
Il Rosario del Papa per la pace, “basta pianti di innocenti, basta fughe da casa per le bombe, basta bramosia di potere e violenza delle parole”

La preghiera nei Giardini Vaticani in collegamenti con i Santuari mariani nel mondo. “La pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne è privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni età”, ha detto Leone XIV. “Ognuno può e deve fare la sua parte, cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei social media”. Oggi all’Angelus: “Dio illumini la coscienza dei potenti e orienti le loro decisioni verso una pace giusta e duratura”.
CITTA’ DEL VATICANO, 31 mag – “La pace non è una teoria da verificare in laboratorio, né un’ingenua illusione, né un affare da gestire per interesse. Quando la si ricerca con cuore sincero, essa è piuttosto un impegno quotidiano della nostra vita: scaturisce dalla giustizia e dall’amore, come armonia che unisce le persone, le famiglie, le comunità, i popoli. Anche in questo tempo di tensioni e conflitti, la pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne è privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni età. Tutti costoro hanno sulle labbra una sola parola: pace!”. Sono parole pronunciate da papa Leone XIV nel suo discorso di ieri sera al termine della recita del Rosario per la Pace presso la Grotta di Nostra Signora di Lourdes nei Giardini Vaticani, a conclusione del mese mariano.
“Noi lo sappiamo: la pace è sempre possibile perché è dono di Dio – ha detto il Papa -. Questa pace, la sua pace, ha il volto di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che nella sua vita donata per noi ha riconciliato il cielo e la terra. Come scrive l’Apostolo Paolo: ‘Egli è la nostra pace’ (Ef 2,14): Colui che abbatte i muri dell’inimicizia, che vince l’arroganza con l’umiltà e riscatta dal peccato l’intera creazione”.
“Quando il Signore Gesù è con noi e ci comportiamo da veri discepoli del suo amore, allora lo Spirito Santo può realizzare ciò che appare umanamente impossibile – ha proseguito -. Quando invece ci si allontana da Dio, ci si allontana anche dall’uomo, dal nostro prossimo, restando indifferenti al suo dolore. Ogni volta che ritorniamo al Signore, la sua pace diventa il nostro impegno, secondo i compiti e le responsabilità di ciascuno”.
“La nostra preghiera diventa così missione e profezia – ha affermato -: non dovrà più esserci pianto di innocenti nelle nostre città; nessuno dovrà fuggire dalla propria casa per la minaccia delle bombe; la bramosia di potere e la violenza delle parole lasceranno il passo alla sete di giustizia e di verità”. “Ma ognuno può e deve fare la sua parte, cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei social media“, ha aggiunto.
“Cari fratelli e sorelle, la pace vera inizia in un cuore che ama; viene testimoniata da labbra che pronunciano parole di riconciliazione; si riflette negli occhi che guardano al mondo con mitezza e saggezza. Questa è la vera forza, la forza della verità e dell’amore”, ha concluso il Papa.
Per iniziativa del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo – erano collegati con la preghiera del Pontefice una serie di santuari mariani sparsi nei vari continenti: Santuario della Madre di Dio – Zarvanytsia (Ucraina); Cattedrale di Sayidat al-Najat (Nostra Signora della Salvezza) – Baghdad (Iraq); Santuario de Nossa Senhora Aparecida – Aparecida (Brasile); Cattedrale di Maria Regina d’Arabia – Awali (Bahrein); Shrine of Our Lady of Peace and Good Voyage – Antipolo (Filippine); International Shrine of Jesus Saviour and Mother Mary – Elele (Nigeria); Santuario di Jasna Góra – Czestochowa – (Polonia); Santa Casa di Loreto – Loreto (Italia); International Shrine Our Lady of Knock – Knock (Irlanda); Beata Vergine del Rosario – Fatima (Portogallo); Madonna Regina della Pace – Medjugorje (Bosnia ed Erzegovina); Nostra Signora di Guadalupe – Città del Messico (Messico); Nostra Signora di Lourdes – Lourdes (Francia); Santuario della Mater Misericordiae (Nostra Signora della Porta dell’Aurora) – Vilnius (Lituania); Santuario di S. Charbel Annaya – Byblos (Libano); Gnadenort Altötting – Altötting (Germania); Basilica Santuario dell’Immacolata Concezione – Washington (Stati Uniti d’America); Santuario Basilica Minore “Nostra Signora d’Arabia” – Ahmadi (Kuwait); Pontificio Santuario della B.V. del Rosario – Pompei (Italia).
Oggi all’Angelus, nella festa della Santissima Trinità, Leone XIV ha ricordato che “in questo mese di maggio da tutta la Chiesa si è levata una corale invocazione di pace. Specialmente attraverso la preghiera del santo Rosario, come una catena ininterrotta ha affidato all’intercessione della Vergine Maria i popoli martoriati dalla guerra”. “Possa la divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorità e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura”, ha quindi invocato. Intanto, visto che “la Trinità ci fa amare tutto e tutti”, e noi scopriamo così “che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro”, per contrasto, ha detto il Papa, “comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità”.

Ancora ieri, invece, rivolgendosi nella Sala Clementina alla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice in occasione dell’Assemblea generale e Conferenza internazionale 2026, sul tema “Un mondo frammentato alla ricerca della spiritualità: libertà e pluralismo nella Dottrina sociale della Chiesa”, papa Leone ha ricordato l’impegno costante della Fondazione “nello studio e nell’attuazione della Dottrina Sociale della Chiesa nella società odierna”: e “non è un segreto che questo è un tema che mi è molto caro, per non dire che è una parte essenziale della missione della Chiesa in questo mondo”, mentre “il vostro incontro annuale è coinciso con la recente pubblicazione di Magnifica humanitas“, ha osservato nel suo discorso.
E sul tema della Conferenza ha sottolineato come esso offra “molti punti di riflessione. Anzitutto, riconosce l’infelice situazione in cui si trova attualmente l’umanità mentre viviamo in un’era caratterizzata da guerre e da una crescente polarizzazione, nonché da divisioni culturali e sociali”. Tuttavia, “in mezzo alla fragilità nasce una nuova speranza. Anche se le divisioni sembrano crescere, emerge un comune denominatore che indiscutibilmente ci unisce tutti: la nostra comune umanità”.
Secondo il Pontefice, “ciò che si cela dietro la crisi delle democrazie contemporanee e l’indebolimento del multilateralismo è, di fatto, una crisi antropologica che deriva dall’aver in gran parte dimenticato il Creatore”. Tuttavia, “lungi dal lasciarci prendere dallo sconforto, siamo chiamati a fare la nostra parte, ricordando che ‘la civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione’ (Magnifica humanitas, 213)”.

Per papa Leone, poi, “un altro aspetto della promozione e del lavoro per una vera civiltà dell’amore è il dialogo. Un dialogo fondato sulla verità che riconosce e apprezza la comune umanità di ogni persona”. “Di fatto, tenere presente l’innata dignità di ogni individuo permette di superare l’egoismo e gli interessi particolari in favore del bene comune – ha aggiunto -. Questa stessa dignità fornisce anche il contesto in cui possiamo parlare di un sano pluralismo che riconosce la ricchezza di contributi che giungono dalle persone di origini diverse e che porta alla pacifica coesistenza”.
[Foto: Vatican Media]



