31–46), Sua Beatitudine Sviatoslav ha sottolineato che questa lettura parla della fine della storia dell’umanità e riguarda non solo i cristiani, ma ogni persona. «Questa lettura non è una parabola, ma una profezia, perché parla di una realtà che tocca ciascuno di noi».

«Tuttavia, ciò che però atterra l’attenzione di un lettore attento — ha proseguito — è la solennità di questa profezia. Oggi il Signore ci parla della sua gloria. L’evangelista dice: ”Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria” (Mt 25, 31). Così il Signore ci rivela la piena e visibile venuta del Regno di Dio e la regalità universale del nostro Signore».

Il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina ha osservato che l’immagine del Giudizio universale non è qualcosa di statico che ci rimanda soltanto agli eventi della fine del mondo. Al contrario, è dinamica, perché ogni giorno si avvicina a ciascuno di noi.

Sua Beatitudine Sviatoslav ha sottolineato che questa lettura rivela i criteri ultimi secondo i quali ogni persona sarà giustificata o condannata. «Non si tratta della conoscenza, delle capacità o dello status sociale, ma di un tipo particolare di servizio — il servizio della carità. Il criterio è aperto a tutti: il servizio della carità al proprio fratello o sorella più piccoli. Infatti il Signore dice: ”Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40)», ha sottolineato Sua Beatitudine.

«Gesù Cristo non si identifica con i potenti di questo mondo, ma con i più piccoli. E proprio ciò che facciamo ai più piccoli diventa il nostro lasciapassare per la gloria celeste. Il Regno di Dio è aperto e vicino a ciascuno, ma siamo noi a scegliere da che parte stare. Ogni nostro atto ci forma e ci dà quelle qualità con cui ci presenteremo davanti al giudizio finale. Questa realtà toccherà tutti noi».

Testimonianza sulla Kyiv incrollabile

Sua Beatitudine Sviatoslav ha proseguito: «Cari fratelli e care sorelle in Cristo, oggi sono giunto da voi da una Kyiv gelata, ma incrollabile — come testimone dell’incrollabilità del nostro popolo».

Ha raccontato la situazione drammatica con cui si scontrano migliaia di abitanti della capitale: «Durante l’inverno più rigido degli ultimi dieci anni, grandi palazzi residenziali di Kyiv, in ognuno dei quali vivono più di tremila famiglie, rimangono senza acqua, luce e mezzi minimi di sopravvivenza».

«Eppure — ha continuato il predicatore — io guardo i volti della resilienza di questo popolo. Domenica scorsa un bambino di cinque anni ha condiviso con me la sua esperienza di vita a Kyiv. Gli ho chiesto: ”Hai freddo a casa tua?” E lui ha risposto: ”Se io vincerò il freddo — l’Ucraina vincerà”».

Un altro esempio della resilienza degli ucraini, ha aggiunto Sua Beatitudine Sviatoslav, è quello degli abitanti di un quartiere di Kyiv che, trovandosi nei punti di riscaldamento, non piangevano per la disperazione ma cantavano e ballavano con la musica. «Questa immagine di persone che gelano, ma cantano e danzano con la musica è già diventata storica e ha stupito il mondo intero», ha affermato il Capo della Chiesa.

«Posso confermare oggi che questa straordinaria resistenza, questa gioia del popolo che ogni notte guarda in faccia la morte, non viene dall’uomo, ma è un dono dello Spirito Santo. E chiunque abbia anche solo un minimo senso cristiano comprende che queste persone sono i fratelli e le sorelle più piccoli di Cristo», ha sottolineato Sua Beatitudine Sviatoslav.

Successivamente l’Arcivescovo maggiore ha affermato che la difficile situazione umanitaria in Ucraina è diventata allo stesso tempo una spinta per aumentare gli aiuti finanziari e le raccolte umanitarie per gli ucraini in tutto il mondo. «Oggi si alza un’ondata di vera solidarietà e carità cristiana. Questa carità non è solo espressione di filantropia umana. È una vera Liturgia cristiana», ha aggiunto Sua Beatitudine Sviatoslav.

Il Capo della Chiesa ha espresso gratitudine a Papa Leone XIV, che ha saputo riconoscere in questa solidarietà lo spirito cristiano che richiama al servizio là dove oggi è presente Cristo. «Se la Liturgia è un servizio pubblico solenne in onore di Dio presente in mezzo al suo popolo, allora questa misericordia è una Liturgia vera e autentica. Siamo sinceramente grati a tutti coloro che hanno saputo riconoscere dove oggi è presente il nostro Signore Gesù Cristo e gli hanno reso una Liturgia vera e autentica», ha concluso Sua Beatitudine Sviatoslav.

Ordinazione presbiterale di Don Daniel Galadza

Durante la Liturgia Sua Beatitudine Sviatoslav ha conferito l’ordinazione presbiterale al diacono dell’ Arcieparchia di Kyiv, Daniel Galadza. Il diacono, di origine ucraina, nato in Canada, è professore del Pontificio Istituto Orientale a Roma e lavora presso il Dicastero per le Chiese Orientali.

Rivolgendosi ai presenti, Sua Beatitudine ha osservato che oggi si sta vivendo un momento particolare di gioia e di festa, poiché il Signore dona alla Chiesa un nuovo sacerdote.

«Nella storia di padre Daniel si rivela il vero volto della nostra Chiesa — ha sottolineato il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina — una Chiesa povera di risorse materiali ma ricca delle sue persone. È stata perseguitata ma è risorta. In Ucraina è una minoranza, ma è significativa per la maggioranza dei cittadini ucraini. Non è locale, ma globale, sui iuris, con una propria identità, storia e tradizioni teologiche e liturgiche».

Rivolgendosi direttamente a Don Daniel, Sua Beatitudine Sviatoslav ha detto: «Oggi sono lieto di venire dalla tua Chiesa‑Madre di Kyiv qui a Roma per introdurti nel sacerdozio eterno di Cristo. E oggi abbiamo ascoltato la Parola del Signore che auspico divenga il motto del tuo ministero sacerdotale: ”Tutto quello che hai fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’hai fatto a me” (Mt 25,40)».

Al termine della Liturgia ha preso la parola di saluto S. Em. Il Cardinale Claudio Gugerotti, Prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali. Ha ringraziato Don Daniel per il suo fedele servizio nel Dicastero, volto a sostenere la Santa Sede nello sviluppo degli scambi culturali e liturgici tra le Chiese Orientali e la Sede Apostolica. Ha augurato al neopresbitero che il suo ministero porti utilità spirituale alle persone e sia sempre fonte di gioia e di pace per tutti coloro che accompagnerà.

Successivamente Sua Beatitudine Sviatoslav ha conferito un’Onorificenza patriarcale alla madre del neopresbitero, Olenka Hanushevska-Galadza, in segno di riconoscenza per la sua lunga e feconda collaborazione con il Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina a Roma. In particolare, Sua Beatitudine l’ha ringraziata per la traduzione in lingua inglese dei suoi videomessaggi quotidiani durante il primo anno della guerra su vasta scala in Ucraina, contribuendo così alla diffusione nel mondo della verità sulle sofferenze del popolo ucraino.

Infine, il neopresbitero Daniel ha espresso gratitudine a tutti coloro che lo hanno accompagnato nel cammino verso il sacerdozio e lo hanno sostenuto nella preghiera, e per la prima volta nel suo ministero ha impartito ai presenti la sua benedizione sacerdotale.

[Fonte e Foto: Chiesa greco-cattolica ucraina]