
LA TESTIMONIANZA / La “radicale mitezza” di mons. Nogaro, non ideologo ma “uomo del Vangelo”

Parla a Tra Cielo e Terra lo storico della Chiesa Sergio Tanzarella, per trent’anni collaboratore del vescovo scomparso. “A Sessa Aurunca e a Caserta abbiamo vissuto l’anticipazione di quello che avremmo poi visto fare a Papa Francesco”.
Di Antonella Palermo
Mai compiaciuto, anticlericale, schierato dalla parte dei “fracassati dalla storia”. Ieri, 9 gennaio, nel duomo di Caserta, di cui era vescovo emerito e dove volle restare a vivere anche dopo la conclusione del suo incarico episcopale, si sono celebrate le esequie di monsignor Raffaele Nogaro, morto all’età di 92 anni. Friulano di origine, fu pastore per vent’anni in Campania, in una delle zone più abbandonate all’incuria e alla camorra. Tra i più forti sostenitori della canonizzazione di don Peppe Diana, che definiva “martire della libertà”, trasformò la curia in un centro permanente di soccorso umano. Fino agli ultimi giorni della vita la sua voce si è levata a difesa dei diritti degli oppressi, contro la “mostruosa iniquità delle azioni di Trump e della sua corte di ferventi cattolici”. Parole del professor Sergio Tanzarella, ordinario di Storia della Chiesa alla Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, collaboratore di Nogaro per oltre trent’anni, curatore per l’editore Il Pozzo di Giacobbe di quasi tutti i suoi libri, tra cui l’ultimo “L’amore supera la verità”.
L’eredità umana e spirituale del vescovo il professore l’aveva tracciata già due anni fa, in occasione dei novant’anni di Nogaro, in un prezioso libretto di carattere scientifico curato con il contributo di diversi colleghi e che evidenziava, fin dal titolo, la “radicale mitezza” del presule approfondendo alcuni dei punti nodali del suo servizio pastorale, dalle questioni sui migranti a quelle sull’ambiente, e relative al grande tema guerra-pace.
“Più in generale, quello che allora emergeva con chiarezza, è che ciò che avevamo vissuto a Caserta negli anni ‘90 e a Sessa Aurunca negli anni ‘80, in realtà era solo l’anticipazione di quello che avremmo poi visto fare a Papa Francesco. Noi abbiamo cercato anche di mostrarlo su un piano teologico: che la teologia di Nogaro coincideva con molti dei punti di Bergoglio, a partire dalla rottura dei protocolli e di come questo si riverberava nell’annuncio del Vangelo. Tutti i temi già enunciati – precisa Tanzarella a Tra Cielo e Terra -, compreso quello della legalità e della lotta per la giustizia sociale, sono stati declinati da Nogaro a partire non da un’ideologia ma dall’essere prete della Chiesa Cattolica, uomo del Vangelo”.
Nogaro, dunque, non come fautore di un pauperismo sterile, ma come persona che si è seduta, parole che Tanzarella ha mutuato da don Lorenzo Milani, alla “cattedra della povertà” dalla quale, aggiunge, “nessuno può essere smentito”. Per lui, ricorda ancora il professore, si trattava di “una pura, con tutte le cautele, ascesi. Era una povertà vissuta come condivisione: nulla tenere per sé. Il che significava anche la rinuncia alla dimensione del potere come privilegio. In questo Nogaro è stato straordinario maestro nell’abbandono di tutti quei segni del potere che considerava caduchi ed effimeri, votandosi invece soltanto alla causa della vicinanza completa a tutti gli esseri umani”. Il suo studio era infatti sempre aperto, tutti vi potevano accedere indistintamente, senza nessun appuntamento. Un episcopato dinamico, insomma, fatto di continue visite agli ammalati, in casa o in ospedale, dopo aver percorso a piedi in talare l’intera città.
Il suo contrasto ai nazionalismi, spiega Tanzarella, si manifestò a partire dalla prima guerra del Golfo fino alla grande crisi della Jugoslavia. Il monito era sempre lo stesso: il diniego totale dell’acquisto e dell’uso delle armi e soprattutto della “retorica militaresca che allora cominciava a farsi strada, oggi ne siamo completamente intrisi. La parola di Nogaro era inequivocabile: rifiuto di qualsiasi identificazione con l’Occidente armato o addirittura con il chiamare in causa, come è stato nei secoli passati, Dio per giustificare la guerra. Nogaro ha dato una prova esemplare, ripeto, sin dalla prima guerra del Golfo fino alle varie cosiddette missioni di pace, fino all’orrore che hanno vissuto in questi ultimi anni sia l’Ucraina che Gaza”.
In Nogaro il dialogo si esprimeva con un’attitudine all’ascolto e all’accoglienza senza cadere nella trappola dei facili scambi di favori. Disponibilità ed empatia senza compromessi. “Questo ha sconvolto molte persone perché un certo riduttivismo portava a interpretare le sue posizioni come preconcette o partigiane. L’unica appartenenza che può essere riconosciuta a Nogaro è l’appartenenza a Cristo e di conseguenza alla Chiesa e questo ovviamente non fa distinzioni di persone”, scandisce Tanzarella.
“Questo non significa negare il conflitto, ma ricondurlo nella ragionevolezza delle posizioni che possono dialogare fra di loro. Per esempio, valeva nel campo delle relazioni con l’universo musulmano, almeno quello che è qui in loco nella presenza di migranti, o con lo stesso mondo ortodosso, per quello che può essere presente qui, ma anche e soprattutto con quelli che dichiaravano di non avere alcuna fede. Non erano preclusi, anzi trovavano in lui un’inclinazione all’amicizia che suscitava molte meraviglie, soprattutto in quegli anni, parliamo degli anni ‘90, quando le contrapposizioni, anche violente, sembravano essere l’unica strada”.
Ma la profezia di Nogaro si estendeva a un tema ritenuto dal professor Tanzarella tutt’altro che accessorio: quello della donna. Per lui “era il tema principale. Negli ultimi tempi diceva che la vera riforma della Chiesa sarebbe stata il riconoscimento della centralità delle figure femminili. Non era un’esaltazione di maniera – precisa -, non era una riserva di nuove ‘quote rosa’, ma era il sottolineare l’urgenza che una dignità e una reciproca parità dovessero essere riconosciute all’interno della Chiesa. Purtroppo lo faceva molto soffrire, in qualche modo lo scandalizzava, il fatto che ancora non si fosse arrivati a ricomporre questa frattura secolare”.
[Foto d’archivio]



