Israele: elezioni più vicine. Herzog, “serve unità e abbassare i toni”

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È lo scontro interno a preoccupare di più gli israeliani. Lo certifica un sondaggio dell’Istituto Agam dell’Università di Tel Aviv: la divisione ha raggiunto livelli «estremamente pericolosi», secondo gli intervistati. «Siamo seduti su una polveriera», ha affermato il presidente israeliano Isaac Herzog aprendo a Gerusalemme la “Conferenza presidenziale per un futuro israeliano condiviso”. «La grande maggioranza del pubblico, il 70%, è però pronta a scendere a compromessi per preservare l’unità, nonostante esista una piccola ma molto pericolosa minoranza che minaccia persino il ricorso alla violenza», ha affermato Herzog, citando il sondaggio.

Un discorso tenuto alla vigilia di due date importanti nel calendario del Paese: il 14 maggio, settantottesimo anniversario dell’indipendenza d’Israele e Yom Yerushalaim, il giorno che nel calendario ebraico celebra la riunificazione di Gerusalemme nel 1967. «Andrò da un capo all’altro del Paese per fare tutto il possibile per abbassare il livello delle tensioni e permettere un dialogo rispettoso nella società israeliana», ha promesso Herzog, citando le elezioni imminenti come momento di particolare pericolo per la tenuta civile. Il ritorno alle urne sarà anticipato rispetto alla scadenza naturale del governo, la fine di ottobre 2026: lo scontro nella coalizione sulla legge per l’esenzione alla leva degli studenti delle yeshivot ha avviato il processo di scioglimento della Knesset e al possibile voto nei mesi estivi. Herzog ha sottolineato l’importanza di non accendere i toni alla vigilia di una lunga campagna elettorale. «In passato abbiamo pagato prezzi terribili a causa della divisione», ha avvertito il presidente israeliano.

Mattarella a Herzog: abbandonare lo stato di guerra permanente in MO, inaccettabili gli attacchi a Unifil

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto ieri sera una telefonata da parte del presidente di Israele, Isaac Herzog. Il colloquio viene definito da fonti del Quirinale “franco e aperto”.
Il presidente Mattarella ha sottolineato, si è appreso, l’urgente necessità di abbandonare in Medio Oriente lo stato di guerra permanente.

Il presidente della Repubblica, nel colloquio con il presidente israeliano Isaac Herzog, ha detto di trovare inaccettabili gli attacchi effettuati nei confronti delle truppe impegnate nel contingente Unifil. Mattarella ha anche sottolineato, si è appreso, la necessità del rispetto del diritto della navigazione nelle acque internazionali. Inoltre, ha ribadito l’impegno determinato della Repubblica italiana contro ogni atto di antisemitismo.

”Ho avuto un’ottima e ampia conversazione questa sera con il Presidente Mattarella. Ci siamo scambiati opinioni sui recenti sviluppi regionali”: lo ha scritto il presidente israeliano Isaac Herzog su X aggiungendo di avere espresso durante il colloquio ”preoccupazione per l’estremo sentimento anti-israeliano – e a tratti antisemita – emerso in alcune frange dell’opinione pubblica italiana, come dimostrano le continue molestie al padiglione israeliano alla Biennale di Venezia, o le proteste contro l’esposizione delle bandiere delle Brigate Ebraiche a Milano”. ”Ho ringraziato il Presidente Mattarella e le autorità italiane per la loro posizione di principio nel condannare questi attacchi e per gli sforzi compiuti per prevenirli”, ha scritto Herzog.

Gli attacchi di Hezbollah

Nel giorno del terzo round di negoziati a Washington tra Israele e Libano, un drone di Hezbollah ha colpito un parcheggio a Rosh Hanikra, al confine, ferendo tre civili, due in modo grave. Nessun allarme era scattato: il drone non era stato rilevato. Le Forze di Difesa Israeliane hanno parlato di «palese violazione degli accordi di cessate il fuoco».

Al tavolo dei negoziati, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter presenta un piano fondato su due punti chiave, riporta la testata israeliana Maariv. Il primo: un processo di disarmo graduale e verificabile di Hezbollah sul terreno, area per area, concordato con la parte libanese. Il secondo: negoziati per una pace piena – confini, ambasciate, visti, turismo – da concludere «nell’arco di pochi mesi», ma condizionati al successo del primo punto. «Nonostante le dichiarazioni di Beirut sulla bonifica del sud del Libano, abbiamo trovato 8.000 razzi, missili e armi, tunnel e basi di Hezbollah ancora attive», ha proseguito Leiter. «Questo gioco è finito». Israele al momento non si impegnerà a un cessate il fuoco pieno, ma potrebbe ridurre le operazioni militari, riporta ynet. Leiter ha anche collegato i colloqui libanesi ai negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran: qualsiasi accordo con Teheran, ha concluso, deve includere la fine del sostegno alle milizie regionali che attaccano Israele.

[Fonti: Moked/Pagine Ebraiche, ANSA; Foto: Moked/Pagine Ebraiche]